Coronavirus, Rossi: 'In arrivo 94mila mascherine sicure, tra certificate e testate'

Il sindacato autonomo degli infermieri: 'Chiediamo l’intervento dei NAS per far rispettare le prescrizioni di legge negli ospedali toscani'

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domenica 15 marzo 2020 16:01

La carenza di mascherine è un argomento al centro delle cronache, e delle polemiche, e che coinvolge anche la Toscana. Il presidente della giunta regionale Enrico Rossi spiega: “Le mascherine della Protezione civile sono in attesa di validazione da parte dell’Istituto superiore della sanità. Ma siamo in emergenza sanitaria ed occorre distribuire in questo momento tutto quello che abbiamo. Sto comunque preparando un atto, assieme agli esperti dell’unità di crisi, per il corretto uso dei dispositivi”. Sarà un vademecum che classificherà le mascherine in base all’efficacia e dirà quale utilizzare per ogni circostanza.

 

“Per quel che riguarda la Regione Toscana – prosegue e tranquillizza Rossi - attraverso Estar distribuiremo nella sola giornata di oggi 94 mila dispositivi sicuri, certificati o testati. Si tratta di 40 mila mascherine a marcatura CE, idonee dunque a tutti gli effetti, e di 54 mila autoprodotte in Toscana in tessuto non tessuto a triplo strato e con elastico, già testate dal dipartimento di chimica dell’Università di Firenze, di qualità certamente migliore rispetto a quelle della Protezione civile nazionale e che riceveranno secondo le procedure la validazione dell’Istituto superiore di sanità nelle prossime ore”.

 

Ieri erano già state distribuite 39.500 mascherine ‘made in Tuscany” di ugual tipo e 95.300 della protezione civile nazionale.

 

“Non è comunque il tempo delle polemiche – conclude Rossi – e a tutti gli operatori sanitari inviamo il nostro ringraziamento ed apprezzamento per il grande lavoro che svolgono ogni giorno. Il nostro impegno è massimo per consentire loro di continuare a lavorare in sicurezza e tranquillità. In questo modo, tutelando anzitutto la salute dei lavoratori, siamo certi che arriveremo fino in fondo e ce la faremo”.
 

Da Giampaolo Giannoni, responsabile regionale del sindacato autonomo degli infermieri Nursind, arriva un appello: “Mancano le mascherine, a Careggi si chiede agli infermieri a riutilizzare i dispositivi monouso e in altre parti della Toscana si invitano addirittura a fabbricarle con la carta da forno. Chiediamo l’intervento dei NAS per far rispettare le prescrizioni di legge negli ospedali toscani. Oggi registriamo il primo caso di contagio da Covid-19 tra le nostre fila – aggiunge – ma era solo questione di tempo, considerato il fatto che siamo in prima linea da settimane senza che ci abbiano dotati delle necessarie precauzioni”.

 

“In diversi presidi ospedalieri toscani – denuncia Giannoni – per mancanza di dispositivi gli infermieri sono costretti a utilizzare una sola mascherina per turno (mattina, pomeriggio, notte) e a riutilizzarla almeno tre volte: si chiede esplicitamente al personale di lasciare le mascherine usate – che dovrebbero essere monouso – in un apposito sacchetto, per inviarle a sterilizzare. O addirittura si invitano gli infermieri a lavarle a casa con acqua calda e sapone”.

 

“Succede nell’Azienda Ospedaliera Universitaria di Careggi – sottolinea il segretario regionale Nursind - così come in altre strutture dell’Asl Toscana Centro. Nell’area di competenza dell’Asl Toscana Nord Ovest si arriva addirittura a raccomandare l’uso di mascherine artigianali realizzate con carta da forno come valido sostituto in mancanza dei dispositivi certificati. Anche il personale del Servizio di Emergenza Urgenza del 118 viene inviato con la sola mascherina chirurgica, assolutamente insufficiente per la protezione dal virus, quando si riscontrano sospetti casi positivi. Tutto ciò in palese violazione della legge: nell’art. 34 del protocollo firmato ieri si chiarisce che i dispositivi sanitari devono essere validati dal Consiglio Superiore di Sanità”.

 

“Ulteriore aggravante: per il personale sanitario non è previsto il tampone, anche se è entrato in contatto con una persona risultata positiva al Covid-19, né è prevista la quarantena finché non manifesta i sintomi della malattia. E’ assolutamente paradossale che il Governo garantisca condizioni molto più sicure a chi lavora in fabbrica e in altri stabilimenti produttivi, rispetto a chi combatte in prima linea contro la pandemia nelle strutture ospedaliere. Ma almeno le disposizioni di legge vengano rispettate dalle direzioni regionali: chiediamo l’intervento dei NAS nelle strutture sanitarie toscane, a partire dall’Ospedale di Careggi”.

 

 

 

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