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Ex Gkn, gli operai hanno passato la notte in Palazzo Vecchio. La protesta va avanti

I lavoratori da ieri pomeriggio in Consiglio comunale. La seduta è stata sospesa e loro annunciano di restare ad oltranza

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martedì 15 novembre 2022 11:31

Avevano detto che sarebbero rimasti ad oltranza, se non avessero ottenuto risposte e novità importanti sulla loro vertenza, ed è quello che hanno fatto. Gli operai dell'ex Gkn di Campi Bisenzio (ora Qf) hanno passato la notte in Palazzo Vecchio, tra i banchi del Consiglio comunale, che è sospeso dal pomeriggio di ieri. 

 

"Siamo venuti a rivendicare la nostra dignità qua. Dicono che si chiami "comune" perché è la casa di tutte e tutti. Noi siamo in consiglio comunale. Non ce ne andiamo senza novità risolutive sulla vertenza. Ad oltranza qua", così avevano annunciato le proprie intenzioni ieri, dalla pagina del Collettivo di fabbrica. Occupare il Consiglio comunale per non farlo con strade e mezzi pubblici. "Ci abbiamo pensato bene a quali proteste fare. Non toccheremo l'agibilità delle strade o dei mezzi usati da chi va a lavorare".

 

Decine di lavoratori sono entrati ieri pomeriggio in Palazzo Vecchio, stazionando tra i corridoi e il Salone dei Duecento, dove era riunito il Consiglio comunale, mentre fuori altri operai e solidali con la lotta sono rimasti in presidio fino a notte fonda.

 

La seduta del Consiglio comunale nel corso del pomeriggio è stata sospesa dal presidente dell'assemblea Luca Milani, e risulta tuttora sospesa, non chiusa, come deciso da Milani, modalità che permette che le aule non debbano essere sgomberate dalla polizia municipale.

 

Alcuni consiglieri, Palagi e Bundu di Spc e Sparavigna del Pd, insieme al presidente Milani, sono rimasti tutta la notte insieme ai lavoratori. Nottata che è passata senza tensioni, tra il Salone dei Duecento e altri spazi del Palazzo. E la protesta va avanti.

 

In mattinata si è tenuto un incontro tra i lavoratori e il sindaco di Firenze Dario Nardella.

 

"Abbiamo incontrato con il presidente del Consiglio comunale e con l'assessore Albanese la delegazione dei lavoratori Gkn - ha detto il sindaco Nardella - Siamo arrivati a questa conclusione, è necessario un nuovo piano industriale perchè finora le proposte avanzate dalla nuova proprietà sono insoddisfacenti e troppo generiche, ci aspettiamo senza condizioni che l'azienda si renda disponibile ad accettare un confronto su un nuovo piano industriale che sarà sollecitato dalla nostra amministrazione in riferimento a nuovi eventuali investitori, che possano essere interessati alla riconversione dello stabilimento di Campi. Ci aspettiamo che l'azienda riveda le dichiarazioni che ha fatto in queste ultime ore creando i presupposti per abbassare i toni del confilitto, riconosca, al contrario di quanto ha datto, che ci sia un ruolo attivo delle istituzioni e delle associazioni di categoria, perché qui nessuno è stato lasciato solo, tantomeno il signor Borgomeo e l'azienda che rappresenta. Ci aspettiamo che venga rispettato l'accordo quadro, in tutti i supi aspetti, che è stato firmato dalle organizzazioni sindacali e dalla nuova proprietà. Ci aspettiamo che vengano messi in funzione tutti gli ammortizzatori sociali, contestualmente alla procedura per la valutazione di un nuovo piano industriale, su questo sia noi che l'azienda stessa dobbiamo insistere perché il Governo si prenda l'impegno per garantire gli ammortizzatori sociali. Ovviamente abbiamo chiesto ai lavoratori la piena disponibilità a favorire la ripresa di un percorso davanti all'ipotesi di un nuovo piano industriale, con tutte le opportune azioni inclusa quella di poter accedere allo stabilimento e verificare le potenzialità di un nuovo progetto per lo stabilimento stesso. Ci aspettiamo che l'azienda paghi ai lavoratori tutto quanto dovuto, in riferimento all'accordo quadro e al trattamento economico complessivo dei dipendenti.

 

Da Nardella l'invito ad abbassare i toni. "Infine ci aspettiamo anche un rispetto reciproco, non ci siano accuse, dobbiamo abbassare i toni. Per quanto riguarda la presenza a Palazzo Vechcio, il presidente del Consiglio comunale ha un canale diretto con i lavoratori per capire come si svilupperà la protesta che si sta realizzando in Palazzo Vecchio".

 

Ma quello che attendono i lavoratori è un gesto concreto e risolutivo, nel quadro di una vertenza che va avanti da sedici mesi. Alle 15.30 è convocata la Conferenza dei Capigruppo, dove sarà deciso l'esito della seduta, ovvero se continuare a tenerla aperta o chiuderla.

 

Emanuele Cocollini (Gruppo Centro), vice presidente vicario del Consiglio comunale, ha infatti annunciato l'intenzione di chiudere la seduta. "Sono assolutamente solidale con i lavoratori - dice - ma ho espresso fin da ieri sera la mia totale contrarietà alla violazione del regolamento che ha di fatto permesso e legittimato l’occupazione del Salone dei Duecento di Palazzo Vecchio. Un episodio gravissimo che lede le istituzioni e crea un precedente che difficilmente potrà essere sanato".


"Su richiesta della maggioranza dei capigruppo dell’opposizione ho appena richiesto al Presidente Milani la convocazione urgente delle Conferenza dei Capigruppo per capire quale sia la situazione e come si intenda andare avanti, anche perché non è stata comunicata dal Sindaco e dal Presidente Milani nessuna decisione che intendono assumere. Ho annunciato, fin da subito, infine, che quando arriverà il mio turno alla presidenza della seduta mi atterrò scrupolosamente al regolamento verificando il numero legale ed in sua assenza dichiarando immediatamente chiusa la seduta".

 

Dichiarazioni a cui rispondono Dmitrij Palagi e Antonella Bundu, consiglieri di Sinistra Progetto Comune. "Dopo quasi 24 ore dall'apertura della seduta di ieri, il Consiglio comunale deve rimanere sospeso e non chiudersi. Perché solo poco fa il Sindaco è venuto in Palazzo Vecchio a incontrare il Collettivo di Fabbrica. Però non ha portato nessuna soluzione, solo un impegno, magari apprezzabile (non ne conosciamo i dettagli), ma privo di riscontri concreti. Non ci sottraiamo alla richiesta di una conferenza dei capigruppo, ma lì torneremo a ribadire la corretta decisione del Presidente, sostenuto da tutto il Consiglio, escluso il solo voto contrario di Cocollini. E proveremo a ricordare quanto sia sbagliato ridurre a una questione di regolamento una vicenda politica che riguarda la vita delle persone, la loro dignità, il futuro lavorativo e quello dei nuclei familiari".
 

"Al Vicepresidente ricordiamo che le regole servono a garantire il funzionamento della democrazia e della società, non ad imporre atteggiamenti repressivi che tolgono spazio ai conflitti, che vanno riconosciuti , mai censurati, proprio per i valori di libertà a cui spesso si richiama. Il Salone de' Dugento continui ad essere la casa di Firenze e di questa vertenza, fino a che il Comune, la Regione e il Governo non sapranno dare un segnale vero al Collettivo".

 

 

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