Ristoratori Toscana: 'Io non apro, ma se apro è per disperazione'

Indagine tra gli associati: il 50% non aprirà e il 40% ha accumulato debiti

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venerdì 11 dicembre 2020 16:27

Il gruppo Ristoratori Toscana, mille imprenditori a Firenze e 15mila in Toscana, lancia l'hashtag #iononapromaseaproèperdisperazione. “Aprire a queste condizioni, con il coprifuoco alle 18, senza la possibilità di lavorare la vigilia di Natale e di Capodanno, è una condanna a morte, a chiudere per sempre” non usa mezzi termini Pasquale Naccari, il presidente del gruppo Ristoratori Toscana.

 

Nel caso quindi dovesse scattare il semaforo giallo, solo il 50% aprirà. E' quanto emerso da un sondaggio effettuato tra gli associati del gruppo.

 

“I ristori ter e quater – spiega Naccari - non prevedono nessun indennizzo economico per il mese di dicembre, il mese più importante per il settore. Farci aprire a pranzo, come vorrebbe che facessimo il Governo, per noi sarebbe solo un tentativo di rincorrere il fatturato. Rincorrere il fatturato non vuol dire fatturare, sia chiaro. Chi deciderà di aprire una volta in zona gialla, lo farà solo per la necessità di incassare rischiando comunque di indebitarsi. Perché i frigoriferi vanno riempiti, i dipendenti e i fornitori vanno pagati, i costi continueranno a correre e il tutto senza la certezza di poter riprendere davvero a lavorare, anche perché il pranzo, si sa, non copre mai le spese intere dell'attività”.

 

Dall'indagine effettuata dal gruppo Ristoratori Toscana, emerge che il 50% proverà ad aprire con riserva, il 50% rimarrà chiuso e di questi il 10% tenterà di lavorare il weekend. Chi, una volta scattato il giallo, riaprirà lo farà “per necessità di incassare liquidità”, “per salvare il posto ai dipendenti con la speranza di poter pagare la tredicesima” o semplicemente con “l'obiettivo di non perdere del tutto i clienti affezionati, sapendo comunque che le uscite supereranno le entrate” come si legge dalle risposte.

 

Tra i motivi alla base della decisione di non riaprire, invece, “il costo per il reintegro del personale che sarebbe ingestibile” o la posizione dell'attività “in un centro storico vuoto e disabitato” e quindi “gli incassi che non coprirebbero i costi”. “Il timore – riprende Naccari – è che si verifichi quanto accaduto per il primo lockdown quando il ristoro è stato previsto solo per il mese di aprile. Sembra che il Governo voglia fare lo stesso: non prevedere risarcimenti per dicembre. Noi non lo accetteremo e ci muoveremo in tutte le sedi, anche legali, per evitarlo”.

 

Sempre dal sondaggio è emerso che il 30% dei ristoratori che hanno partecipato all'indagine ha il “patrimonio aziendale in rosso”, il 40% ha attinto ai risparmi personali e ha iniziato ad accumulare debiti. Solo il 30% per ora ha i bilanci solidi. “Il 30% di noi rischia di chiudere – conclude Naccari – e questo per il disinteresse del nostro Governo che ha investito nel settore un terzo di quanto hanno fatto altre nazioni. Il disinteresse del Governo, che ci vuole condannare così alla morte, è confermato dalle previsioni di spesa del Recovery Fund, che in altri stati, come la Germania per turismo e cultura, si attesta a 30 miliardi e in Italia invece solo 4 miliardi. Significa davvero che per questi due settori, in particolare, l'interesse di chi ci governa è pari allo zero”.

 

In foto un momento della marcia dei Ristoratori Toscana, che sono andati a piedi da Firenze a Roma per incontrare il presidente Conte

 

 

 

 

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