Giulia e il blog per affrontare l'anoressia. 'Il cibo è solo la punta dell'iceberg'

Un progetto per raccontare e sensibilizzare le persone sulla malattia

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lunedì 21 settembre 2020 09:28

Giulia è una ragazza fiorentina di 21 anni, una ballerina professionista. Una ragazza bella e intelligente che sta affrontando il suo inferno personale, chiamato anoressia. E ha deciso di aiutare altre ragazze a farlo con un blog. 'Qui e ora' è un blog dove ragazze con disturbi alimentari possono raccontarsi e chiedere aiuto, dove le persone possono leggere le loro parole per imparare a conoscere questa subdola e letale malattia.


Giulia ha deciso di raccontarci la propria storia.  


"Mi sono ammalata nel 2017. Il perché non lo so, ero da sola a Milano per ballare con una compagnia. Volevo perdere solo qualche chilo, non volevo ammalarmi. I chili, però, sono diventati tanti e li ho persi male. Non mi pesavo, la bilancia non mi apparteneva. Il primo periodo della malattia viene chiamato la luna di miele dell'anoressia perché ci si sente stra potenti, anche se non si mangia niente. Io riuscivo a fare tanti spettacoli di danza, ho continuato per 6 mesi a farli. "


Cosa dicevano le persone vicino a te?

"Inizialmente le persone ti dicono che stai bene, che sei in forma. E questo è una cosa negativa della nostra società. Il dimagrimento viene visto come una cosa positiva, ma c'è differenza tra il magro sano e malato. I miei genitori erano lontani, non potevano accorgersene. Se ne sono accorti quando sono tornata a Firenze per il mio compleanno. Non sapevo di essere troppo magra o malata; mi spogliai davanti a loro per provare una felpa che mi avevano regalato."  


Cosa è successo dopo?

"Dopo aver finito gli spettacoli (ed essermi diplomata da privatista al liceo linguistico di Firenze), sono tornata a Firenze e sono crollata. Ero arrabbiata con tutti, ma non provavo nessuna emozione. Vedevo i miei genitori piangere ma la cosa non mi toccava; trattavo male i miei nonni che sono una delle cose che amo di più al mondo. Ero una stronza. Andai da un gastroenterologo perchè mi faceva male lo stomaco. Ogni volta che mangiavo facevo fatica a digerire da quanto lo stomaco era chiuso. Lui mi fece fare tutte le analisi e mi mandò da una psicologa privata." 


Il percorso di guarigione come è andato?

"Sono stata seguita da una psicologa e una nutrizionista. Non ha funzionato, ma non per loro. Erano molto carine, forse troppo. La nutrizionista mi dava 50 grammi di pasta, io ne mangiavo 20 e sapevo che non sarei ingrassata. Ai controlli io ero sempre uguale o usavo dei trucchi per aumentare temporaneamente il mio peso. Io in realtà mi sentivo forte, facevo queste cose per gli altri. Andavo perché dovevo andare. Ogni tanto stavo male psicologicamente. A giugno 2019 smisi con la terapia perché pensavo di stare bene."


E cosa hai fatto?

"Sono partita per andare a Modena, per danzare in una compagnia. Ho iniziato ad ammalarmi continuamente: polmonite, febbre, ecc... Non sentivo il mio corpo, la spalla mi usciva in continuazione. Ho chiesto aiuto a mia mamma."


Come vivevano i tuoi genitori e le persone che ti vogliono bene questa situazione?

"Per i miei genitori era difficile comprendere. "Perché ti fai del male?" mi chiedevano. Le persone intorno mi dicevano continuamente di mangiare. C'è stato anche chi mi ha detto stai bene così, le ballerine devono essere magre! Mi sono fidanzata con un ragazzo da cui mi sono lasciata da poco. Gli avevo detto subito della malattia ma lui pensava che fosse solo un periodo, una scusa per la mia inappetenza. Quando ha capito che non era un periodo, che non era un capriccio, mi ha lasciato. Le persone non capiscono che non sono il peso e il dimagrimento il vero problema."  


Adesso hai iniziato il percorso di guarigione.

"Allo I.O. T c'è un ambulatorio per i disturbi alimentari. Sono seguita da una psichiatra, da una dietista e partecipo a dei gruppi che aiutano le persone a capire i processi mentali di queste malattie. Ad esempio: se la mia testa mi dice che sono una balena, lo scrivo. E capisco che non posso essere una balena. Che sono un po' gonfia. Ci insegnano a non essere cattivi con noi stessi."


Da cosa nasce l'idea del blog?

"Il blog nasce come un progetto principalmente mio e di una compagna di avventure che preferisce rimanere anonima. Non ci sono molte ragazze in grado di raccontare la propria storia, che hanno voglia di raccontare la propria storia o lottare. L'obiettivo è raccontare, sensibilizzare il prossimo. Nessuno conosce bene le modalità della malattia, le persone al di fuori non sanno cosa dire e spesso peggiorano la situazione. Ad esempio, in un periodo in cui stai riprendendo peso, le persone vengono a dirti "Che bello, stai ingrassando". E questo è deleterio. Mi sento dire spesso..."Vabbè mangia." Non funziona così. Non è un capriccio. E vorrei che le persone lo capiscano. Nel blog ci sono parole forti, noi giochiamo con la vita."
 

Quali sono i segnali a cui bisogna stare attenti? Quali sono i comportamenti che possono essere sintomi di un disturbo alimentare?

"L'isolamento, quando sei malata vuoi stare solo con te stessa e con la malattia che in quel momento è la tua parte sicura, certa. Si smette di uscire, perché siamo stanchi. Vestirsi è un dramma, perché non ci sta bene niente. Io avevo iniziato a mettere magliette e felpe da uomo, indumenti larghissimi. Siamo perennemente arrabbiati."


Se potessi, cosa vorresti dire alla te del 2017?

"C'è molto di più. Non sentire il corpo non è bello, non sentire niente è terribile. Le direi che sentire è una figata, che ci sono tante cose belle da vedere e da scoprire."


E cosa diresti alle persone che non conoscono la malattia?

"Il cibo è solo la punta dell'iceberg, ci sono cose che non sono state affrontate o sviluppati. Tanti rancori repressi, ad esempio. E' una malattia a che non viene dal non mangiare, ma dall'impossibilità di controllare la tua parte malata. Quando sei malata non sei più te, io non ricordo niente dell'anno peggiore. Non ero io."


E adesso cosa fai?

"Ho dovuto smettere danza e mi sono reinventata. Insegno danza alle bambine e sto facendo un corso per diventare assistente all'infanzia. La danza era tutto quello che avevo prima. Ho preso un cane, un bastardino dalla Calabria. Si chiama Pepe e mi ha salvato, mi ha aiutato tanto."



Secondo i dati rilasciati dal Ministero della Salute il 21 Aprile 2020 l'incidenza dell’anoressia nervosa è di almeno 8-9 nuovi casi per 100mila persone in un anno tra le donne, mentre per gli uomini è compresa fra 0,02 e 1,4 nuovi casi.


Il tasso di remissione è del 20-30% dopo 2-4 anni dall’esordio, 70-80% dopo 8 o più anni. Nel 10-20% dei casi si sviluppa una condizione cronica che persiste per l’intera vita. 

 


 

 

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