Probabile zona arancione, la parole di Confartigianato e Ristoratori Toscana

Le parole del Presidente Alessandro Sorani e di Pasquale Naccari

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mercoledì 10 febbraio 2021 16:32

"Il ritorno in zona arancione sarebbe drammatico. Siamo fortemente preoccupati, soprattutto ora che si intravedono piccolissimi stimoli di ripresa. La questione non è più solo economica, ma anche psicologica: alzare il bandone e chiudere con questa frequenza, con un valzer estenuante di colori, sta diventato stressante e disarmante. Si rischia di perdere davvero la speranza nel futuro”. Questo è il commento di Alessandro Sorani, presidente di Confartigianato Imprese Firenze, sul probabile inasprimento delle misure anti-contagio e la conseguente chiusura al pubblico di ristoranti e bar.

 

“I dati di contagio molto spesso non riguardano il mondo dell’impresa che si conferma essere un luogo sicuro - continua Sorani -  I ristoratori e gli imprenditori hanno investito soldi ed energie per mettere in sicurezza i loro locali, sarebbe folle continuare a non premiare questi sforzi. Ci auguriamo che se davvero la zona arancione diventasse certa, ci siano almeno ristori certi e concreti. Le attività di ristorazione animano le città, le rendono vive, e in una situazione drammatica come quella attuale hanno tutti gli strumenti per continuare a farlo in sicurezza”.

 

Non si è fatta attendre neanche la nota di Ristoratori Toscana. “Il modello Toscana diventi il modello Italia. Il nuovo Governo deve superare ed eliminare il sistema a semaforo. Da cinque settimane siamo in zona gialla e il numero di contagi è rimasto comunque sotto controllo. Tutte le indagini dimostrano che i ristoranti sono luoghi sicuri: non ci sono prove scientifiche che non lo siano”. E' il commento di Pasquale Naccari, portavoce Tni- Tutela Nazionale Imprese e presidente di Ristoratori Toscana, sul probabile inasprimento delle restrizioni e la chiusura al pubblico di bar e ristoranti.

 

“Non sono accettabili ulteriori restrizioni dopo un anno dallo scoppio della pandemia. E' assurdo che in tutto questo tempo non siano ancora state trovate le misure che possano permettere ai locali di rimanere aperti. La chiusura delle nostre attività non è la soluzione ma solo una scorciatoia. Un'indagine pubblicata da un pool di scienziati in Lombardia evidenzia lo scarso impatto dei pubblici esercizi nella creazione di focolai: 3/4 avvengono in casa, il resto a lavoro o in altri luoghi. Solo lo 0,8% nei locali – prosegue Naccari -. Quindi non ha senso tenerci chiusi. Soprattutto considerando che sia noi che i nostri fornitori sono sottoposti a protocolli che sono tra i più rigidi di Europa. Il sistema a fasce di colore non fa altro che penalizzare poche categorie tra cui la nostra: quella della ristorazione e della somministrazione, uno dei settori che sta soffrendo maggiormente. A questo punto è evidente che chi si ostina ad andare in questa direzione vuole distruggere la nostra categoria. Le istituzioni se vogliono salvare migliaia di posti di lavoro devono aiutarci e soprattutto smettere con queste politiche allarmistiche. Ripeto: i nostri locali sono sicuri e possono rimanere aperti sia il giorno che la sera”.

 

 

 

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