Sollicciano, tavolo permanente interdirezionale. Paulesu: 'Rafforziamo il raccordo tra carcere, servizi e città'

Iniziative e attività per i detenuti

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giovedì 29 ottobre 2026 17:10

Si è tenuto il Tavolo permanente interdirezionale dedicato al carcere di Sollicciano, un momento di confronto pragmatico e operativo tra i diversi soggetti istituzionali e i servizi impegnati nella presa in carico delle persone detenute.

 

Al tavolo erano presenti l’assessore al Welfare del Comune di Firenze Nicola Paulesu, la Direttrice di Sollicciano, il referente dell’area carcere della Direzione dei Servizi sociali, la direttrice della Società della Salute, il Garante comunale dei diritti delle persone private della libertà personale, un rappresentante del Garante regionale dei detenuti, i referenti dell’area sanitaria interna al carcere e i rappresentanti dell’Ufficio interdistrettuale di esecuzione penale esterna (UIEPE).

 

“È importante chiarire la natura di questo lavoro – sottolinea Paulesu - che rappresenta uno spazio operativo e pragmatico, nel quale lavorare su temi prioritari, sulle procedure, sulle situazioni concrete e sulle progettualità possibili. L’obiettivo è migliorare il raccordo tra i soggetti coinvolti, mettere in relazione le risorse esistenti e costruire risposte più coordinate per le persone detenute”.

 

Nel corso dell’incontro è stato innanzitutto ricostruito il quadro dei servizi e delle attività che il Comune di Firenze dedica all’area carcere: dai servizi di accoglienza al Centro Diurno, fino agli interventi sociali dedicati ai percorsi di esecuzione penale esterna e alle misure alternative alla detenzione. A questi si aggiungono le attività sportive, ricreative e culturali sostenute attraverso la rete delle associazioni del territorio, le convenzioni per la gestione dei progetti di tutela sociale, progetto ponte e di orientamento in uscita dal carcere e le iniziative di accompagnamento al reinserimento sociale.

 

Sono state inoltre esaminate le progettualità finanziate attraverso le risorse della Cassa delle Ammende e i finanziamenti ministeriali, tra cui i programmi Fenice e Pegaso. Il confronto ha permesso di mettere a fuoco la necessità di coordinare maggiormente le diverse iniziative, evitando frammentazioni e favorendo la continuità dei percorsi tra il carcere, i servizi territoriali e le opportunità di inclusione e formazione.

 

“Sul territorio esiste già un insieme articolato di servizi, competenze e iniziative – prosegue Paulesu –. Il lavoro da fare è creare connessioni più solide, affinché queste risorse possano operare in modo integrato e accompagnare le persone lungo percorsi che non si interrompano nel passaggio dal carcere alla vita esterna”.

 

Tra gli elementi emersi dal confronto, la Direzione dei Servizi sociali ha individuato uno spazio del Comune di Firenze da destinare al coordinamento permanente tra i servizi istituzionali e le realtà del privato sociale impegnate nell’area carcere.

L’obiettivo è creare un luogo di lavoro condiviso nel quale mettere a sistema le iniziative esistenti e le progettualità in corso di definizione, con particolare attenzione ai percorsi di uscita dal carcere, alle misure alternative alla pena e all’accompagnamento verso la formazione e l’inclusione sociale. Lo spazio sarà collegato alla rete dei servizi di accoglienza già attiva, per favorire una maggiore continuità degli interventi e una collaborazione più strutturata tra i soggetti coinvolti.

 

“L’individuazione di uno spazio dedicato rappresenta un’opportunità nuova rispetto al passato – osserva Paulesu –. Vogliamo favorire un rapporto più stabile tra istituzioni e associazioni, offrendo un punto di riferimento concreto per condividere il lavoro, coordinare le progettualità e trasformare le diverse iniziative in percorsi più organici. È un passaggio che può rafforzare il legame tra il sistema dei servizi e il mondo del privato sociale, valorizzando il contributo di tutti”.

 

Un altro tema centrale affrontato dal Tavolo ha riguardato la costruzione di percorsi di continuità assistenziale per le persone detenute in condizioni di particolare vulnerabilità sanitaria.

 

In particolare, è stata esaminata una situazione che richiede l’individuazione, sul territorio, di una struttura di accoglienza sanitaria adeguata per una persona detenuta che necessita di proseguire terapie oncologiche non compatibili con il regime carcerario.

 

Il confronto ha richiamato l’attenzione sulla procedura già elaborata in sede di Società della Salute, Servizi Sanitari interni al carcere e Territoriali per affrontare i casi di sospensione dell’esecuzione penale in presenza di gravi motivi di salute, con riferimento alle persone detenute residenti nel Comune di Firenze. La procedura è finalizzata a individuare percorsi appropriati per le situazioni in cui le condizioni cliniche richiedano cure o contesti assistenziali non adeguatamente garantibili all’interno del circuito penitenziario.

 

“Le situazioni di maggiore fragilità sanitaria richiedono un lavoro puntuale tra servizi sociali, sistema sanitario e istituzioni competenti – dichiara Paulesu –. È fondamentale che la continuità delle cure sia affrontata attraverso procedure condivise e risposte adeguate alle condizioni delle singole persone. Il raccordo operativo serve proprio a questo: affrontare i casi concreti, individuare le soluzioni possibili e accompagnare i percorsi nel rispetto delle competenze di ciascun soggetto”.

 

Il Tavolo ha concordato di aggiornarsi nuovamente con cadenza trimestrale. Nel frattempo, i servizi proseguiranno il lavoro quotidiano sulle singole situazioni, portando avanti gli interventi e le attività di rispettiva competenza. Per ogni nuovo incontro sarà definito un ordine del giorno specifico, elaborato sulla base delle proposte dei partecipanti e delle questioni operative da affrontare.

 

“La continuità del confronto è un elemento fondamentale – conclude Paulesu –. Il lavoro non si esaurisce nelle riunioni: prosegue ogni giorno attraverso l’attività dei servizi e la gestione delle situazioni concrete. Il Tavolo serve a mantenere un raccordo stabile con la direzione del carcere, individuare priorità condivise e lavorare sulle procedure e sulle progettualità che possono dare risposte effettive. È così che possiamo rafforzare il collegamento tra carcere e città e sostenere percorsi di cura, inclusione e reinserimento fondati sulla collaborazione tra tutti i soggetti coinvolti”. 

 

 

 
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