Firenze, minacce e richieste di denaro in coda all’Ufficio Immigrazione: quattro misure cautelari
Nel mirino della Squadra Mobile un gruppo accusato di vendere i posti in fila e intimidire gli utenti. Altre sei persone risultano indagate
martedì 20 ottobre 2026 13:38
Quattro cittadini peruviani sono destinatari di misure cautelari nell’ambito di un’indagine su presunti episodi di estorsione e rapina ai danni di persone in attesa davanti all’Ufficio Immigrazione della Questura di Firenze. I provvedimenti, eseguiti nei giorni scorsi dalla Polizia di Stato su coordinamento della Procura della Repubblica di Firenze, prevedono il divieto di dimora per tutti e quattro gli indagati.
Per tre uomini, di 54, 31 e 35 anni, il divieto riguarda l’intero territorio della Toscana, mentre per una donna di 57 anni è limitato alla provincia di Firenze. Nell’ambito della stessa inchiesta risultano inoltre indagati altri sei cittadini peruviani, ritenuti coinvolti, a vario titolo, nelle condotte contestate.
L’attività investigativa, condotta dalla Squadra Mobile, si è concentrata su quanto sarebbe avvenuto all’esterno degli uffici di via della Fortezza, dove cittadini stranieri si mettono in fila in attesa dell’apertura degli sportelli. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, alcuni componenti del gruppo avrebbero occupato abitualmente i primi posti della coda fin dal pomeriggio precedente, rimanendo sul posto durante la notte per poi cedere la propria posizione a chi arrivava successivamente, in cambio di denaro.
In diverse occasioni, il corrispettivo richiesto sarebbe stato superiore a 100 euro. Chi non avesse accettato di pagare avrebbe rischiato di non riuscire ad accedere regolarmente agli uffici, secondo l’ipotesi investigativa. Altri componenti del gruppo si sarebbero aggirati nei pressi della fila, assumendo atteggiamenti intimidatori nei confronti delle persone che protestavano per la situazione.
Un episodio risale al maggio 2026, quando, sempre secondo quanto emerso dalle indagini, sarebbe stata mostrata una pistola per spaventare le persone in attesa. Gli accertamenti successivi hanno stabilito che si trattava di un’arma giocattolo priva del tappo rosso, elemento che normalmente ne consente l’immediata identificazione come replica.
Le indagini, coordinate dalla Procura e svolte dalla sezione Criminalità straniera della Squadra Mobile, avrebbero permesso di ricostruire il presunto sistema utilizzato dal gruppo, documentando diversi episodi di estorsione, alcuni dei quali sarebbero sfociati in rapine, e identificando le persone ritenute coinvolte.
I quattro destinatari delle misure sono gravemente indiziati, secondo l’ipotesi accusatoria, dei reati di rapina ed estorsione in concorso. Il procedimento si trova nella fase delle indagini preliminari: i provvedimenti cautelari sono impugnabili e la responsabilità degli indagati dovrà essere accertata nelle successive fasi processuali. Come precisato dalla Polizia di Stato, gli indagati sono da considerarsi innocenti fino a un’eventuale sentenza definitiva di condanna.
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