Desertificazione commerciale, diminuiscono i negozi in Toscana. A Firenze calo più contenuto

L'analisi di Confcommercio, che mette in campo il progetto Cities per sostenere il commercio di prossimità

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sabato 14 marzo 2026 18:32

Rafforzare le politiche di rigenerazione urbana e sostenere il commercio di prossimità”. Per il direttore di Confcommercio Toscana Franco Marinoni è questa la medicina alla desertificazione commerciale in Toscana, fenomeno che emerge nuovamente dell’ultima edizione dell’Osservatorio “Città e demografia d’impresa” realizzato dall’Ufficio Studi di Confcommercio. L’analisi prende in esame l’evoluzione delle imprese dal 2012 al 2025 nei 122 comuni medio-grandi italiani, tra cui tutti i capoluoghi di provincia toscani, mettendo a confronto l’andamento delle attività nei centri storici con quello delle altre aree urbane. 

 

Il quadro che emerge conferma come tutte le principali città della Toscana abbiano registrato una contrazione del numero di negozi tra il 2012 e il 2025, seppur con intensità diverse. Le perdite più consistenti si registrano a Massa, che si colloca al 18esimo posto nella classifica nazionale con un calo del 31,6%, seguita da Livorno al 28esimo posto con -29,8% e Pistoia al 29esimo posto con -29,5%. Subito dopo si trova Arezzo, al 38esimo posto tra i 122 comuni monitorati, con una diminuzione del 28,8% delle attività commerciali. Anche Lucca registra una contrazione significativa, al 40esimo posto con -28,5%, mentre Grosseto si colloca al 50esimo posto con -26,9%. In coda Pisa, che si posiziona al 61esimo posto con -26,2%.

 

“La riduzione dei negozi nei centri storici in Toscana è un segnale che non possiamo ignorare. Per contrastare questo fenomeno, quest’anno Confcommercio propone una serie di interventi nell’ambito del progetto Cities, che punta a rafforzare le politiche di rigenerazione urbana e a sostenere il commercio di prossimità - spiega Marioni – Collegare in modo più stretto urbanistica e sviluppo economico, riconoscere le imprese di vicinato come attori del governo urbano, dotarsi di strumenti permanenti di monitoraggio del tessuto commerciale e avviare strategie per recuperare e riattivare i locali sfitti, anche attraverso iniziative temporanee e nuove forme di utilizzo degli spazi”.

 

Nel panorama toscano Firenze è tra le città che registrano la perdita più contenuta, pur restando in territorio negativo. Il capoluogo regionale si colloca infatti al 98esimo posto nella graduatoria nazionale, con una riduzione del 21,9% delle attività commerciali. Subito dopo si trova Siena, al 99esimo posto con -21,7%, mentre Prato è tra le città con la contrazione più limitata in Toscana, al 104esimo posto con -20,0%. Parallelamente alla riduzione dei negozi tradizionali, si rafforzano le attività legate al turismo e al consumo fuori casa. Tra i comparti in crescita spiccano le strutture di alloggio alternative come B&B e affitti brevi, che nei centri storici hanno registrato aumenti superiori al 184%, insieme ai ristoranti (+35%) e alle rosticcerie, gelaterie e pasticcerie (+14,4%).

 

Anche il quadro nazionale mostra una trasformazione profonda del commercio urbano: tra il 2012 e il 2025 in Italia sono scomparsi circa 156mila punti vendita tra commercio al dettaglio e ambulante, mentre sono aumentate di circa 19mila unità le attività di alloggio e ristorazione. A soffrire maggiormente sono i negozi tradizionali. Nei centri storici italiani hanno registrato i cali più marcati le edicole (-51,9%), i distributori di carburante (-42,5%), i negozi di abbigliamento (-36,9%), quelli di mobili e ferramenta (-35,9%) e le attività di libri e giocattoli (-32,6%).

 

 

Immagine di repertorio

 

 

 
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