Leonardo, il David e l’Opera del Duomo: a Firenze l'esposizione '… che stia nella loggia'

Arte
11/09/2019

Al Museo dell’Opera del Duomo esposto un verbale che lega il destino del David a Leonardo Da Vinci

Immaginate una riunione a cui partecipano Leonardo da Vinci, Botticelli, Perugino, Filippino Lippi, Andrea della Robbia... E immaginate di poter leggere il verbale di quella disputa, in cui si discuteva di dove collocare il David di Michelangelo.


In realtà non è più necessario che lo immaginiate, perché al Museo dell'Opera del Duomo di Firenze è davvero possibile ammirare quel prezioso documento.


Un evento, quello proposto dal Museo, che vuole ricordare, o rendere noto, quel filo rosso che unisce Leonardo, l'Opera del Duomo e il David, nel quinto centenario della morte del genio di Vinci.


Era il 25 gennaio del 1504, e mentre Michelangelo stava finendo di scolpire il David, l’Opera di Santa Maria del Fiore, che gli ha commissionato la celebre scultura per il Duomo di Firenze, convoca i maggiori artisti fiorentini del tempo, tra cui Leonardo da Vinci, perché esprimano un parere riguardo al luogo più adatto dove collocare il “gigante”, così allora era chiamata la statua del Buonarroti.


L’acceso dibattito sarà registrato in un verbale che l’Opera di Santa Maria del Fiore ha deciso di esporre in pubblico e dove si potranno leggere i pareri di Leonardo e degli altri grandi artisti presenti a quella riunione, tra cui: Botticelli, Perugino, Filippino Lippi, Andrea della Robbia, Antonio e Giuliano da Sangallo, Piero di Cosimo, Il Cronaca, Lorenzo di Credi e Francesco Granacci.


“Un documento eccezionale di una stagione fiorentina irripetibile”, sono le parole con cui Antonio Natali, curatore dell’esposizione, definisce il verbale, conservato nell’Archivio dell’Opera di Santa Maria del Fiore, che fu esposto solo una volta prima d’ora, 80 anni fa a Milano.


Ora, nel cinquecentenario della morte di Leonardo, il.documento torna in mostra, dal 12 settembre al 3 novembre, con un'esposizione dal titolo "...che stia nella loggia". Il luogo non è a caso: la Sala della Pietà di Michelangelo, dove, cinque secoli fa, fu realizzato il David, ovvero l’antica sede dell’Opera in Piazza Duomo, progettata da Filippo Brunelleschi.


Il verbale, che comprende più carte raccolte in un volume, sarà visibile aperto sulle pagine con il parere di Leonardo da Vinci. Le altre pagine, non essendo possibile presentarle in originale, saranno visibili in fac simile accompagnate da una trascrizione che renderà accessibile a tutti la lettura. Completerà l’esposizione un video (realizzato da Art Media Studio) che mostrerà le varie collocazioni proposte per il David durante la riunione del 1504 e la ricostruzione del trasferimento dalle stanze dell’antica sede dell’Opera in Piazza Duomo fino a Palazzo Vecchio.


 
Spostando indietro l'orologio, ripercorrendo una storia importante per Firenze, ricordiamo che il 16 agosto del 1501 gli Operai di Santa Maria del Fiore e i Consoli dell’Arte della Lana danno incarico al giovane Michelangelo di condurre a termine una colossale statua d’uomo per il Duomo di Firenze, lasciata incompiuta da Agostino di Duccio nell’antica sede dell’Opera in Piazza Duomo. Una figura definita “gigante”, commissionata a Michelangelo in un programma che prevede 12 colossali sculture da posizionare su altrettanti contrafforti della Cattedrale.

 

Due anni e mezzo dopo, mentre Michelangelo sta finendo di scolpire il “gigante”, il governo della città chiede all’Opera di Santa Maria del Fiore di convocare una riunione, con i massimi artisti e intellettuali fiorentini del tempo, per valutare una nuova collocazione. Due sono le posizioni proposte dal governo di Firenze, attraverso l’araldo Francesco Filarete: l’arengario del Palazzo della Signoria oppure il centro del cortile di Michelozzo, al posto del David bronzeo di Donatello. Seguono i pareri dei presenti alla riunione, tra questi Sandro Botticelli e Cosimo Rosselli, favorevoli per una sistemazione sulle scale del sagrato del Duomo.

 

Sarà per primo Giuliano da Sangallo a proporre la Loggia dei Signori, nell’arco di mezzo, in una posizione arretrata in modo che sia possibile girargli attorno e vederla da tutti i lati. Da architetto Sangallo evidenzia che è meglio esporre la scultura in un luogo riparato e non alle intemperie, essendo di un marmo imperfetto e quindi fragile. “A molti dei convenuti a quell’incontro il giudizio di Giuliano da Sangallo, scrive Antonio Natali, suonò a tal segno saggio e illuminato da convincerli a una condivisione risoluta. Leonardo incluso; il cui parere – a leggere le carte – fu conciso e quasi appiattito sull’ipotesi di Giuliano”.

 

“Io confermo – dice Leonardo – che stia nella loggia dove à detto Giuliano in su el muricciuolo dove s’appichano le spalliere allato al muro chon ornamento decente et in modo non guasti le cerimonie delli ufficii”.

 

E sono queste parole che l'Opera del Duomo riprende per dare un titolo all'esposizioe odierna. Terminata la riunione, sarà il governo di Firenze a decidere la posizione del David sull’arengario di Palazzo Vecchio.


“Con questa piccola impresa, non ho inteso – com’è da sempre mio costume – secondare l’abusata mitologia di due nomi grandi - spiega Antonio Natali nel catalogo della mostra. Ho pensato, piuttosto, fosse il caso d’offrire alla riflessione comune un’immagine vivida di Firenze nel decennio d’esordio del Cinquecento, al tempo cioè del governo della Repubblica di Pier Soderini (1502-1512). Tempo d’irripetibili dignità e fierezza”.
 

 

Irene Grossi
 

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