Prima pietra d'inciampo a Scandicci: dedicata a Rebecca Corinna Mieli, deportata ad Auschwitz a 78 anni

La cerimonia alla Villa di Castelpulci. La sua storia portata alla luce grazie al lavoro degli alunni della scuola media Rodari

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mercoledì 14 gennaio 2026 10:30

Martedì 27 gennaio, in occasione del Giorno della Memoria 2026, si svolgerà la posa della prima pietra d'inciampo sul territorio di Scandicci.

 

La cerimonia si terrà alle 11 alla Villa di Castelpulci, sede della Scuola Superiore della Magistratura. L'installazione è dedicata alla memoria di Rebecca Corinna Mieli: anziana e malata, ricoverata nell'ospedale psichiatrico che all'epoca era ospitato nella villa sulle colline di Scandicci, non sfuggì alla furia nazista, nonostante qualcuno avesse tentato di salvarla omettendo parte del suo nome per nascondere le sue origini ebraiche. Venne prelevata all'età di 78 anni e deportata nel campo di sterminio di Auschwitz. Sopravvisse poco più di 40 giorni.

 

Alla cerimonia di posa si potrà accedere su invito. Il 30 gennaio la figura di Rebecca Corinna Mieli sarà invece ricordata in un'iniziativa pubblica aperta alla cittadinanza in programma all'auditorium di piazzale della Resistenza a Scandicci.


Le 'Stolpersteine', ideate dall’artista tedesco Gunter Demnig per ricordare le vittime nel nazifascismo, sono blocchetti di cemento rivestiti con una lastra di ottone e inseriti nel selciato davanti all'ultima dimora della persona deportata nei campi di sterminio. Su ogni pietra sono riportati i dati essenziali: nome e cognome, anno di nascita, data e luogo di deportazione, e, quando noto, data e luogo di morte. L’idea è che il passante 'inciampi' simbolicamente nella memoria, fermandosi a leggere e a ricordare.

 

La pietra d'inciampo dedicata a Rebecca Corinna Mieli, nata a Livorno il 19 febbraio 1866 e deceduta ad Auschwitz il 30 giugno 1944, sarà posata all'ingresso di villa di Castelpulci, l'edificio da dove la donna venne prelavata il 20 maggio 1944. Fu poi trasferita nel campo di concentramento di Fossoli con il convoglio numero 13 partito dalla stazione ferroviaria di Firenze Santa Maria Novella, per poi essere deportata ad Auschwitz dove trovò la morte. Nei documenti dell'ospedale era registrata come Corinna Mieli: qualcuno cercò di proteggerla, evitando di inserire il suo primo nome, che rimandava direttamente all'Antico Testamento. 


La sua storia, fino ad oggi rimasta nell'ombra, è stata portata alla luce grazie al lavoro degli alunni della terza C e della terza H della scuola media Rodari di Scandicci, che hanno condotto un'approfondita ricerca negli archivi storici - a partire da quelli dello Yad Vashem, l’Ente nazionale per la Memoria della Shoah istituito nel 1953 - sotto la guida di Barbara Trevisan, ex docente di scuola e componente del Comitato della Memoria di Scandicci. I ragazzi racconteranno la figura di Rebecca, e il lavoro che hanno portato avanti, con una "performance della memoria", che sarà andrà in scena il 27 gennaio a Castelpulci e ripetuta giovedì 30 gennaio in auditorium durante la manifestazione aperta a tutta la cittadinanza, durante la quale verranno anche proiettati i documenti reperiti dagli studenti e si potrà assistere a interventi musicali di due classi della scuola Rodari e del Coro delle voci bianche della Scuola di Musica di Scandicci.


"E' possibile – spiega la professoressa Trevisan – che come accadeva spesso Rebecca sia stata veduta ai nazisti con una soffiata, in cambio di una ricompensa". "Ritengo che sia estremamente importante dare un nome a queste persone – prosegue – perché, come diceva Isabel Allende, fino a che rimane il ricordo nessuno muore definitivamente. Io sono figlia di deportati, i miei genitori non ci sono più, penso che sia un dovere della mia generazione trasmettere i valori di pace alle nuove generazioni".


"La posa della prima pietra d’inciampo a Scandicci rappresenta  per la nostra comunità un momento di grande valore civile – afferma la sindaca Claudia Sereni -. Ricordare Rebecca Corinna Mieli significa restituire un nome, un volto e una storia a una donna che è stata vittima dell’orrore nazifascista anche nella sua estrema fragilità. È un gesto che ci richiama alla responsabilità della memoria, soprattutto oggi, in un contesto internazionale segnato da guerre e negazione dei diritti umani, che ci dimostra come tragedie che pensavamo appartenere al passato possano purtroppo ripetersi. Se non promuoviamo la cultura della pace con tutte le nostre forze, il baratro può essere dietro l'angolo". 


"Le pietre d’inciampo – prosegue Sereni - sono un invito quotidiano a fermarsi, a riflettere e a vigilare. Il lavoro straordinario svolto dalle ragazze e dai ragazzi della scuola media Rodari ci dice quanto sia centrale il ruolo dei giovani: sono loro i custodi del ricordo e i protagonisti di una cultura di pace, rispetto e responsabilità. Come istituzioni abbiamo il dovere di sostenere il loro impegno, perché senza memoria non c’è futuro".

 

 

 
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