Moda e pelletteria, il settore resta in difficoltà: confronto a Firenze
Quasi 47mila addetti nell’area fiorentina. Segnali di assestamento ma la ripresa non è ancora consolidata
giovedì 12 febbraio 2026 10:30
La Città Metropolitana di Firenze ha promosso, mercoledì 11 febbraio a Palazzo Medici Riccardi, un incontro del tavolo dedicato alla pelletteria di alta qualità e lusso. Attorno al tavolo rappresentanti del settore, associazioni di categoria, sindacati e sindaci del territorio. Presenti la sindaca metropolitana Sara Funaro, l’assessore regionale all’Economia Leonardo Marras e la sindaca di Scandicci Claudia Sereni, consigliera metropolitana delegata al Lavoro.
Nel corso dell’incontro Nicola Sciclone, direttore di Irpet, ha illustrato i dati più recenti sull’andamento del lavoro nel comparto moda nell’area fiorentina, contenuti nello studio “Il settore moda, a che punto è la crisi?” firmato da Donatella Marinari e Nicola Sciclone.
Il sistema moda rappresenta un pilastro dell’economia metropolitana, con quasi 47.000 addetti, pari al 52% della manifattura locale. La pelletteria conta oltre 21mila occupati, seguita dagli accessori metallici (10.558) e dall’abbigliamento (8.244). Il 94% degli addetti della pelletteria è concentrato nel Sistema Locale del Lavoro di Firenze. Scandicci si conferma il principale polo, con 7.909 addetti, pari al 38% del totale metropolitano.
Secondo Sciclone, “il comparto della moda entra nel nuovo anno con segnali di difficoltà meno marcati rispetto al picco negativo osservato nel trimestre che precede la crisi, però i segnali di ripresa non sono ancora estesi a tutti gli indicatori economici e non hanno un'intensità tale da farci presagire una rapida e consistente inversione di tendenza".
La sindaca metropolitana Sara Funaro ha parlato di una fase di assestamento critico: “dopo il primo incontro del tavolo nel 2025, il settore affronta una fase di assestamento critico. Siamo di fronte a una decelerazione strutturale: non si tratta di una crisi passeggera, ma di una dinamica che impone un ridimensionamento dei volumi produttivi rispetto ai livelli del passato. Questa stasi è alimentata da un’instabilità politica internazionale che condiziona pesantemente i flussi commerciali. Mi riferisco in particolare alla situazione negli Stati Uniti, dove l'applicazione di nuove tariffe doganali — stabilizzate intorno al 15% — ha introdotto oneri significativi per le nostre imprese. Se a questi dazi sommiamo la volatilità del cambio euro-dollaro, l'aggravio complessivo per l'export verso il mercato americano è diventato un ostacolo concreto che blocca gli ordini e costringe le aziende a rivedere i propri margini.”
E ha aggiunto: “Per affrontare questa situazione, la risposta istituzionale, a mio parere, dovrebbe articolarsi su due direttrici principali. In primo luogo, la difesa del know-how tramite una gestione oculata degli ammortizzatori sociali; in secondo luogo, la sfida europea: dobbiamo contrastare la concorrenza sleale — specialmente per i prodotti e-commerce sotto i 150€ che eludono i controlli doganali — e spingere per la semplificazione burocratica necessaria a chi esporta.”
Claudia Sereni ha evidenziato che “Il 2025 è stato l'anno più nero, per il 2026 si prospettano nuove strategie globali per grandi marchi e vedremo piano piano tornare anche le nuove collezioni. È un settore che ribadisce di voler rimanere in Italia, di voler investire in Toscana". Secondo Sereni "c'è un tema fortissimo di ricaduta che è quello sulle quantità, quindi sui volumi".
Sul futuro delle aziende ha aggiunto che queste “hanno dimostrato una fortissima resilienza, sono anni che attendono, quello che noi abbiamo compreso è che non c'è da aspettare neanche un anno. Ad esempio - dice Sereni - Gucci, che è il nostro motore di lavoro, sta facendo una nuova collezione: a febbraio sarà terminata quindi partirà nei primi mesi dell'anno" e "Kering farà qui un meeting con gli investitori ad aprile, dunque non abbiamo davanti anni. Siamo su quel limite di ripresa dove i piccoli continueranno ad avere una prospettiva nera davanti a sé".
Sereni ha inoltre sottolineato come “I numeri illustrati da Irpet ci dicono che per adesso la contrazione dell'occupazione non si è tradotta automaticamente in un aumento dei licenziamenti. Il lavoro è stato piuttosto sospeso, congelato, attraverso un ricorso sempre più forte agli ammortizzatori sociali. Una strategia difensiva che ci racconta un sistema produttivo in attesa, impegnato a resistere, nell'attesa di una riorganizzazione e di una ripartenza che anche noi, attraverso questo tavolo, vogliamo contribuire a promuovere".
Per Confindustria Toscana Centro e Costa, la vicepresidente Azzurra Morelli ha spiegato che “Anche i dati presentati oggi confermano che siamo di fronte a difficoltà sistemiche che si sono unite al cambiamento dei modelli di consumo. Tutti elementi che, come Confindustria, stiamo attentamente monitorando per accompagnare una filiera che si è scoperta più fragile, con vulnerabilità strutturali su cui dobbiamo rapidamente intervenire; perché non basterà l’inversione della congiuntura a riportare la macchina ai pieni giri degli anni passati”.
Morelli ha indicato alcune priorità: “Ci sono poi alcune priorità di sistema; come la necessità di supportare le aziende nello sviluppo imprenditoriale e manageriale in un’ottica multibrand. Favorire la creazione di aggregazioni per sfruttare sinergie e bilanciare gli andamenti di mercato. Contrastare ogni forma di lavoro irregolare per garantire condizioni di lavoro giuste e una competizione equa; e questa è una questione fondamentale. Poi c’è il supporto alle strategie di internazionalizzazione delle imprese, per diversificare i mercati target e trovare nuove opportunità commerciali.
Tutte priorità su cui stiamo lavorando come Confindustria Toscana Centro e Costa con un progetto strategico di re-ingegnerizzazione della filiera che coinvolge le imprese piccole e grandi. Ma, accanto a questo - conclude Azzurra Morelli- ci sono anche le urgenze, che vanno dalla liquidità delle aziende a nuove risorse per la cassa integrazione, fino alla definizione di un attento sistema di monitoraggio sull’utilizzo dei bandi da parte delle aziende”.
I sindacati Cgil, Cisl e Uil Firenze, insieme alle categorie del settore moda, hanno dichiarato: “I dati forniti oggi da IRPET durante il convegno alla Città Metropolitana di Firenze ci preoccupano e confermano l’allarme che abbiamo lanciato in questi mesi. Ancora siamo di fronte ad una situazione di forte crisi, in particolare sui livelli occupazionali.”
E hanno ricordato lo sciopero unitario di un anno e mezzo fa, ribadendo la richiesta di impegni precisi da parte delle imprese sulla tutela dei volumi produttivi sul territorio, sulla legalità nelle filiere e sulla difesa dell’occupazione: “Chiediamo quindi alle istituzioni di riconvocare i tavoli chiedendo alle griffes e al sistema di rappresentanza delle imprese di prendere, nei prossimi progetti industriali, impegni precisi sul mantenimento dei volumi nel nostro territorio, l'impegno senza tentennamenti per la legalità nelle filiere, e per qualificazione complessiva del distretto e delle condizioni di lavoro. Queste saranno le tematiche che le Ooss porteranno al confronto nei prossimi tavoli di discussione previsti e su cui chiederanno coerenza rispetto all'impostazione annunciata dai vari soggetti economici del distretto.”
Foto di Antonello Serino
