Coronavirus nel mondo, parla Tommaso: da Montemurlo a Madrid. L’intervista

'Per la prima volta il silenzio in strada e la qualità dell’aria, che qua normalmente è nefasta, mi ricordano quella del mio paese'

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lunedì 06 aprile 2020 18:00

Una Firenze deserta, silenziosa che sta lottando, grazie al personale sanitario, una battaglia mondiale contro un nemico silenzioso.

 

Abbiamo chiesto ai fiorentini che vivono all’estero cosa stanno vivendo nelle loro attuali città così abbiamo parlato con Tommaso, originario di Montemurlo, che vive in Spagna da quasi 15 anni, da 10 a Madrid.

 

Perché ti sei trasferito?

Come tanti della mia generazione, mi sono trasferito a Barcellona per motivi di studio al secondo anno di Università e poi ho scelto di restare.

 

Qual è la situazione a Madrid?

Per la prima volta in una settimana in Spagna sono diminuiti i decessi dovuti a Covid-19 ed i casi di guarigione sono in aumento. Mi aggrappo come molti a questi dati. Madrid é stato uno dei principali focolai del Coronavirus della penisola iberica e la risposta dei cittadini é stata ottima, anche se forse, non del tutto immediata. Una progressiva privatizzazione del settore sanitario e ospedaliero ha provocato un taglio severo alla ricerca e alle infrastrutture che in un momento come questo si sono viste sottoposte a uno sforzo incredibile.

 

Nel panorama che stiamo vivendo, in una delle regioni più popolate d'Europa, la decisione di tutti i partiti é stata quella di collaborare. Lo scorso 16 marzo, con l’inizio della quarantena, è stato dichiarato lo stato di allarme in tutto il paese e nel giro di neanche una settimana le unità di terapia intensiva degli ospedali della capitale si sono riempite fino al collasso.

 

Nella stessa settimana sono stati costruiti ospedali temporanei a ridosso dei più grandi centri sanitari, le cliniche private sono state assorbite dalla gestione pubblica e i padiglioni della Fiera di Madrid messi a disposizione per la ricezione ed il trattamento dei casi più lievi.


Nel frattempo, luoghi pubblici come palestre, il "Palacio de Hielo" di Madrid e di Majadaonda e la struttura che avrebbe dovuto ospitare l'Istituto Anatomico Forense di Madrid (costruito nel 2005 nell'ambito della costituzione di una ipotetica e gigantesca "Città della Giustizia", ma mai terminata), tutti sono stati adibiti a obitorio temporaneo in seguito al collasso del sistema funerario cittadino.

 

Come reagisce la popolazione? Che percezione c'è del virus?

Diciamo che in questa situazione, senza precedenti agli occhi di molte generazioni, non ci sono state grandi contestazioni alle misure di sicurezza imposte dal Governo. Durante il confinamento conoscere i dettagli sulla percezione della popolazione é più difficile, siamo tutti quanti in mano ai mezzi di comunicazione più influenti che forniscono tutti i dati sul virus e sull’evoluzione. Io poi attualmente sono in malattia, a casa da quasi un mese, per aver avuto febbre e mal di gola la settimana del 9 di marzo, sette giorni prima che in Spagna si decretasse la quarantena. 

 

Come vedi la situazione in Italia?

Credo che in Italia si stia facendo tutto ciò che è possibile per frenare i contagi. Ho potuto osservare da vicino, grazie anche alla mia famiglia e agli amici in Italia, cosa stava succedendo fin dall'inizio della pandemia, prima che arrivasse qua in Spagna. La quarantena, i decreti, gli stati delle terapie intensive ma anche le reazione dei cittadini all’isolamento. Diciamo che ho vissuto i due “arrivi” e oggi seguo l'evoluzione nei due paesi.

 

Come stanno vivendo nella tua città di origine? 

Devo riconoscere che sono fortunato perché i miei familiari e i miei amici stanno bene e non ci sono stati numerosi casi vicini. E’ molto diverso vivere questa situazione da una città o da un paese, come Montemurlo. Credo che un contesto più piccolo permetta di ossigenarsi di più anche se il sentimento di solitudine, come nel caso degli anziani, può essere maggiore. Io ho la fortuna di vivere a Madrid in un appartamento che mi permette vedere edifici che di notte assomigliano sempre di più ad alveari illuminati. 

 

Ti manca la tua città? 

Per la prima volta il silenzio in strada e la qualità dell’aria, che qua normalmente é nefasta, mi ricordano quella del mio paese. La mia città si, in certi aspetti mi manca, come immagino a molte persone che vivono in una città diversa da quella in cui sono nate. Dicono che più avanziamo con gli anni e più questo sentimento di mancanza cresce. Staremo a vedere. 

 

Hai un appello ai fiorentini?

Forse direi quello che direi ai madrileni: basta con i tagli alla sanità e alla ricerca. Ribadirei anche alcuni appelli già lanciati come quello di comprare, se possibile, nel piccolo negozio sotto casa per aiutare il commercio locale. In numerose metropoli, come nel caso di NYC per esempio, sono stati lanciati appelli di Istituzioni culturali sull'importanza dell'uso di applicazioni come "my bodega" che servono per aiutare i cittadini agli acquisti in negozi di alimenti vicini alla propria casa, in modo da favorire la loro sopravvivenza in questo momento così complicato.

 

 

Jessica Chirli

 

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