Carcere di Prato, droga e telefoni alla Dogaia: indagini su morte e violenze tra detenuti
La Procura aggiorna sui sequestri e sui procedimenti per estorsioni e violenze sessuali. Tre indagati per la morte del 32enne ad agosto, concluse le indagini su altre 21 persone
venerdì 09 ottobre 2026 10:35
Telefoni nascosti nei bagni delle celle e persino in un’asciugatrice, droga introdotta attraverso i colloqui e il rientro dai permessi. Ma anche aggressioni, estorsioni e violenze sessuali. È il quadro descritto dalla Procura di Prato nell’aggiornamento sulle indagini che riguardano il carcere della Dogaia, diffuso l’8 ottobre.
Sul fronte dei sequestri, il comunicato riferisce di tredici telefoni cellulari. Tra settembre e ottobre, otto apparecchi sono stati trovati nelle sezioni di Alta e Media sicurezza: alcuni erano nascosti in cavità ricavate nei muri e nei pavimenti dei bagni, altri in una cella e nel vano delle scale. Gli ultimi due sono stati scoperti l’8 ottobre nell’asciugatrice di un’area comune della nona sezione di Alta sicurezza.
Altri cinque telefoni sono stati sequestrati il 19 settembre a un familiare di un detenuto trasferito da Prato a Padova. A un altro familiare dello stesso detenuto è stata sequestrata una carta di credito che, secondo gli investigatori, veniva utilizzata per la compravendita di droga alla Dogaia.
Il 15 settembre un familiare in procinto di entrare per un colloquio è stato trovato con 7,4 grammi di hashish nascosti sotto la lingua. Ulteriori sequestri hanno riguardato 3,14 grammi di hashish in possesso di un familiare di un altro detenuto e 0,3 grammi nella cella del detenuto trasferito a Padova.
La morte del detenuto: tre indagati
La Procura ha aggiornato anche sulle indagini per la morte del detenuto nigeriano di 32 anni, avvenuta il 5 agosto 2026 dopo una colluttazione nella cella della settima sezione che condivideva con altri tre uomini.
I tre compagni di cella, due albanesi e un italiano, sono indagati per omicidio preterintenzionale. L’autopsia ha stabilito che il decesso è stato provocato da uno shock emorragico dovuto alla rottura del fegato, causata dalla violenza subita. Sul corpo erano presenti segni di colpi, soprattutto agli arti e all’addome.
Estorsioni e droga: concluse le indagini su 21 persone
Sono state concluse le indagini nei confronti di 21 persone per fatti risalenti al 2025, ricostruiti anche grazie alla collaborazione di diversi detenuti.
Secondo la Procura, in due episodi alcuni detenuti sarebbero stati costretti con minacce e violenze a introdurre droga recuperata durante i permessi all’esterno. Sono state ricostruite anche due aggressioni ai danni di altri detenuti.
Le indagini riguardano inoltre l’ingresso di sostanze attraverso pacchi postali, colloqui con i familiari e ovuli nascosti, oltre che al rientro dai permessi. La droga sarebbe stata destinata alla vendita in più sezioni del carcere.
Un altro procedimento ha portato a cinque sentenze di condanna nei confronti di detenuti che possedevano illegalmente telefoni cellulari.
Due processi per violenza sessuale
Sono in corso i processi per due casi di violenza sessuale, risalenti al settembre 2023 e al gennaio 2020.
Nel primo, un detenuto di 32 anni è accusato di aver costretto più volte il compagno di cella a subire atti sessuali con violenze fisiche e la minaccia di tagliargli la gola con un rasoio.
Nel secondo, due detenuti di 36 e 47 anni sono accusati di tortura, violenza sessuale di gruppo e gravi lesioni ai danni di un uomo alla prima esperienza in carcere. Secondo l’accusa, la vittima sarebbe stata sottoposta per giorni a percosse, minacce e ripetute violenze sessuali, riportando una costola fratturata, altre gravi lesioni e conseguenze psicologiche.
Sovraffollamento e richieste di intervento
La Procura segnala 646 detenuti, numerose celle occupate da quattro persone e un progressivo sovraffollamento, oltre a episodi di assenteismo del personale.
Per contrastare l’ingresso di droga e telefoni e gli episodi di violenza, torna a chiedere al Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria sistemi antidrone, reti protettive sopra il carcere, più personale per la vigilanza e sistemi per impedire l’utilizzo delle reti telefoniche e di internet dall’interno. Tra le richieste figurano anche controlli sanitari, con esami radiologici, sui detenuti che rientrano dai permessi, per individuare eventuali ovuli di droga ingeriti.
Le indagini sono condotte con il contributo del Nucleo investigativo regionale della polizia penitenziaria di Firenze e della polizia penitenziaria di Prato. Per la morte del 32enne partecipano anche la Squadra mobile e la polizia scientifica.
La responsabilità delle persone indagate e imputate dovrà essere accertata nei rispettivi procedimenti, nel rispetto della presunzione di non colpevolezza.
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