Favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, falsi lavori per aggirare il 'decreto flussi': due arresti
Due ordinanze di custodia cautelare, una in carcere e uno ai domiciliari
lunedì 16 febbraio 2026 18:59
Un’attività di indagine condotta dalla Polizia di Stato, in particolare dalla Squadra Mobile della Questura di Firenze, e dall’Ispettorato del Lavoro Area metropolitana di Firenze, che ha portato oggi all'esecuzione di due ordinanze di custodia cautelare – una in carcere e uno agli arresti domiciliari – nei confronti di due indagati, il primo, un cittadino del Bangladesh gestore di attività commerciali a Firenze e dimorante sia a Firenze che a Londra, e la seconda italiana, in relazione a plurime condotte di reato di induzione nel falso ideologico, finalizzato al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.
Le ipotizzate condotte di reato hanno coinvolto anche altre tre indagati, due di anzianità albanese e uno italiano, nei cui confronti il Giudice per le indagini preliminari a fronte della richiesta cautelare della Procura ha già fissato gli interrogatori di garanzia.
L’esecuzione cautelare si inserisce in una più ampia vicenda investigativa, che, per gli stessi reati, aveva condotto già prima dell’estate all’arresto di due indagati, uno dei quali ha avviato un percorso di collaborazione con gli inquirenti, consentendo così di arrivare all’identificazione di nuovi episodi di reati e della partecipazione di altri indagati.
La più grave ipotesi di reato, quella del favoreggiamento clandestino dell’ingresso in Italia, è stata posta in essere mediante condotte di abuso strumentale delle occasioni legali consentite dalla disciplina degli ingressi per motivi di lavoro del cosiddetto decreto flussi. Le violazioni al “decreto flussi” sono avvenute, da un lato, con la predisposizione di documentazione ideologicamente falsa attestante la sussistenza dei requisiti cui la legge ricollega la possibilità, per gli organi amministrativi competenti, le Prefetture, a rilasciare il “nulla osta” all’ingresso per cittadini stranieri - in favore dei quali poi, i medesimi indagati hanno curato il successivo iter volto all’ottenimento del “visto di ingresso” in Italia, dai paesi di origine, per la definitiva stipula del contratto di soggiorno, collegato alla firma di un rapporto di lavoro subordinato (o stagionale) – dall’altro, abusando dei tempi connessi alla domanda, mediante il sistema del click day.
Al fine di consentire a cittadini stranieri – principalmente del Bangladesh - l’ingresso in Italia, si ipotizza che gli indagati, per i quali è stata domanda cautelare in parte già accolta, abbiano sfruttato illecitamente la finestra legale offerta dal “decreto flussi”, che è diventata un mero canale di ingresso in Italia per soggetti che, una volta qui giunti, sono stati destinati ad altri fini rispetto a quelli dichiarati, appunto la stipula di un rapporto di lavoro subordinato.
Da qui, l’ipotesi delle due distinte fattispecie di reato: l’induzione in errore del pubblico ufficiale nell’adozione dell’atto pubblico, 48-479 c.p. (nel caso di specie le Prefetture, nel rilascio del nulla osta al visto di ingresso per motivi di lavoro), nonché gli atti diretti a procurare l’ingresso illegale in Italia di cittadini stranieri, in violazione dell’art. 12 TUI.
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