Hugo Suissas al Museo degli Innocenti: a Firenze la prima mostra dell’artista portoghese
L'esposizione dedicata all'artista noto a livello internazionale per le sue fotografie basate sulla prospettiva forzata
lunedì 22 giugno 2026 10:28
Il Museo degli Innocenti di Firenze accoglie la prima mostra di Hugo Suissas, artista e art director portoghese noto a livello internazionale per le sue sorprendenti fotografie basate sulla prospettiva forzata.
Un progetto espositivo, dal 19 giugno al 13 settembre 2026, che invita il pubblico a mettere in discussione ciò che vede, trasformando l’esperienza della visita in un percorso tra percezione, immaginazione e meraviglia. Il progetto è prodotto da Cristoforo, concessionario del Museo degli Innocenti, in collaborazione con il Mercato Centrale e con il patrocinio del Comune di Firenze. È stato reso possibile grazie al supporto dei partner dell’iniziativa: Unicoop Firenze e Rinascente. Fondamentale il contributo degli studenti di LABA Libera Accademia delle Belle Arti, che hanno messo in pratica le proprie competenze lavorando fianco a fianco degli organizzatori e dell’artista e prodotto contenuti multimediali e di comunicazione.
Autodidatta e divenuto celebre grazie alla diffusione virale dei suoi lavori sui social media, Suissas ha costruito un linguaggio visivo unico capace di reinterpretare la realtà quotidiana. Oggetti comuni, architetture iconiche e paesaggi urbani vengono rielaborati attraverso un uso rigoroso e poetico della prospettiva, dando vita a immagini in cui il confine tra reale e immaginato si dissolve.
Il percorso espositivo presenta oltre 50 opere e non si limita alla celebrazione dell’immagine, ma svela il modus operandi di un artista che ha fatto della ricerca visiva una disciplina quotidiana. Hugo Suissas, affermandosi come uno degli artisti creativi più brillanti della sua generazione, approda a Firenze dopo aver collaborato con marchi globali e aver visto le sue opere pubblicate dalle più prestigiose riviste di design internazionale. La mostra racconta il suo lavoro certosino di ricerca di soggetti e illusioni – dove ogni “inganno” viene progettato millimetricamente – fino alla realizzazione finale dello scatto. In mostra, le sue celebri metamorfosi urbane dialogano con una serie di lavori che indagano il concetto di “scala umana”, trasformando il visitatore da semplice spettatore a parte integrante di un ingranaggio creativo che ridefinisce i volumi della realtà.
La mostra presenta le opere più celebri dell’artista e ne svela il processo creativo: ogni fotografia nasce da un’idea precisa, progettata prima dello scatto, in cui l’allineamento millimetrico degli elementi diventa strumento per generare nuove narrazioni visive. Non si tratta di semplici illusioni ottiche, ma di un invito a guardare il mondo da un altro punto di vista, riconoscendo nella realtà stessa un campo di possibilità. La fotografia, nella sua forma più tradizionale, è spesso considerata uno strumento di registrazione del reale. Con Hugo Suissas, invece, diventa uno strumento di trasformazione. Non documenta il mondo, lo reinventa. Costruisce la propria ricerca attorno a un principio tanto semplice quanto radicale: la realtà non è fissa, ma dipende dal punto di vista. La sua pratica si fonda sulla prospettiva forzata, tecnica nota nella storia della fotografia e del cinema, ma qui elevata a linguaggio poetico personale.
Nello stesso periodo di esposizione, il Museo ospita “Voci Emergenti”, progetto dedicato a studenti e giovani artisti del territorio che lega la sua vocazione verso il pubblico giovanile a quello della mostra fotografica di Suissas. Il percorso di visita si configura come un’esperienza formativa e immersiva, in cui i giovani sono chiamati a prendere parte attiva all’intero processo creativo: dalla progettazione delle opere all’ideazione dell’allestimento, fino alla definizione delle modalità di comunicazione.
Il progetto offre agli studenti ed ai giovani artisti l’opportunità di confrontarsi con uno spazio espositivo reale e prestigioso, acquisendo strumenti pratici e consapevolezza critica. Dalla curatela all’allestimento, fino alla mediazione culturale, ogni fase diventa parte integrande di un processo di apprendimento concreto. Lasciando libertà nella scelta della disciplina - tra fotografia, arti visive contemporanee e suono - Voci Emergenti valorizza l’autonomia espressiva dei partecipanti, invitandoli a interpretare il tema del festival attraverso linguaggi personali. Questo capitolo rafforza la vocazione del progetto come laboratorio di innovazione, inclusione e crescita, in cui l’arte si afferma come spazio condiviso di ricerca e costruzione collettiva.
