Sciopero generale, a Firenze manifestazione con lavoratori e mondo della scuola

Mobilitazione per il carovita e contro la guerra: previsti disagi. Il sostegno di alcuni Comuni fiorentini

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giovedì 29 ottobre 2026 18:51

Domani, venerdì 30 ottobre, è in programma uno sciopero generale indetto dall’Unione sindacale di base (Usb), che ha invitato alla mobilitazione contro il carovita e il mancato adeguamento degli stipendi i lavoratori di tutte le categorie, sia nel pubblico che nel privato. Sono attesi disagi in diversi settori, dalla sanità alla scuola, fino ai trasporti, nonostante la precettazione del ministro Salvini.

 

Nella tarda serata di mercoledì 28 ottobre, il ministero dei Trasporti e delle infrastrutture ha precettato lo sciopero nel settore dei trasporti. Una decisione a cui si è opposto l’Usb: "Un ordine sbagliato e illegittimo, al quale disobbediamo. Confermiamo lo sciopero per l'intera giornata nei settori indicati nell'atto ministeriale, accollandosi le sanzioni che sono pesantissime ma nella consapevolezza che queste siano illegittime".

 

A Firenze in programma una manifestazione con i lavoratori e il mondo della scuola. Concentramento previsto alle ore 10 alla Fortezza, in piazza Bambine e Bambini di Beslan. "Lavoratrici e lavoratori, studentesse e studenti: un’unica lotta contro la scuola della guerra, del razzismo e della precarietà", scrive l'USB Firenze sui social. "Tante lavoratrici e tanti lavoratori ci chiedono quale sarà il percorso del corteo per lo sciopero del 30 ottobre a Firenze. Per noi dovrebbe essere questo: partenza dalla Fortezza, viali, piazza della Libertà, Prefettura in via Cavour, Regione in piazza Duomo e arrivo in piazza della Signoria sotto Palazzo Vecchio.

Sono i palazzi del potere a Firenze: la Prefettura, che rappresenta il Governo e le sue politiche di guerra, riarmo e tagli alla spesa sociale; la Regione, responsabile di una sanità pubblica ridotta ai minimi termini; il Comune, con le sue politiche scellerate sulla casa in una città sempre più inaccessibile".

 

"Il percorso, comunicato da giorni, viene però messo in discussione dalla Questura. Il centro potrebbe essere al massimo sfiorato: niente Prefettura, niente Regione, niente Comune. Per noi è inaccettabile che il centro diventi un’immensa zona rossa.

Quando Valditara, Meloni, Funaro e compagnia parlano di “pacatezza della piazza” in nome del “dialogo” fanno solo luccicare specchietti per le allodole. Quando condannano la violenza lo fanno per mantenerne l’esclusiva ed esercitarla contro di noi con le loro politiche antipopolari. Sono loro a parlare la lingua e a realizzare la coercizione, sono loro che provocano per ottenere la resa o giustificare la repressione", aggiunge USB Firenze. "Non avranno né l’una né l’altra. Anche perché il 30 ottobre non saremo soli. Lo sciopero proclamato da USB ha una dimensione internazionale: coinvolge più di 110 porti in 22 Paesi, con oltre 25 sindacati in 5 continenti. Dai porti, snodi da cui passano merci e armi, parte una risposta comune contro l’economia di guerra che ovunque si paga con salari più bassi e servizi tagliati. Dai porti alle scuole il 30 ottobre porteremo nelle piazze di tutto il Paese la nostra rabbia organizzata. Firenze è parte di questa mobilitazione".

 

Le Amministrazioni comunali di Calenzano, Campi Bisenzio e Sesto Fiorentino esprimono sostegno alle sigle sindacali dei lavoratori e alle associazioni studentesche che in queste settimane e nei prossimi giorni sciopereranno e manifesteranno per chiedere più risorse per la scuola, i servizi pubblici, la sanità e gli aumenti di salari per fare fronte ai rincari e all’inflazione.

A esprimere vicinanza sono l’assessore al Lavoro Marco Venturini di Calenzano, gli assessori alla Buona occupazione Lorenzo Ballerini e al Lavoro Carla Bonora di Campi Bisenzio e l’assessora al Lavoro Irene Falchini di Sesto Fiorentino. “Come Amministrazioni comunali – commentano – siamo a fianco di chi decide in forma non violenta di esercitare il proprio diritto a scioperare e a manifestare per richieste su salari e misure nazionali che possano far fronte a rincari e aumenti vertiginosi dei prezzi, dai settori alimentari alla benzina. Riteniamo che siano queste le priorità e gli obiettivi a cui destinare le risorse, invece che alla spesa militare”.

 

 

 
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