Cellulari e droga in carcere, la nuova tecnica con fionda e lenza da pesca

La ricostruzione della Procura: trovati cellulari murati e panetti di droga

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martedì 24 marzo 2026 10:55

Una nuova tecnica di approvvigionamento di droga all'interno del carcere La Dogaia di Prato. È quanto riferisce la Procura pratese in merito ai fatti dello scorso martedì 17 marzo 2026.

 

E' stato infatti sorpreso un soggetto mimetizzato nella vegetazione che, ventre a terra, da una distanza di circa 50 metri dalla cinta del carcere, ha lanciato, con una fionda rudimentale, una lenza da pesca. In particolare, mentre stava legando un pacco alla lenza per consentire a detenuti all'interno del carcere di recuperarlo, tirando il filo, sono intervenuti due appartenenti alla polizia penitenziaria che sono riusciti a neutralizzare il raggiungimento dell'obiettivo.

 

Alla vista degli operanti, il fornitore si è dato alla fuga ed è stato individuato il plico, al cui interno vi erano due panetti di hashish, un involucro contenente altra tipologia di sostanza verosimilmente stupefacente, nonché due telefoni cellulari (uno dei quali un mini smartphone), nonché il telefono cellulare posto nella sua disponibilità. Tali oggetti sono stati sequestrati.

 

Il numero non adeguato di personale non ha consentito di bloccare il fuggitivo, spiega la Procura. Sabato 21 marzo 2026 invece, intorno alle 17,30, sono stati individuati, nell'intercinta dell'istituto, due panetti di hashish del peso complessivo di 100 grammi, oggetto di un lancio dall'esterno del carcere da parte di un altro soggetto, che si è poi dileguato. I panetti sono risultati inseriti all'interno di due involucri: uno rinvenuto sul muro perimetrale, l'altro all'interno del carcere nelle immediate adiacenze del muro.

 

Lunedi 23 marzo 2026, intorno alle ore 17,30, venivano invece rinvenuti e sequestrati due dispositivi elettronici presso il Reparto Alta Sicurezza, in seno alla IX sezione. Nella specie, un detenuto condannato per plurimi delitti, quali estorsione, furto e associazione di tipo mafioso, è stato sorpreso all'interno della camera di pernottamento intento a utilizzarlo, effettuando una videochiamata, continua la Procura.

 

Il secondo dispositivo veniva rinvenuto all'interno di una camera detentiva occupata da tre detenuti, occultato nel muro, spento e privo di scheda sim. Sarebbe dunque emersa una modalità di occultamento dei cellulari che vengono murati da parte dei detenuti per occultarli ed eludere i controlli anche con le apparecchiature elettroniche. "La collaborazione da parte dei detenuti continua a rivelarsi particolarmente fruttuosa e si auspica che tale atteggiamento si incrementi per rendere ancora più efficace le attività investigative in corso proiettate a ripristinare il controllo di legalità in detta struttura detentiva", conclude la Procura.

 

 

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Immagine di repertorio

 

 

 
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