Piste ciclabili, l'Ordine degli Ingegneri : 'Bene i contabici, ma ora più aree 30 e zone pedonali'

L’Ordine degli Ingegneri di Firenze commenta i numeri dei contabici: 'Servono sicurezza, continuità e scelte coerenti sulla mobilità'

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giovedì 22 gennaio 2026 18:00

I primi dati raccolti dai nuovi contabici installati dal Comune di Firenze indicano un utilizzo consistente delle piste ciclabili cittadine, anche in un mese tradizionalmente poco favorevole come dicembre. Un segnale che viene letto con interesse dall’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Firenze, che commenta positivamente la scelta di dotarsi di strumenti di misurazione oggettivi.

 

“I dati dei nuovi contabici installati dal Comune di Firenze mostrano un utilizzo molto elevato delle piste ciclabili, persino in un mese freddo come dicembre. È un segnale positivo, sia perché indica una crescita reale della mobilità ciclabile, sia perché l'amministrazione ha scelto di dotarsi di strumenti di misurazione oggettivi, anche se ancora parziali e quindi probabilmente sottostimati”, afferma Stefano Corsi, coordinatore della Commissione Ambiente ed Energia dell’Ordine.

 

Secondo Corsi, Firenze presenta caratteristiche che rendono la bicicletta particolarmente competitiva come mezzo di spostamento urbano. “In una città come Firenze — prosegue — la bicicletta è un mezzo competitivo per distanze e tempi di spostamento: è veloce, riduce i problemi di parcheggio e incide positivamente su traffico e qualità dell'aria”.

 

Attenzione però all’interpretazione dei numeri. “Bisogna fare attenzione a leggere i numeri: perché essi non misurano solo la qualità delle piste ciclabili, ma soprattutto la propensione dei cittadini a cercare alternative all'auto. È per questo che i dati devono diventare un incentivo a fare di più: migliorare la continuità dei tracciati, risolvere le criticità agli incroci e aumentare la sicurezza”.

 

Nel commento finale, l’Ordine richiama il tema dei tempi delle politiche pubbliche e della coerenza delle scelte. “Gli investimenti sulle ciclabili fatti nel periodo del Covid iniziano oggi, a cinque anni di distanza, a produrre risultati visibili — conclude Corsi — ed è questo l'orizzonte temporale corretto per valutare le politiche di mobilità. Ora serve coerenza: zone 30, aree pedonali e soluzioni urbanistiche che liberino spazio dalle auto e favoriscano una mobilità dolce”.

 

 

 
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