Famiglie in scena: 'Sabato, domenica e lunedì' alla Pergola, 'Le Dieu du carnage' a Rifredi

Dalla tradizione napoletana alla ferocia contemporanea: alla Pergola il capolavoro di Eduardo, al Nuovo Rifredi Scena Aperta il 'salotto del massacro' di Yasmina Reza

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sabato 07 febbraio 2026 10:32

Doppio appuntamento per le sale del Teatro della Toscana che spazia dalla tradizione napoletana alla ferocia contemporanea, per vivere il teatro come specchio (spesso scomodo) delle nostre relazioni più intime.

 

Al Teatro della Pergola, dall’11 al 19 febbraio, Teresa Saponangelo e Claudio Di Palma sono i protagonisti di Sabato, domenica e lunedì di Eduardo De Filippo, regia di Luca De Fusco. Il celebre rito del ragù si trasforma in un’indagine profonda e ironica sulle gelosie e i silenzi di una famiglia borghese, in un equilibrio perfetto tra commedia e dramma. Lo spettacolo sarà poi al Teatro Era il 21 e 22 febbraio.

 

Un ritorno all’intramontabile commedia di Eduardo De Filippo, scritta nel 1959, che intercetta il nostro tempo, in equilibrio perfetto tra acuta ironia e crescente conflittualità, esplorando i meccanismi delle relazioni parentali che si agitano attorno a un pranzo domenicale. A dare vita a questo interno domestico è la compagnia di interpreti guidati da Teresa Saponangelo (nel ruolo di Rosa) e Claudio Di Palma (interprete di Peppino), con cui De Fusco scandaglia le contraddizioni familiari attraverso una regia nitida e fedele all’originale, svelando la profonda umanità e tenerezza dei personaggi, che troveranno poi nella riconciliazione un simbolo di compattezza di fronte alle difficoltà.

 

Come dichiara lo stesso De Fusco: «La famiglia De Piscopo è una vera famiglia, compatta e affezionata ai propri rituali. Ci commuove perché sa curare le proprie ferite e tiene alla salute del gruppo come a un valore. Le donne, com’è giusto che sia, non preparano più la camicia e i calzini ai mariti e non dedicano più ore e ore alla preparazione del mitico ragù. Quella famiglia si reggeva però su un equilibrio, che non abbiamo ancora ritrovato. Rileggendo questo capolavoro ci viene da rimpiangere più l’equilibrio perduto che l’anticipazione dei futuri conflitti. Ed emerge forse il rimpianto di Eduardo per una famiglia “normale”, da lui mai avuta».

 

Al Nuovo Rifredi Scena Aperta, il 12 e 13 febbraio, va in scena Le Dieu du carnage di Yasmina Reza, diretto e interpretato da Antonio Zavatteri. In questo “salotto del massacro”, due coppie di genitori tentano di risolvere civilmente un bisticcio tra figli, finendo per scatenare una guerra verbale spietata che sgretola ogni maschera di perbenismo.

 

Le Dieu du carnage è un testo che ritrae un interno borghese parigino dove “regna un’atmosfera compunta cordiale e tollerante” che ben presto si esaspera virando su toni crudi e feroci. La dinamica è quella di una doppia coppia di genitori che hanno appena fatto conoscenza e si incontrano per cercare di risolvere – da persone adulte e civili quali essi ritengono di essere – una questione che inizialmente pensano di minimizzare: una lite scoppiata ai giardinetti tra i rispettivi figli di undici anni. Ma, a poco a poco, le maschere di benevolenza, tolleranza, buona creanza, correttezza politica, apertura mentale e dirittura morale si sgretolano. E sotto quelle maschere appare il ghigno del nume efferato e oscuro che ci governa sin dalla notte dei tempi: il dio del massacro, appunto.

 

La presente edizione porta la firma di Antonio Zavatteri. In scena un quartetto di attrici e attori raffinato e affiatato, proveniente dalla Scuola di Genova: Francesca Agostini, Andrea Di Casa, Alessia Giuliani e lo stesso Antonio Zavatteri. Scena candida e disegno luci di Nicolas Bovey (noto per aver conquistato, nel corso delle stagioni i più importanti premi teatrali); costumi minimalisti firmati da Anna Missaglia, che alterna lavori tra prosa e lirica, anche a livello internazionale.

 

Le Dieu du Carnage (2006) ha vinto i più importanti premi internazionali (Prix Molière e Tony Award) e sbancato i botteghini di tutto il mondo, a partire da Parigi, Londra e New York. L’autrice ha una sapienza unica nel cogliere e ritrarre gli squarci dei veli che ricoprono la barbarie delle creature umane. In scena due coppie di genitori di due ragazzi che non compaiono mai in scena, Bruno Houllié e Ferdinand Reille: Ferdinand ha colpito in faccia, con un bastone, Bruno.

 

 

 
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