Ciao Kia, l’ultimo saluto al cane che ha aiutato tanti bambini in ospedale e non solo
Con gli operatori di Antropozoa è stata impiegata in tanti interventi assistiti con gli animali (pet therapy) in numerose realtà, tra cui l’AOU Meyer
lunedì 05 gennaio 2026 12:58
Ha lasciato un’impronta nel cuore di tante, tantissime persone: è Kia, da anni impegnata negli interventi assistiti con gli animali (pet therapy) con l’associazione Antropozoa. Ha portato sorrisi, benessere, stimoli positivi in numerose realtà con bisogni particolari, tra cui i reparti dell’AOU Ircss Meyer di Firenze.
Se n’è andata senza far rumore, come ogni passo che ha percorso all’ospedale pediatrico e in tutti i luoghi di cura della persona e dell’anima dove ha prestato il suo fedele servizio negli interventi assistiti con gli animali.
“Kia era speciale – racconta Francesca Mugnai, psicologa, esperta di interventi assistiti con gli animali e di terapie in natura, presidente di Antropozoa e l’umana che si prendeva cura di di Kia -. Aveva una dote naturale di attenzione, cura e dedizione nei confronti dell’essere umano, con una spiccata e innata capacità di capire il bisogno altrui. Insieme al suo operatore umano Alexis Gerakis, era tra i cani più conosciuti e amati negli interventi che prestiamo all’interno dell’AOU Meyer, capace di entrare in tutti i reparti, anche i più sensibili, e stimolare i piccoli pazienti a una reazione che facilita e accelera la guarigione”.
Tante le storie vissute all’interno della psichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza, dove Kia era impegnata insieme alla sua squadra di operatori umani e animali. I bambini erano i suoi compagni di quotidianità preferiti. Ha aiutato piccoli pazienti a rialzarsi dopo difficili interventi in rianimazione, li ha invogliati a riprendere a camminare con la scusa di farsi portare a fare una passeggiatina, a lanciare una palla, ad annusare i fiori nel prato; ha stimolato sorrisi, ridotto stress, abbassato la percezione del dolore e della paura.
“Una volta – ricorda Mugnai - una bambina, in ospedale da lungo tempo, ci ha detto: “Quando c’è Kia, mi sento in famiglia”. Kia era un membro della famiglia Antropozoa, ma anche della famiglia allargata e senza confini che accoglie chiunque abbia bisogno di un sostegno speciale che i nostri cani formati per la pet therapy possono donare”.
La perdita di Kia lascia un grande vuoto nel mondo degli interventi assistiti con gli animali. “Il lutto dell’animale – sottolinea ancora la psicologa Mugnai – è un dolore che a poco a poco sta trovando un riconoscimento sociale e che può avere effetti importanti sulla salute emotiva e sulle relazioni quotidiane. Quando riguarda un animale che lavora, che ha un valore sociale e uno status riconosciuto, cambia: diventa un lutto collettivo che coinvolge quanti lo hanno visto passare, hanno vissuto e goduto della sua presenza per più o meno tempo”.
Il cane di pet therapy o che ha comunque una funzione sociale, “lascia dietro sé qualcosa di più di un vuoto: lascia gratitudine per quello che ha fatto nella sua vita, rispetto, nostalgia. Perché ha un ruolo che supera la distinzione tra umano e animale”.
Flat coated retrivier, Kia è entrata nella famiglia di Antropozoa quando aveva due anni, destinata a una carriera agonistica, è stata accolta negli interventi assistiti con gli animali proprio grazie alle sue doti naturali di cura. È diventata “grande” insieme ai suoi compagni di vita a due e 4 zampe, si è fatta valere giorno dopo giorno nella pet therapy e ha fatto tanto di quel bene che sarebbe anche impossibile provare a contare le persone che hanno tratto benefici dalla sua presenza. È stata tutor di tanti studenti e ha permesso a molti cuccioli di imparare le buone regole di convivenza.
“Il lavoro va avanti, l’impegno dei nostri operatori umani e animali pure per proseguire una strada che la nostra Kia ha contribuito a tracciare con la sua spontaneità e la sua naturale predisposizione a prendersi cura dei suoi umani” conclude Francesca Mugnai.
