Zona rossa e negozi ancora chiusi: 'Perdere il primo weekend di Natale grave danno'

Protestano le associazioni di categoria. Confcommercio: 'Amazon ringrazia'

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giovedì 03 dicembre 2020 17:53

“Amazon ringrazia”. È il commento della presidente di Confcommercio Toscana Anna Lapini, che ha visto frustrata la richiesta della sua associazione di categoria di fissare a oggi (giovedì 3 dicembre), o a domani (venerdì 4 dicembre), la riapertura di tutte le attività commerciali toscane, grazie al passaggio del livello di rischio regionale da rosso ad arancione. La Toscana infatti probabilmente resterà rossa fino a domenica 6 dicembre.

 

“Scoprire che abbiamo parametri da zona arancione o forse gialla ma che, a differenza di altre Regioni messe peggio di noi, non potremo riaprire le nostre attività fino a domenica prossima, significa fare un enorme regalo alle grandi piattaforme on line che, non a caso, ormai da giorni stanno promuovendo ‘lo straordinario Natale del commercio elettronico’”, spiega la presidente di Confcommercio Toscana. 

 

“Questa decisione dimostra l’insipienza di una classe politica, nazionale e locale, che non conosce o non comprende le ragioni dell’emergenza economica che stiamo vivendo, non meno grave di quella sanitaria. Le nostre imprese – insiste – vengono da un periodo difficilissimo, hanno fatto i salti mortali per resistere ed avevano bisogno di questo fine settimana prenatalizio per rimettersi un po’ in sesto. Così, invece, a rimettersi in sesto saranno solo i colossi del commercio elettronico, che depredano di risorse il nostro paese e, di certo, lo sciopero fiscale non hanno bisogno di farlo. Perché loro le tasse non le pagano, autorizzati a non pagarle!” 

 

Anche Luca Tonini, presidente di CNA Toscana, commenta negativamente la mancata riapertura. “Con la Toscana in zona rossa fino a domenica, perderemo l’intero primo weekend natalizio, quello del ponte dell’Immacolata e questo si tradurrà in un ulteriore grave danno per le attività economiche, che rispetto allo stesso periodo del 2019 avranno una flessione degli incassi superiore al 60%. Poteva essere una buona occasione per aiutare le imprese, in questo momento di difficoltà, adottando regole ferree sugli accessi e sulla sicurezza - prosegue Tonini - Purtroppo non sarà così e anche le timide prenotazioni turistiche che stavamo iniziando a vedere in questi giorni, verranno cancellate. La sensazione è che si sia persa un’occasione per dare ossigeno a settori come turismo, commercio e artigianato, che sono stati tra i più colpiti da questa crisi. La priorità deve sempre essere la tutela della salute, ma con i dati sui contagi in forte miglioramento, rispetto alle scorse settimane, ci aspettavamo qualcosa in più”.

 

"È ormai chiaro che gli impegni per riaprire il prima possibile il commercio rimasto chiuso per la zona rossa, purtroppo, rimarranno disattesi. Questi i numeri del settore delle imprese interessate in Toscana. Abbigliamento (escluso bambini e neonato) 7.505, Calzature e articoli in pelle 1.886, Orologi e articoli di gioielleria 1.134, Commercio al dettaglio in altri esercizi non specializzati (non alimentari) 931, Altri articoli 2.146. 13.600 Negozi Toscani che perderanno gli incassi di un sabato di dicembre. Quanto è il danno?", si legge in una nota di Confesercenti. 

 

“Lo scorso lockdown - commenta Nico Gronchi, Presidente Confesercenti Toscana - è costato circa 1,2 mld di € alle imprese toscane del commercio, della ristorazione e del ricettivo: tutti eravamo convinti che, dopo i danni e gli errori fatti, ad esempio l'aver portato in zona rossa una intera regione nel giro di 3 giorni su dati vecchi, con questo DPCM si sarebbero messe regole stringenti, controlli e misure di contenimento che permettessero a tutte le imprese di operare e tentare di sopravvivere. Invece no, ha continuato Gronchi: questo Governo è ancora lì a creare regole discutibili, a fare giochi di forza con le Regioni, a limitare la libertà delle persone, distruggendo posti di lavoro, intere filiere economiche e l'economia reale e se nella prima ondata della malattia la paura e le incertezze guidavano chi doveva assumere decisioni, adesso non è accettabile che a rimanere sotto le macerie sia il mondo del Commercio e del Turismo”.

 

"Regole chiare, controlli e certezza di pagare per chi sbaglia erano la strada maestra, non questo balletto giocato sulla vita di persone, famiglie e imprese. Tenere aperto negozi, ristoranti, bar, palestre, cinema, ecc. con regole ferree sugli accessi, sugli assembramenti, sulla sicurezza e controlli e sanzioni per chi sgarra, questa era la strada maestra. Se poi ci sono zone più complesse si chiudano le attività, ma sospendendo i costi, le tasse, gli affitti e dando risorse pubbliche per far sopravvivere l'azienda. Ma è troppo più semplice chiudere tutto e promettere, con la retorica di chi sa che non potrà essere cosi, che nessuno rimarrà indietro", si legge nella nota.

 

“Sbagliare è umano, ma perseverare è diabolico, ha concluso Gronchi, e questa volta nessuno sarà in grado di stimare i danni reali. L’economia di questo Paese ne uscirà pesantemente colpita ed i danni economici, sociali e di fiducia, saranno ferite difficilissime da rimarginare”.

 

 

 

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