Carcere di Prato, spaccio e aggressioni: microtelefoni, droga portata con droni e pacchi, violenze
Nuova centrale di approvvigionamento e spaccio nella quarta sezione, leader un 25enne. Le novità emerse dalla collaborazione di due detenuti
mercoledì 11 febbraio 2026 10:58
Una "illegalità endemica", così è definita dalla Procura di Prato la situazione che continua a caratterizzare la struttura carceraria La Dogaia di Prato, a cominciare dal flusso di droga e di telefoni strumentale alla gestione del traffico di stupefacenti.
Secondo quanto si apprende della Procura, la quarta sezione del Reparto di Media Sicurezza è divenuta la nuova centrale di approvvigionamento e spaccio su larga scala di cocaina e hashish dell'istituto La Dogaia e il leader, punto di riferimento dell'attività delittuosa, è risultato essere, alla stregua delle risultanze investigative, un detenuto 25enne nato a Roma, che sarebbe impegnato nel progetto di colmare il vuoto creatosi a seguito dell'esecuzione delle perquisizioni e dei sequestri disposti all'interno della struttura carceraria nei mesi scorsi.
Il giovane è risultato organizzare il procacciamento dello stupefacente con l'utilizzo di microtelefono, che consente l'accesso alla rete internet e l'uso di molteplici applicazioni quali WhatsApp e Telegram, rivolgendosi a fornitori esterni che per trasportare i quantitativi di droga impiegano droni, in grado di sorvolare il carcere e di portare in aree accessibili ai detenuti (all'esterno o all'interno del carcere) le ordinazioni, riuscendo a far entrare anche 40-50 grammi di cocaina e 2-300 grammi di hashish per volta, secondo gli elementi emersi.
Il detenuto si avvarrebbe anche di altri canali di procacciamento della droga come l'invio di pacchi destinati ad altri detenuti, con all'interno pantaloni dove viene nascosto lo stupefacente avvolto in carta stagnola, inserito nella cinta, e del trasporto in seno al carcere da parte dei soggetti con i quali effettua i colloqui. Si avvale di più galoppini: due napoletani, rispettivamente, di 40 e 35 anni, e di due tunisini, di 23 e 34 anni.
Uno spettro consistente di consumatori e il notevole costo dello stupefacente venduto nel circuito carcerario consente lauti guadagni, spiega la Procura. Il 25enne risulterebbe curare i pagamenti con strumenti elettronici. Nei confronti di coloro che non pagano il prezzo, viene fatto ricorso alla violenza. Le aggressioni vengono commissionate dal leader, punto di riferimento dell'approvvigionamento e dello spaccio, ad altri detenuti, che vengono anche ricompensati con quantitativi di droga ceduti.
La nuova articolazione dell'attività delittuosa e la fiorente rete di spaccio - venutasi a creare a seguito dell'operazione su larga scala del giugno 2025 e del novembre 2025, che ha arginato altre centrali di smercio e approvvigionamento radicate in seno ad altre sezioni del carcere (l'ottava e la sesta), è stata ricostruita sulla base della collaborazione di due detenuti, che, sebbene destinatari di violenze e minacce, per non aver adempiuto ai debiti contratti, imprigionati dalla paura di essere assassinati, hanno trovato il coraggio di rivolgersi alla polizia penitenziaria e alla Procura per cercare di salvare la vita: uno di origini brasiliane di 20 anni e l'altro di nazionalità marocchina di 33 anni, destinatari di atti di violenza e di tentativi di estorsione.
Nei confronti di entrambi, chiarisce la Procura, si sono adottate le necessarie misure di protezione a salvaguardia della loro incolumità, con richieste di trasferimento in altre strutture penitenziarie al Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria e al Provveditorato per la Toscana e l'Umbria.
Le investigazioni si sono nutrite dell'apporto degli appartenenti al Nucleo Investigativo Regionale della Polizia Penitenziaria (NIR), che segue dall'origine il consistente sforzo delle articolate indagini.
Dalla nottata sono in corso le attività di perquisizione, ispezione e sequestro nella quarta sezione e in alcune camere di sicurezza della quinta sezione, da parte degli appartenenti al NIR, coadiuvati da esponenti della Polizia Penitenziaria del carcere di Prato, del Comando Provinciale dei Carabinieri di Prato e della Squadra Mobile di Prato.
Le investigazioni espletate per la Procura rivelano plurime necessità - già rappresentate al Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria - per neutralizzare o, comunque, contenere il diffondersi dell'illegalità in seno alla struttura carceraria. Innanzitutto, si legge nella nota a firma del Procuratore Luca Testaroli, munire la struttura carceraria pratese di telecamere e di reti anti lancio che coprano l'intero perimetro della casa circondariale e tutte le finestre delle camere di detenzione occupate dai detenuti, per neutralizzare l'impiego di droni e ostacolare l'apprensione dall'interno del carcere, dall'area del passeggio e dalle camere di pernottamento portati dai droni. La cocaina, l'hashish, i telefoni cellulari e le armi, infatti, vengono trasportate dai droni normalmente all'interno di plichi abbandonati a ridosso della struttura carceraria o nell'area del passeggio.
Inoltre, sarebbe necessario per la Procura munire l'istituto di sistemi antidrone e di personale in quantità adeguata a garantire un compiuto servizio di vigilanza armata per prevenire il sorvolo degli stessi. Importante l'impiego di riprese continuative con collocazione di telecamere, l'intensificazione dei controlli sui comportamenti dei detenuti all'interno della struttura e nei loro movimenti. Emerge, poi, l'esigenza di schermare la struttura in modo da impedire l'utilizzo della rete internet e di quella telefonica dall'interno della struttura carceraria per impedire l'impiego delle utenze cellulari, che continuano a essere impiegate illegalmente da più detenuti.
Inoltre, è emersa l'esigenza di sottoporre a controlli sanitari, con esami radiologici (lastre), i detenuti permessanti e chi si reca al lavoro esterno al rientro in carcere, nonché di controllare, con la strumentazione tecnica appropriata e il continuativo impiego di cani antidroga, i plichi in arrivo e i soggetti che si recano ai colloqui per neutralizzare l'impiego di detti canali per introdurre lo stupefacente, che viene anche ingerito in ovuli, e gli apparecchi telefonici.
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