Pronto soccorso, Ordine Medici Firenze: 'Un patto per riorganizzare il sistema sanitario'

L'Ordine degli infermieri lancia l'allarme: 'Manca il personale infermieristico nei pronto soccorso'

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giovedì 04 agosto 2022 15:56

Si è tenuto il 3 agosto, nella sede dell'Ordine dei Medici di Firenze, un consiglio straordinario allargato a professionisti della sanità e rappresentanti delle istituzioni per discutere sulla crisi attuale dei pronto soccorso e della sanità territoriale. Presenti all'incontro, tra gli altri l'assessora al Welfare del Comune di Firenze; il presidente del Consiglio Comunale; Daniela Matarrese, direttrice della rete ospedaliera Asl Toscana Centro; Rocco Damone, direttore generale di Careggi; Simone Magazzini, capo dipartimento Emergenza-Urgenza Asl Centro; Carlo Nozzoli, capo dipartimento d'emergenza e accettazione.

 

"Troppi messaggi preoccupanti sono arrivati negli ultimi tempi. Ma il dibattito è stato positivo: dopo un'analisi approfondita delle problematiche, che sono varie e reali è emersa una resilienza del sistema nel voler dare importanti risposte”. Così Pietro Dattolo, presidente dell’Ordine dei Medici, Chirurghi e Odontoiatri della provincia di Firenze.

 

"Quasi tutti gli interventi durante l’incontro hanno evidenziato come la crisi del pronto soccorso sia solo la punta di un iceberg che riguarda tutto il sistema ospedaliero e territoriale. Un problema organizzativo di ampio respiro. L'Italia con 3,1 posti letto per 1000 abitanti è fra le ultime in Europa, e in Toscana si arriva a 2,7. Il problema dei pronto soccorso ha tre livelli: il problema culturale: serve una formazione adeguata universitaria; attualmente le scuole di specializzazione oscillano fra una formazione internistica e di terapia intensiva; il problema politico: necessaria una giusta remunerazione e un inquadramento diverso di chi lavora nella emergenza, con organici adeguati e posti letto ospedalieri sufficienti; il problema organizzativo: il pronto soccorso deve servire solo per le urgenze reali e non può essere altro. Ciò comporta anche una adeguata educazione dei cittadini", si legge n una nota dell'Ordine dei Medici.


"A livello toscano questa crisi dimostra quanto bisogna fare ancora sul territorio: mancano strutture intermedie di degenza, case della salute e di comunità pienamente funzionanti; occorre assumere personale medico e infermieristico superando limiti di legge nazionali o anche le future strutture del Pnrr resteranno vuote. Altro punto di discussione durante il consiglio dell’Ordine è stata l'interazione ospedale-territorio: bisogna migliorare la comunicazione tra ospedali e sanità territoriale. Quest’ultima oggi non dà sufficienti risposte, i medici di medicina generale sono già oberati di lavoro e carenti in moltissime zone. E’ emersa poi la necessità che la formazione dei medici di medicina generale sia equiparata a quella delle altre specialità", continua la nota.


“Affrontiamo questo straordinario e difficile periodo - dice il presidente Dattolo - con un personale sempre più a disagio dopo gli sforzi eroici della pandemia e sempre meno coinvolto, in contrasto con la tradizione di questa Regione. La Toscana rischia di trovarsi di fronte a un periodo di scarsità di risorse (difficoltà nel recepimento del Pnrr, inflazione, costi energetici, ecc.) con un personale professionale demotivato e carente sul piano degli organici e, nello stesso tempo, con una scarsa incidenza sulle decisioni nazionali per la crisi politica in atto che mette a rischio le riforme intraprese. In conclusione, la Toscana dovrà mettersi in condizione di ‘salvare’ il proprio sistema anche come paradigma nazionale di buon governo agendo con le proprie forze e sfruttando al massimo i margini di autonomia regionale o meglio usandola in modo virtuoso. Bisogna unire tutte le forze per un fine comune, il Servizio sanitario regionale come garante dell’universalità del diritto e dell’uguaglianza delle prestazioni. Coinvolgere tutti gli attori del sistema nella stessa vision della sanità pubblica”.


“Una idea - conclude Dattolo - potrebbe essere quella suggerita dal dr Panti di un ‘patto per l’emergenza e la transizione’ presieduto dall’Assessore regionale al diritto alla salute con figure professionali espressione degli Ordini capoluogo di Regione. Un patto tra i professioni della sanità, la politica e i cittadini, con confronti periodici per discutere sul tema e trovare strategie e soluzioni adeguate".

 

Anche l’Ordine delle Professioni Infermieristiche Interprovinciali Firenze Pistoia accende i riflettori sulla carenza di personale infermieristico nei pronto soccorso toscani attraverso una lettera indirizzata al Presidente della Regione Toscana Eugenio Giani, all’assessore alla sanità Simone Bezzini al direttore generale della Asl Toscana Centro, Paolo Morello Marchese e al direttore del dipartimento delle professioni infermieristiche e ostetriche, Paolo Zoppi. La richiesta: rimodulare l’organico in base ai flussi, per garantire assistenza di qualità ai cittadini.

 

"Dopo la pubblicazione sulla stampa locale di alcuni articoli di denuncia delle carenze organiche dei pronto soccorso aziendali esprimiamo preoccupazione per quanto riportato – spiega David Nucci, presidente di Opi Firenze Pistoia - Dal punto di vista ordinistico ci preme sottolineare che per garantire la sicurezza degli utenti, il personale deve essere messo nelle condizioni psicofisiche e di recupero idonee al fine di limitare il rischio di errori. Le dotazioni organiche devono essere rimodulate in base ai flussi al fine di garantire standard assistenziali di qualità. Il perdurare nel tempo di questa situazione espone il personale a stress lavoro-correlato con ricadute psicologiche caratteristiche del lavoro stressante, mettendo in serio pericolo il personale infermieristico già lungamente provato dalla pandemia". Una situazione aggravata dal numero di contagi tra i professionisti sanitari e dal periodo di ferie estive.

 

"Inoltre, visto l’aumentare dei flussi, anche in conseguenza al gran caldo di questa estate, nel percorso di accoglienza ai Dea è stata denunciata dalla stampa una situazione inappropriata – prosegue Nucci - Per esempio, si legge che per tamponare questa emergenza sta crescendo di giorno in giorno il coinvolgimento delle guardie giurate e sempre la stampa riporta che questo genera un certo sconcerto nell’utenza e negli accompagnatori che in molti casi non ritengono opportuno avere di fronte personale non qualificato per quel compito. Pur comprendendo la necessità di facilitare i flussi di accoglienza resta indubbia la necessità di potenziare il personale di Triage, l’unico realmente deputato a gestire i flussi di pronto soccorso. Le ricadute in termini qualitativi sull’utenza possono essere molteplici: aumento dei tempi di attesa, sosta in Dea per carenza posti letto, attese sul mezzo di soccorso. Per questo chiediamo alla Regione e all’azienda di correre ai ripari e mettere in campo tutte le strategie sia organizzative che occupazionali per limitare al massimo tali criticità".

 

 

 

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