Smartphone, social e dispositivi digitali per gli studenti: un progetto condiviso tra Comune e scuole

Il progetto 'Riconnessioni' per accompagnare bambini e ragazzi a un uso più consapevole del digitale

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giovedì 10 settembre 2026 19:55

Una cornice educativa comune per accompagnare bambini e ragazzi a un uso più consapevole del digitale, rafforzando il rapporto tra scuola, famiglie e territorio e mettendo al centro benessere e relazioni. È ‘Riconnessioni’, la proposta del Comune di Firenze per gli Istituti comprensivi, nata attraverso un percorso partecipato durato tutto lo scorso anno scolastico, che punta a inserire nei Patti educativi di corresponsabilità una sezione dedicata a “Cittadinanza digitale, benessere digitale e uso consapevole delle tecnologie”.

 

L’obiettivo è costruire criteri condivisi su smartphone, social, piattaforme e dispositivi digitali, nel rispetto dell’autonomia delle singole scuole. La proposta si inserisce nel quadro delle Linee guida per l’educazione civica, che riconoscono la cittadinanza digitale tra i nuclei fondamentali del percorso scolastico.

 

“Non vogliamo una cultura dei divieti, ma della responsabilità – sottolinea l’assessora all’Educazione Benedetta Albanese –. Il digitale fa parte della vita delle ragazze e dei ragazzi di oggi, ma la confidenza che hanno con lo strumento non si traduce automaticamente in consapevolezza. Per questo, vogliamo accompagnarli in un percorso che dia loro gli strumenti e li responsabilizzi valorizzando le relazioni e la scoperta dell’altro e del mondo, che non passi esclusivamente da uno schermo.  La tecnologia è uno strumento: può aiutare a imparare, creare e comunicare, ma non può sostituire il rapporto con gli altri”.


Il documento che è emerso dalla collaborazione tra le parti individua sei assi di lavoro: gradualità nell’accesso a smartphone, chat, social e videogiochi online; uso del digitale per finalità educative e didattiche; tutela della privacy, della dignità e del benessere relazionale; comunicazione ordinata tra scuola e famiglia; formazione condivisa; partecipazione attiva degli studenti. Il principio di fondo è che il digitale integra la didattica, ma non sostituisce la relazione educativa. Compiti, verifiche e valutazioni devono essere comunicati innanzitutto agli studenti in classe e il registro elettronico deve restare uno strumento integrativo. Particolare attenzione viene dedicata alla gradualità nell’accesso al digitale e all’accompagnamento delle famiglie. La supervisione dei dispositivi non è intesa come semplice controllo, ma come protezione e responsabilità educativa.

 

Si sottolinea la centralità del diario, quaderno e strumenti tradizionali, limitando i compiti online e il ricorso frequente a dispositivi connessi. Il possesso di uno smartphone personale non deve essere indispensabile per svolgere le attività scolastiche. Le indicazioni dovranno essere applicate in modo inclusivo e personalizzato: per gli alunni con disabilità o DSA, dispositivi e strumenti compensativi possono infatti rappresentare risorse necessarie, secondo quanto previsto dai rispettivi percorsi educativi e didattici.


Un capitolo specifico riguarda la comunicazione tra scuola e famiglia, che dovrà essere chiara, programmata, reciproca e rispettosa dei tempi di vita.Le scuole potranno individuare fasce orarie per comunicazioni e aggiornamento del registro, evitando, salvo effettive urgenze, messaggi durante il fine settimana, nei giorni festivi e nelle ore serali. Lo stesso principio varrà per le famiglie nei rapporti con docenti, dirigenti e uffici scolastici. Le comunicazioni digitali non devono sostituire colloqui e momenti di confronto diretto. 


La proposta invita gli Istituti comprensivi a utilizzare gli Open Day come occasione divulgativa per raccontare quanto sia importante lavorare insieme, presentando alle famiglie la propria visione sul rapporto tra tecnologie, apprendimento e benessere, le regole sull’uso dei dispositivi, il ruolo del registro elettronico, le piattaforme utilizzate e i percorsi su cittadinanza digitale, privacy e cyberbullismo. Un modo per costruire chiarezza, fiducia e corresponsabilità fin dall’ingresso nella scuola.


La prima iniziativa comune sarà “Febbraio, il mese per riconnetterci”, un “Mese del Benessere Digitale e delle Relazioni” dedicato all’uso consapevole del digitale e al rafforzamento delle relazioni in presenza. Ogni scuola potrà scegliere autonomamente tempi e modalità. Meno automatismi, più relazioni: nella scuola dell’infanzia spazio a gioco, movimento, letture e attività espressive; nella primaria a creatività, arte, musica, teatro, sport, lettura e lavoro cooperativo; nella secondaria a percorsi su smartphone, social, reputazione online, gestione del tempo digitale, privacy, cyberbullismo e relazioni online. Gli studenti saranno coinvolti direttamente nella progettazione, con la possibilità di realizzare campagne, podcast, slogan, articoli e materiali di prevenzione. Il mese potrà concludersi con momenti di restituzione aperti a famiglie e territorio.

 

“Febbraio può diventare il mese in cui ci riconnettiamo – continua Albanese –. Con gli altri, con la scuola, con il nostro quartiere, con la creatività e con il piacere di fare insieme. Non è una battaglia contro gli schermi: è un invito a costruire relazioni autentiche e trovare un equilibrio”.

 

L’educazione digitale coinvolgerà l’intera comunità educante, attraverso la collaborazione tra Istituti comprensivi, Università degli Studi di Firenze, Azienda USL Toscana Centro, Società della Salute, Ufficio Scolastico, biblioteche, ludoteche, centri giovani, consultori giovani e Quartieri, insieme alle realtà sportive, culturali, ricreative ed educative del territorio. Il percorso sarà accompagnato da formazione per le famiglie e il personale scolastico, dalla raccolta e condivisione delle buone pratiche e da una verifica annuale attraverso questionari, confronto negli organi collegiali e raccolta delle eventuali criticità. “Educare al digitale è una nuova frontiera della comunità educante – conclude Albanese –. Per questo scuola, famiglie e territorio devono camminare insieme. Vogliamo dare ai nostri ragazzi gli strumenti per abitare il mondo digitale con libertà e consapevolezza, sapendo anche quando è il momento di mettere via il telefono e tornare a incontrarsi”. ‘Riconnessioni’ rappresenta così un primo passo per portare il benessere digitale dentro le politiche educative cittadine, riconoscendo l’educazione digitale come parte integrante della formazione alla cittadinanza, alla relazione e al benessere.

 

“Come genitori attivi per il benessere digitale nel Comune di Firenze, siamo davvero entusiasti della collaborazione intrapresa con l’Assessorato durante questo anno ultimo anno – spiegano i genitori -. Avevamo iniziato in autonomia a confrontarci nei vari gruppi di genitori nei diversi quartieri e siamo arrivati ad un percorso di confronto che ha portato alla stesura di queste linee guida per il Benessere di digitale del Comune di Firenze. Questo documento pone una buona base di partenza per il cambiamento rispetto alle attuali abitudini sull'uso degli smartphone tra i minori sul nostro territorio e ha avviato un processo di confronto serio di partecipazione attiva in molti normale comprensivi della. Città. Da parte nostra abbiamo, tra gli altri, l’obiettivo di rendere normale che i nostri figli e le nostre figlie non siano in possesso di smartphone negli anni delle scuole primarie e secondarie di primo ciclo, posticipando l'età in cui viene considerato ‘normale’, regalare un cellulare oggi, ovvero tra i 10 e i 13 anni. A tal fine promuoviamo la necessità di una mappatura del Possesso di smartphone personali tra gli studenti delle. Scuole medie. In pratica vorremmo, tra le altre cose, che l'abitudine attuale si invertisse e che avessimo una maggioranza di studentesse e studenti privi di smartphone nel ciclo delle Scuole medie in linea con le raccomandazioni della Società Italiana Pediatria”.

 

“In questi ultimi due anni a Firenze in almeno 14 istituti comprensivi (su 24 complessivi) si sono formati gruppi di genitori impegnati sul tema del benessere digitale di bambini e ragazzi – continuano i genitori -. Abbiamo partecipato con entusiasmo al tavolo di confronto con l’Assessora Albanese, la quale ha colto la centralità del problema: se noi oggi cerchiamo il benessere digitale, è perché esiste un problema di ‘malessere digitale’. E i primi ad accorgersene sono, oltre che i genitori, gli insegnanti ed il mondo della scuola: ecco perché accogliamo con favore queste linee guida del Comune di Firenze, rivolte alle scuole del territorio. Condividiamo il concetto di fondo che i modi ed i tempi del digitale a scuola non siano un fatto ‘tecnico’, ma debbano essere il frutto di esplicite e ragionate scelte educative e che la scuola è chiamata a promuovere il digitale come strumento didattico e formativo e non come sostituto della relazione educativa diretta. Da ciò deriva che l’uso del registro elettronico, la scelta delle piattaforme didattiche, l’assegnazione di compiti online, l’utilizzo del diario cartaceo devono essere oggetto di specifiche e dettagliate policy di ciascun Istituto, che anche su tale base potrà essere valutato dalle famiglie al momento dell’iscrizione. In tema di momento di accesso a dispositivi personali, gestione del tempo di connessione ed uso corretto dei dispositivi la scuola può assumere un ruolo guida non solo per docenti, personale amministrativo e collaboratori scolastici, ma anche per alunni, studenti e genitori. Proponiamo inoltre al Comune di Firenze di avviare un’indagine conoscitiva per rilevare le abitudini sull’uso dello smartphone personale degli studenti della secondaria di primo grado”.

 

“L’idea di ‘Riconnessioni’ - spiega Paolo Boncinelli, dirigente dell’Istituto  Comprensivo Botticelli - è quella di creare un coordinamento che possa avere da un lato un valore simbolico e dall’altro ricadute molto concrete. Avere un riferimento comune può dare maggiore risonanza e rilevanza alle attività delle scuole, nel pieno rispetto delle autonomie di ciascun istituto. Non deve essere una gabbia né un vincolo, ma un riferimento e uno spazio di confronto e collaborazione. Il consenso e l’interesse che abbiamo raccolto ci dicono che questa esigenza è sentita e che c’è voglia di lavorare insieme”.

 

 
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