Solidarietà in musica per la Gkn, il concerto davanti alla fabbrica

'La nostra è una lotta gioiosa ma feroce per difendere il lavoro'

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domenica 29 agosto 2021 09:46

Si ri-accendono le luci sul palco davanti alla Gkn. Un altro concerto solidale davanti allo stabilimento, dopo lo spettacolo che vide Piero Pelù, Stefano Massini e altri artisti sul palco il 28 luglio, con e per i lavoratori in lotta contro il licenziamento collettivo, quei lavoratori e quelle lavoratrici che le luci le stanno tenendo accese dal 9 luglio, senza lasciare la fabbrica, che "è casa nostra e da qui non ce ne andiamo".


In tanti hanno risposto all'invito del Collettivo di Fabbrica, "Siateci", per il concerto di ieri sera, sabato 28 agosto, che ha visto alternarsi sul palco quattro gruppi, dalla Banda Bassotti ai Malasuerte.

 

"Venite qua con noi a testimoniare la chiusura della nostra resistenza d'agosto, a guardare in faccia il settembre che arriva, magari cantando a squarciagola e in allegria. Per stigmatizzare ogni paura, ogni manovra, ogni debolezza, per stringersi ancora una volta insieme. Con la serenità di chi sa che sta facendo il proprio dovere, che è quello di insorgere. Perchè, come dice una nota canzone: aspetti che piova, tanto l'acqua ti bagna e va, che tanto l'aria si deve cambiare. Appunto, l'aria si deve cambiare".


C'è da mangiare, da bere, da cantare e da applaudire nella serata organizzata dai lavoratori. Ci sono bambini, giovani, giovanissimi, anziani. Ci sono i cori, "Siamo tutti Gkn".


Dal palco interviene Dario Salvetti del Collettivo di fabbrica. "Il cerchio della solidarietà, della lotta e della mobilitazione si allarga e continuerà ad allargarsi, ma non c'è nulla di male ad avere paura, noi abbiamo paura, quando sei abituato ad avere un contratto a tempo indeterminato, a pagare affitto e mutuo, non sei abituato a pensare a non saper pagare le spese della scuola dei tuoi figli, pensi che siano problemi che non ti riguardano. E invece riguarda anche noi e questo fa paura. Abbiamo paura di non essere all'altezza di questa sfida, questa è una lotta gioiosa, ma feroce, la vittoria di questa fabbrica in Italia non può permettersela nessuno, nè le multinazionali, nè Confindustria, e faranno di tutto per farci desistere. La paura deve diventare un'arma per trasformarsi in lotta. Dobbiamo realizzare che se noi abbiamo paura anche loro iniziano ad avere paura di quello che sta accadendo qua, perché se una fabbrica resiste e smaschera le loro menzogne iniziano ad avere paura e a chiedersi fin dove vogliamo arrivare. Ci offrono sussidi per diventare disoccupati mentre noi difendiamo il lavoro, siamo gli unici interessati a far andare la fabbrica meglio di prima. Qua inizia un paese nuovo e diverso".  

 

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