Aggressione con machete all’ingresso di un ristorante: arrestato un 42enne per tentato omicidio

La vittima è sopravvissuta grazie alla reazione difensiva e al tempestivo intervento dei carabinieri

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venerdì 02 ottobre 2026 17:21

Un’aggressione con un machete all’ingresso di un ristorante nel cuore della Chinatown di Prato, una vittima ferita e un arresto per tentato omicidio. È quanto ricostruito dalla Procura della Repubblica di Prato nell’ambito di un’attività investigativa ancora in corso.

 

Il Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Prato, su richiesta della Procura, ha disposto la custodia cautelare in carcere nei confronti di un cittadino cinese di 42 anni, originario della provincia del Fujian, ritenuto responsabile del tentato omicidio di un connazionale di 37 anni, anch’egli originario della stessa provincia cinese.

 

I fatti risalgono al 28 settembre 2026, poco dopo le 15.30, all’ingresso di un ristorante in via Filzi. Secondo la ricostruzione investigativa, il 42enne avrebbe raggiunto improvvisamente la vittima e l’avrebbe aggredita ripetutamente con un machete, colpendola inizialmente alla testa e successivamente in altre parti del corpo. La vittima sarebbe riuscita a contenere i fendenti, prima di cadere a terra. A quel punto, secondo quanto ricostruito dagli investigatori, l’aggressore avrebbe continuato a colpirla con testate al volto e sbattendole ripetutamente il capo contro il pavimento.

 

Durante l’aggressione sarebbe intervenuto anche un secondo uomo, un cittadino cinese originario del Fujian, che avrebbe affiancato l’aggressore brandendo una roncola e minacciando le persone presenti. In questo modo, secondo gli investigatori, avrebbe impedito o comunque ostacolato l’intervento dei presenti, consentendo al 42enne di proseguire l’azione.

 

La scena dell’aggressione è stata ripresa da un filmato. La vittima ha riportato lesioni da arma da taglio alla testa e agli arti superiori ed è stata soccorsa e trasportata in ambulanza all’ospedale Santo Stefano di Prato. A consentire all’uomo di sopravvivere, secondo quanto riferito dalla Procura, sono state la sua reazione difensiva e la tempestività dell’intervento dei carabinieri.

 

Sul luogo dell’aggressione è stato rinvenuto e sequestrato il grosso machete utilizzato nell’attacco. Nelle immediate vicinanze è stata inoltre trovata la roncola che, secondo gli investigatori, sarebbe stata utilizzata dall’altro indagato.

 

Le successive perquisizioni all’interno del ristorante hanno portato anche al ritrovamento di sostanze stupefacenti: 37 grammi di ketamina, occultati in una scatola all’interno del cassetto del registratore di cassa, e quattro pasticche di ecstasy, trovate su un vassoio.


La vicenda presenta inoltre un precedente giudiziario che coinvolge gli stessi due uomini, con i ruoli che questa volta si sarebbero invertiti.

 

Secondo quanto ricostruito dalla Procura, la persona destinataria dell’odierna misura cautelare era stata in passato condannata per reati riconducibili alla criminalità organizzata comune. In particolare, era stata ritenuta promotrice di un’organizzazione criminale dedita alle estorsioni a Prato, negli anni intorno al 2009. Da una successiva ordinanza cautelare erano inoltre emersi elementi ritenuti indicativi di un possibile coinvolgimento dell’uomo, anche in epoca più recente, in ambienti criminali.

 

La vittima dell’aggressione del 28 settembre, invece, era stata condannata a otto anni di reclusione per tentato omicidio proprio ai danni dell’attuale destinatario della misura cautelare. Il riferimento è a un episodio avvenuto la sera del 24 gennaio 2021, quando l’uomo aveva sparato quattro volte a distanza ravvicinata contro il suo aggressore all’interno di una tavola calda-rosticceria di Prato. Anche in quell’occasione la vittima era riuscita a sopravvivere. La vicenda giudiziaria si è conclusa definitivamente nel febbraio 2024, quando la Corte di Cassazione ha confermato la condanna.

 

Secondo la ricostruzione contenuta negli atti, dopo l’agguato il ferito era stato curato da un medico cinese, che all’epoca non aveva denunciato il fatto, mentre il responsabile del delitto si era rifiutato di indicarne il nome.

 

A distanza di oltre cinque anni, il 28 settembre scorso, i due si sarebbero quindi ritrovati nuovamente coinvolti in un episodio di violenza, questa volta con ruoli opposti rispetto a quelli del 2021.

 

La Procura sottolinea come l’esecuzione della misura cautelare e il tempestivo intervento delle Forze dell’ordine abbiano consentito di intervenire rapidamente dopo l’aggressione.

 

Il procedimento penale si trova tuttavia nella fase delle indagini preliminari. La responsabilità degli indagati dovrà pertanto essere accertata nelle successive fasi processuali e gli stessi devono essere considerati innocenti fino a eventuale sentenza definitiva di condanna.

 

 

 
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