La strega di San Miniato

Una donna davanti all’Inquisizione, quattro secoli fa. La sua storia riemerse dagli archivi di San Miniato

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sabato 03 gennaio 2026 19:50

Gostanza da Libbiano non era una strega. Era una vedova, una levatrice, una donna che curava con erbe e preghiere. Ma nel 1594, in Toscana, bastava saper guarire per essere accusati di parlare col demonio.

 

Le voci nel borgo si rincorrevano: qualcuno giurava di averla vista parlare con spiriti oscuri, altri dicevano che volasse di notte o che potesse trasformarsi in animale. In un clima dominato dalla paura, bastò poco perché l’Inquisizione bussasse alla sua porta.

 

Il processo, celebrato a San Miniato nel 1594, è uno dei più completi mai registrati in Toscana.Gli atti dell’Archivio Storico Comunale, ancora oggi consultabili, raccontano la tensione di quei giorni: le accuse, gli interrogatori, la tortura. Gostanza confessò, poi ritrattò, dichiarando di essere stata costretta. Difese la propria innocenza con una lucidità rara per l’epoca. Alla fine, contro ogni previsione, fu assolta e tornò nel suo paese, Libbiano.

 

Dopo secoli di silenzio, la sua storia è tornata alla luce grazie agli studi storici e al cinema. Nel 2000 il regista Paolo Benvenuti ha realizzato Gostanza da Libbiano, un film interamente basato sui verbali originali del processo: uno dei pochi casi in cui la voce di una donna del Cinquecento torna a parlare con le sue stesse parole.

 

Alcune cronache locali e raccolte ottocentesche citano altre donne accusate di stregoneria nella zona: nomi come Monna Olivetta, Monna Nanna, Monna Cecha e Monna Diamante. Di loro non restano atti ufficiali o testimonianze certe, ma solo tracce nei racconti popolari: frammenti di memoria che ricordano quante storie siano andate perdute.

 

Oggi Gostanza è ricordata come una figura di coraggio e di memoria. Non era una strega, ma una donna che curava in un tempo che temeva chi sapeva troppo. La sua vicenda resta una delle pagine più intense della Toscana rinascimentale: una storia che continua a far riflettere su quanto paura e ignoranza possano trasformare la giustizia in superstizione.

 

 

 
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