Giovani, la Toscana chiede più ascolto e opportunità: Monni e Dika al Festival delle Regioni
Scuola, lavoro, sport e cultura al centro dell’appello al Governo per affrontare il disagio giovanile
martedì 27 ottobre 2026 10:56
Ascoltare le nuove generazioni, comprendere le ragioni del disagio e trasformare le loro richieste in politiche concrete. È il messaggio lanciato dall’assessora regionale alle Politiche sociali della Toscana, Monia Monni, e dal sottosegretario alla presidenza della Regione, Bernard Dika, nel corso della Commissione Politiche sociali riunita a Palazzo Panciatichi nell’ambito del Festival delle Regioni, alla presenza del ministro per lo Sport e i giovani, Andrea Abodi, e dei rappresentanti delle altre Regioni.
Al centro dell’incontro, dedicato alle politiche giovanili, un documento elaborato dalla Commissione per la promozione del benessere, della coesione sociale e delle opportunità per i giovani. I due esponenti toscani hanno sottolineato la necessità di andare oltre la condanna degli episodi di violenza registrati durante le recenti mobilitazioni, aprendo spazi di ascolto e confronto diretto con ragazze e ragazzi.
“Abbiamo visto anche noi la violenza nelle piazze e nelle strade, ma abbiamo visto anche tanta bellezza, che va assolutamente valorizzata”, ha dichiarato Monia Monni, richiamando l’attenzione sulle occasioni di confronto nate nelle scuole sui temi del cambiamento, del lavoro e dell’educazione. “Abbiamo visto i ragazzi e le ragazze confrontarsi nelle scuole sui temi del cambiamento, del lavoro, dell’educazione. Li abbiamo visti insieme ai loro professori, nei giardini e davanti ai cancelli delle scuole. Abbiamo visto un confronto bellissimo, davanti al quale non possiamo essere sordi”.
Per l’assessora, le istituzioni devono dare spazio alle richieste delle nuove generazioni e affrontare i temi che le riguardano attraverso interventi trasversali. “In questo momento il nostro compito è quello di ascoltare – ha proseguito –. Per questo chiediamo che nel documento venga rafforzato il richiamo all’ascolto e che si solleciti il Governo a non fermarsi alla condanna delle violenze, che certamente ci sono state, ma a dare spazio all’ascolto dei giovani: alla parte più bella del nostro Paese, che sta rivendicando il proprio futuro. Dobbiamo mettere al centro delle politiche nazionali e regionali i temi che riguardano le ragazze e i ragazzi, con interventi trasversali. Altrimenti non riusciremo mai a dare una risposta vera”.
Anche Bernard Dika ha evidenziato la necessità di creare occasioni di confronto diretto con i giovani, sottolineando come l’attenzione riservata ad altre categorie sociali non abbia trovato un’analoga corrispondenza nei confronti delle nuove generazioni. “A livello nazionale abbiamo visto momenti importanti di ascolto degli agricoltori e degli autotrasportatori. Non credo, invece, ci sia stato un analogo momento di confronto con i giovani. Anche nei lavori di questa Commissione, rispetto ad altri contesti in cui partecipano rappresentanti di mondi diversi, manca la presenza diretta delle nuove generazioni. Come rappresentanti delle istituzioni abbiamo il dovere di trovare il modo di coinvolgerle”.
Dika ha inoltre invitato a interrogarsi sulle cause del disagio giovanile, senza limitarsi alla condanna dei singoli comportamenti. “Dobbiamo chiederci non soltanto perché un bambino di undici anni arrivi a spaccare una vetrina, ma anche quali siano le ragioni che lo hanno portato a farlo. Se ci limitiamo a condannare il gesto, senza intervenire sulle cause, rischiamo di ritrovarci nella stessa situazione. Se non curiamo la malattia, il problema si ripresenterà”.
Tra le priorità indicate dal sottosegretario toscano figurano il rafforzamento del ruolo educativo della scuola e l'accesso allo sport e alla cultura. “La scuola deve essere un ascensore sociale, come ci ricorda la Costituzione. Occorre intervenire anche sulle condizioni in cui si fa didattica: in classi sovraffollate, con 25 o 30 ragazzi, è più difficile realizzare un’efficace azione educativa. Allo stesso tempo, dobbiamo permettere a tutti di accedere allo sport e alla cultura non come privilegi, ma come diritti”.
“Solo così – ha concluso Dika – i giovani potranno trovare luoghi e opportunità educative anche quando le famiglie, per diverse ragioni, faticano a svolgere pienamente il proprio ruolo”. Le politiche giovanili, ha aggiunto, devono essere considerate una priorità perché coinvolgono non soltanto la partecipazione, ma anche il lavoro, l’istruzione, la formazione e le politiche economiche, con l’obiettivo di favorire l’autonomia dei giovani dalla famiglia e la possibilità di costruire il proprio futuro.
Foto comunicato Toscana Notizie
