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'Pessoa. Since I Have Been Me', lo spettacolo di Robert Wilson in prima mondiale alla Pergola

Lo spettacolo commissionato dal Teatro della Pergola di Firenze e dal Théâtre de la Ville di Parigi

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domenica 04 febbraio 2024 14:46

E' la partnership tra il Teatro della Pergola di Firenze e il Théâtre de la Ville di Parigi, che data ormai dal 2018, e quello tra i loro direttori, Marco Giorgetti ed Emmanuel Demarcy-Mota, ad aver generato la commissione fatta a Robert Wilson per uno spettacolo su Fernando Pessoa.

 

Tutto parte dal lavoro sull’Attrice e l’Attore Europei, volto alla costruzione di una figura di performer capace di superare confini e barriere linguistiche e di inserirsi in cast multinazionali: lavoro iniziato nel febbraio 2023 e ampiamente sperimentato con l’inserimento di attori italiani e africani nel cast dell’iconico Ionesco Suite da Ionesco diretto da Demarcy-Mota, rappresentato tra Firenze, Sibiu, Parigi e il Camerun. Inoltre, dal lavoro sulla poesia che le due istituzioni hanno portato avanti grazie anche al percorso delle Consultazioni poetiche.

 

Pessoa scelto partendo dal fatto che il 2024 è l’anno del Portogallo, che festeggia mezzo secolo dalla Rivoluzione dei Garofani che riportò la democrazia nel Paese dopo anni di dittatura.

 

Robert Wilson ha accolto con entusiasmo l’idea lanciata da Firenze e Parigi, e il Teatro della Pergola ha ospitato dal 16 al 27 gennaio la prima fase delle prove di Pessoa. Since I Have Been Me, il primo momento di corale creazione dello spettacolo che debutterà a Firenze il 2 maggio, e resterà in scena fino al 12 maggio. La frase “Since I have been me” si inspira a un frammento de Il libro dell’Inquietudine di Pessoa. Fa parte del titolo e verrà quindi mantenuta in inglese, ma per dare un senso della traduzione possiamo dire che si avvicina a “Da quando sono io”.

 

Nel nome del progetto sull’Attrice e l’Attore Europei lo spettacolo è in lingua inglese, portoghese, francese e italiana, idiomi rispecchiati anche dalle diverse provenienze del cast: è portoghese Maria de Medeiros, volto conosciutissimo di cinema e teatro; brasiliano è Rodrigo Ferreira, franco-brasiliana Janaína Suaudeau; francese di radici africane Aline Belibi; italiana (e proveniente dalla Scuola ‘Orazio Costa’ della Pergola) Sofia Menci, italiano di lunga residenza francese Gianfranco Poddighe, italo-albanese Klaus Martini.

 

Spiega il regista Robert Wilson: "Mi è stato chiesto di lavorare su Fernando Pessoa dal Teatro della Pergola e dal Théâtre de la Ville di Parigi, ma a essere onesto non conoscevo molto bene i suoi scritti e la sua vita. Ho cominciato a studiarlo e a capirlo. È un progetto che è venuto da me, non un progetto che sono andato a cercare. L'idea che fosse una coproduzione, che ci fossero attori provenienti da Paesi differenti, con background culturali differenti, uno spettacolo in varie lingue, mi è sembrato giusto per Pessoa. Pessoa era un uomo fatto di tante diverse persone, un portoghese cresciuto in Sud Africa. Mi è sempre sembrato un uomo molto solitario, anche nella sua immaginazione, nella maniera in cui la sua immaginazione si muoveva. Sto lavorando a questo progetto insieme allo scrittore americano Darryl Pinckney, con cui lavoro da tanti anni. In qualche maniera c'è un parallelo bizzarro tra la maniera in cui scrive e pensa Darryl, che mi ricorda Pessoa. Quando comincio a lavorare, la prima cosa che faccio è illuminare lo spazio. Comincio con la luce. Anche se non so ancora quale sarà il testo o la situazione, comincio con la luce. Ho studiato architettura e il mio primo giorno il professore disse: “Studenti, cominciate con la luce!” È stata come una martellata nella mia testa. “Cominciate con la luce.” Molto spesso in teatro qualcuno scrive un testo, si fa la regia, si cominciano le prove e solo a ridosso dello spettacolo si pensa alle luci. Vi siete chiesti, invece, cosa succede se si comincia con le luci? La prima domanda è: “Quale è la luce?” Una volta creato lo spazio, comincio a riempirlo. Il mio lavoro è questo: una costruzione di tempo e spazio. Niente di più. È una costruzione astratta che ha a che fare con cosa vedo e cosa ascolto. La ragione per cui facciamo teatro come artisti è quella di porre delle domande. “Che cosa è?” Non si tratta di dire: “È questo.” Da una parte cerchiamo di rispettare il maestro, in questo caso Pessoa, ma non vogliamo diventare schiavi del maestro. Bisogna allontanarsi, prendere le distanze. Veniamo al titolo, Pessoa. Since I have been me. Per prima cosa, un titolo è un titolo. Per esempio, quando ho fatto Einstein on the beach nello spettacolo non c’è mai Einstein che sta sulla spiaggia, era solo il titolo. Non bisogna interpretare il titolo. In Giorni felici di Samuel Beckett si apre il sipario e c’è una tragedia in corso, in realtà. Mai interpretare il titolo. Ciò detto, è comunque qualcosa che rimane nella testa del pubblico. È una maniera di iniziare. Qualunque cosa tu possa pensare, è reale. Lo spettacolo è pieno di molte idee. Pessoa come tutti noi è pieno di molti personaggi. Quindi una maniera di approcciare questo lavoro è cercare di capire come trattare questo prisma di personalità. Al principio vi è una persona che è vestita come se fosse Pessoa, poi arriva la compagnia intera e sono tutti vestiti come Pessoa. E già in questo gruppo che sembra composto da tanti Pessoa cominciamo a intravedere i diversi personaggi. Nella mia testa c’è un prisma con tutte le diverse personalità, i diversi aspetti di Pessoa".

 

Afferma Tommaso Sacchi, Presidente della Fondazione Teatro della Toscana: "L’idea di portare in scena la figura e l’opera di Fernando Pessoa nasce dalla feconda partnership tra il Teatro della Pergola e il Théâtre de la Ville di Parigi. Bob Wilson ha accolto con entusiasmo l’opportunità di questa nuova creazione avvalendosi di un cast multi-nazionale attorno a uno degli scrittori più importanti e misteriosi del Novecento, sulla scia degli omaggi dedicati in passato a Sigmund Freud, Daniil Kharms e Vaclav Nižinskij, solo per citarne alcuni. Teatro della Pergola e Théatre de la Ville, Firenze e Parigi, dunque, ancora una volta insieme per affermare il ruolo decisivo del teatro nel contribuire alla coesione tra città, in un’ottica di diplomazia culturale che dall’Italia con il Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia, lo Stabile di Bolzano e altri coproduttori in via di definizione, guarda alla relazione con l’Europa e anche con gli altri continenti. Il teatro vuole incidere nella visione dello spazio pubblico, essere momento presente nella vita della città".

 

Afferma Marco Giorgetti, Direttore Generale della Fondazione Teatro della Toscana: "Nell’esistenza di ogni complessa macchina teatrale ci sono periodi in cui si concentrano i risultati dei molteplici percorsi di cui è fatta la tessitura delle attività e del lavoro quotidiano di chi li abita, momenti in cui si realizza pienamente e quasi si rivela, talvolta imprevedibilmente, l’identità di un Teatro, lo spirito di un luogo, rendendolo riconoscibile e segnandone la storia. L’inizio di questo anno 2024 è esattamente uno di questi periodi, con l’avvio delle prove dello spettacolo di Bob Wilson su Pessoa. Since I have been me, coproduzione con il Théâtre de la Ville di Parigi e teatri nazionali e internazionali, tappa fondamentale della ricerca condivisa sull’Attrice e l’Attore Europei, che ha portato interpreti provenienti dai vari percorsi formativi a entrare nel cast dello spettacolo Ionesco Suite, oltre qualsiasi frontiera linguistica, fino all’apertura di un nuovo rapporto con l’Africa. Una scelta fortemente condivisa con Emmanuel Demarcy-Mota, Direttore del Théâtre de la Ville, e con i partner degli Stabili di Trieste e di Bolzano, nel solco dei principi della Carta 18-XXI, che è una chiamata all’impegno per il mondo dell’arte sui temi dell’ambiente, dell’educazione, del ruolo della scienza, e un sistema di valori sul quale si sviluppa il rapporto fra il Teatro della Pergola e il Théâtre de la Ville, proiettandolo in una dimensione ulteriore, realmente immaginativa di un futuro, ricostruendo i ponti ideali e i collegamenti che da tempi inimmaginabili connettono Francia e Italia, Firenze e Parigi. Pergola spazio totale in un costante intreccio di arti e mestieri, di dialogo fra le arti e di vera pluridisciplinarità, sempre praticata come naturale fra musica, teatro, danza, arte figurativa e plastica, passando dallo sport, con i primi incontri della nobile arte, la boxe, il pattinaggio, i mondiali di scherma. Fino al culmine del tempo fra la fine degli anni ’70 e l’inizio degli anni ’80, quando Firenze si è trovata al centro di una eccezionale confluenza di personalità e di Maestri, da Kantor a Costa a Eduardo, divenendo per essi un laboratorio teatrale senza precedenti. Come oggi per Wilson e con Wilson".

 

 
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