Coronavirus nel mondo, Alessandro da New York 'La città è irriconoscibile, un silenzio surreale interrotto dal suono delle ambulanze'

'Come in Europa, anche le ripercussioni economiche  sono disastrose.'

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martedì 14 aprile 2020 17:26

Ho lasciato Alessandro Mordini in una New York che aveva iniziato a chiudersi al mondo. La città che non dorme mai aveva iniziato a fermarsi per combattere la guerra al Covid 19.

 

Cosa è cambiato in tre settimane? Ho nuovamente chiesto ad Alessandro, cuore viola che vive a New York da 8 anni, di raccontarci cosa sta accadendo nell'ombelico del mondo. 

 

"La situazione a New York è purtroppo drammaticamente peggiorata nelle ultime settimane." mi dice subito. 

 

Lo Stato di New York ad oggi - martedì 14 ottobre- , con 181.026 casi è l'area con più contagi accertati da Covid-19 al mondo.  Le morti negli Stati Uniti hanno superato quota 23 mila, un terzo delle quali sono proprio state registrate qui a New York. 

 

"Per noi che ci viviamo la città è ormai irriconoscibile con il suo silenzio surreale , un silenzio interrotto solo dal suono incessante delle sirene delle ambulanze che percorrono senza interruzione le sue arterie deserte.  Manhattan sembra essersi svuotata completamente: manca completamente il traffico, assente il flusso continuo di pedoni arrabbiati che si spintonano sui marciapiedi, sono chiuse le scuole, gli uffici, i negozi e i ristoranti. Regna il silenzio assoluto. Quel silenzio anomalo e surreale che, in questa città, non è mai esistito a nessuna ora del giorno o della notte. " mi racconta. Sono stata a New York meno di anno fa e la prima cosa che mi viene in mente di quella città è il rumore. Musica, traffico, persone. Vita.

 

"A New York sono state adottate, in modo meno stringente, le stesse misure che hanno adottato in Italia con almeno due settimane di anticipo rispetto agli Stati Uniti. La legge però qui non ci impone ancora di rimanere a casa forzatamente e l’uso della mascherina, pur essendo consigliato, continua a non essere obbligatorio. " continua a narrare Alessandro. 

 

In mezzo a Central Park, è stata allestita, nelle tende, la succursale del Mount Sinai, uno degli ospedali più importanti di New York. Sul fiume Hudson, ha attraccato una nave della marina riconvertita in ospedale mobile con oltre mille letti. Vicino all’Empire State Building, il Javits Center, la struttura principale per i convegni e le fiere della città, è diventato un ospedale provvisorio con altri 2.500 letti. 

 

E l'economia? "Come in Europa, anche le ripercussioni economiche  sono disastrose. Il Congresso americano ha approvato un pacchetto di stimolo che dovrebbe, in poche settimane, fare arrivare nelle tasche di noi cittadini un assegno di 1,300 dollari. Misura apprezzabile ma evidentemente insufficiente.  Solo nelle ultime tre settimane sono state più di 16 milioni le persone che hanno chiesto il sussidio di disoccupazione. Ci si aspettano per la fine del mese di aprile più di 20 milioni di disoccupati che si tradurrebbero in un tasso di disoccupazione del 15% qui in America (dal 3,2% registrato a febbraio). Il settore immobiliare, in cui lavoro, è stato completamente travolto dalla crisi e risulta impossibile prevedere una ripresa in tempi brevi. Gli amici ed i colleghi italiani, tutti che operano in settori diversi tra loro, vivono indistintamente questo periodo di attesa con incertezza assoluta. Tante aziende licenziano, tante altre adottano misure simili alla nostra cassa integrazione."

 

E l'Italia? "Purtroppo anche gli amici ed i colleghi statunitensi che avevano prenotato viaggi in Italia hanno deciso per il momento di rinunciarvi e posticipare a causa dell’incertezza, economica e sanitaria, causata dalla pandemia. Lo stesso sta succedendo purtroppo agli studenti americani che stavano passando un anno di studio in Italia (molti dei quali proprio a Firenze) e a quelli che avrebbero passato nella nostra città il prossimo anno accademico. Firenze e l’Italia sembrano ancora più lontane adesso che la maggior parte dei voli ha subito modifiche sostanziali o cancellazioni."

 

Come affrontare la nostalgia? "Nell’attesa di tornare a Firenze, a noi fiorentini d’Oltreoceano non resta altro che rimanere a casa, riguardare Amici Miei, mangiare fagioli all’uccelletto, schiacciata fatta in casa, ribollita e grigliare una “Fiorentina” la domenica. Indispensabile all’isolamento anche il supporto vinicolo dal Chianti." conclude Alessandro. 

 

 

 

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