Sindacalisti multati, Sudd Cobas: '5.000 euro di multe per aver scioperato'

Le multe da mille euro per 'manifestazione non preavvisata' arrivate a sindacalisti e solidali

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venerdì 23 ottobre 2026 10:30

Sindacalisti multati per effetto del Decreto Sicurezza. A renderlo noto è il sindacato Sudd Cobas in una conferenza stampa in Palazzo Vecchio con  Antonella Bundu e Dmitrij Palagi di Sinistra Progetto Comune: "5.000 euro di multe per aver scioperato contro lavoro nero, turni da dodici ore al giorno e licenziamenti illegittimi. Questo, per ora, il bilancio delle multe “DL Sicurezza” per “manifestazione non preavvisata” irrogate nelle ultime settimane dalla Prefettura di Firenze, per tramite dei Carabinieri, a cinque persone tra sindacalisti SUDD Cobas e solidali con i lavoratori in sciopero", dicono da Sudd Cobas.

 

"Nel mirino della Prefettura di Firenze il picchetto davanti al ristorante Sushi Dream a Calenzano tenutosi lo scorso marzo, e quello alla Pelletteria Chen Mingzhi a Campi Bisenzio dello scorso giugno. Si usa il DL sicurezza per comprimere i diritti sindacali costituzionali, per restringere la libertà di sciopero, e per provare a spaventare lavoratrici e lavoratori. Lo sciopero è lo strumento attraverso cui centinaia di lavoratori nella piana tra Prato e Firenze si sono liberati dal giogo dello sfruttamento e della mafia, passando anche mesi davanti ai cancelli delle loro fabbriche per conquistare i diritti minimi. Sindacalisti e solidali sono stati multati con l’accusa di non aver preavvisato i picchetti. Ma nel settore privato in Italia non esiste alcun obbligo di preavviso. E per fortuna: questo garantisce di poter indire scioperi immediatamente, smascherando il lavoro nero quando gli operai si trovano effettivamente dentro le aziende, imponendo una negoziazione immediata per prevenire il tristemente noto fenomeno del chiudi-e-riapri in cui le aziende scappano nottetempo, scioperando subito in caso di infortuni sul lavoro". 

 

"Il governo, attraverso questa norma, tenta di comprimere una libertà costituzionale consegnando poteri arbitrari in mano alle forze di polizia, e spaventando i lavoratori con la minaccia di sanzioni economiche. Un lavoratore che sciopera perché non gli viene pagato lo stipendio, rischia di ricevere una multa da mille euro!   Qual è il messaggio che la Prefettura di Firenze vuole mandare alle lavoratrici e ai lavoratori attraverso queste multe? Che da ora in poi gli scioperi dovrebbero essere preavvisati e potrebbero essere quindi prescritti da parte del Ministero degli Interni? Nel nostro paese lo sciopero è un diritto di lavoratori e lavoratrici garantito dalla Costituzione, e proprio il fatto di poterlo convocare ed esercitare liberamente garantisce loro la possibilità di incidere nelle negoziazioni con le aziende, conquistando diritti e dignità. È uno dei diritti più preziosi che abbiamo. La negazione di questo principio fondamentale è semplicemente il fascismo. Non siamo disposti a ipotecarlo per decisione di Questure, Carabinieri o Prefetture".


"Cogliamo l’occasione per invitare tutto il territorio a partecipare il 6 e 7 novembre, tra Firenze e Prato, al convegno “Una sana disobbedienza”, organizzato da SUDD Cobas e Collettivo di Fabbrica ex-GKN, insieme a giuristi, avvocati, giornalisti, attivisti per confrontarsi su leggi liberticide e diritto al dissenso", conclude il sindacato.

 

Antonella Bundu e Dmitrij Palagi: “SUDD Cobas ha denunciato le sanzioni amministrative che la Questura di Firenze contesta da mesi a delegate, delegati, lavoratrici e lavoratori per i picchetti e i presidi davanti alle aziende segnate da vertenze e lotte. La denuncia del sindacato indica una pioggia di multe da 1.000 euro l’una. Sosteniamo la loro denuncia e chiediamo alla Sindaca e alla Giunta di portare il caso nel Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica, dove siede anche il Comune, mentre proporremo al Consiglio comunale di prendere posizione in modo chiaro, in solidarietà a chi ha l’unica colpa di difendere il principio su cui si fonda la Repubblica italiana, il lavoro. Le multe nascono dall’articolo 9 del decreto-legge 23 del 24 febbraio 2026, convertito in legge ad aprile, che ha riscritto l’articolo 18 del Testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, la norma del 1931 sul preavviso delle riunioni in luogo pubblico. Chi promuove un presidio senza averlo comunicato al Questore non commette più un reato, ma rischia una sanzione da 1.000 a 10.000 euro, che sale fino a 12.000 per chi non rispetta l’ordine di scioglimento. L’importo lo decide il Prefetto e non si può pagare in misura ridotta. Più contestazioni sulla stessa giornata si sommano, ed è così che si arriva alle cifre denunciate dal sindacato".

 

"Il governo l’ha presentata come una depenalizzazione. In concreto la decisione passa dal giudice all’autorità di pubblica sicurezza. Nel processo penale un’accusa va provata in aula prima di qualsiasi condanna; qui la sanzione arriva prima e ci si difende dopo, con gli scritti difensivi al Prefetto e poi, se serve, un’opposizione davanti al giudice, pagando un avvocato. Nel frattempo, chi ha ricevuto il verbale vive con un debito possibile di migliaia di euro. Ad agosto, nell’appalto delle pulizie degli spazi comunali, il secondo livello risultava pagato 8,59 euro l’ora, spesso con contratti da venti ore settimanali o meno: per una lavoratrice in quelle condizioni una sola sanzione può valere un anno di stipendio. Non sono i primi verbali di questo tipo in Toscana. In primavera erano arrivati a chi aveva contestato l’apertura della sede di Futuro Nazionale in piazza Tanucci, e a Prato al Sudd Cobas e ad Antonella Bundu per il presidio antifascista contro il raduno di Remigrazione e Riconquista. Ora, secondo il sindacato, la stessa norma viene usata contro le vertenze di lavoro nella logistica e nei distretti produttivi della piana. Dopo le multe di piazza Tanucci l’assessore alla sicurezza Andrea Giorgio aveva accusato il governo di reprimere «con forza il dissenso».

 

"La Sindaca non ha poteri sulla Questura, ma il Comitato provinciale è la sede in cui Prefettura, Questura e Comune discutono di ordine pubblico. Chiediamo che lì il Comune domandi quante sanzioni per l’articolo 18 siano state notificate nell’area fiorentina dal 25 febbraio e quante riguardino vertenze sindacali, e che porti la posizione già espressa dall’assessore: un picchetto davanti ai cancelli è una forma dello sciopero e va trattato come tale. Quando un’azienda del territorio è in vertenza, chiediamo inoltre che il Comune convochi le parti invece di lasciare la gestione alla sola pubblica sicurezza. Porteremo queste domande anche in Consiglio comunale. La Costituzione riconosce il diritto di sciopero senza chiedere a chi lo esercita di poterselo permettere. Una sanzione costruita per pesare sul patrimonio di chi organizza un presidio sposta sull’ordine pubblico conflitti che nascono dal lavoro povero e dagli appalti al ribasso, e che lì non trovano soluzione. Non ci può essere neutralità, indifferenza, o una delega all’ordine pubblico di una questione politica e legata alla stessa agibilità democratica del conflitto, imprescindibile in qualsiasi sistema che voglia definirsi non autoritario”.

 

 

 
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