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Madri detenute con figli, in Toscana un progetto per l’accoglienza in case famiglia

Il Progetto sperimentale di sostegno alla genitorialità detenuta. Spinelli: 'I bambini in carcere non ci devono stare'

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giovedì 09 giugno 2022 17:57

Mai più bambini in carcere: è l'obiettivo del progetto sperimentale promosso dalla Regione Toscana, con il Comune di Firenze, che consentirà ad alcuni bambini, figli di madri detenute, di vivere la loro infanzia in case-famiglia o in case alloggio e non più in un carcere.


La novità sarà sperimentata in Toscana grazie alle specifiche risorse stanziate dal Ministero della Giustizia e destinate alle Regioni per progetti di accoglienza residenziale di mamme detenute insieme ai figli.


Il progetto, spiega la Regione, si articolerà nel prossimo biennio e potrà riguardare tre nuclei familiari di madri con figli piccoli detenuti (uno nel 2022 e due nel 2023).


Attualmente in Toscana non vi sono casi di questo tipo, ma in Italia oggi ci sono 21 bambini o bambine che hanno meno di sei anni e vivono con le proprie madri detenute. A febbraio 2020 erano 59, una riduzione determinata in gran parte dall'emergenza Covid che ha imposto un maggior ricorso alle misure alternative,


Il “Progetto sperimentale di sostegno alla genitorialità detenuta” si inserisce in un quadro normativo nazionale in evoluzione: è stata infatti recentemente approvata dalla Camera dei deputati a larghissima maggioranza una proposta di legge in virtù della quale le mamme detenute che hanno con sé un bambino fino a 6 anni devono essere collocate in case famiglia protette.


Bambini e bambine in carcere non ci devono stare. Questo progetto è un passo avanti importante per il rispetto dei loro diritti; e al tempo stesso per favorire il ripristino della rete di rapporti familiari in funzione dell’equilibrato sviluppo del minore, i percorsi di autonomia delle madri, il loro reinserimento sociale”, ha evidenziato l’assessora regionale alle politiche sociali Serena Spinelli.


“Non c’è alcuna giustificazione – ha proseguito - al fatto che un bambino o una bambina trascorra la propria infanzia dietro le sbarre; si tratta di una situazione ingiusta e penalizzante e che produce conseguenze negative per il suo futuro, con una maggiore incidenza di abbandono scolastico, illegalità minorile, mancata occupazione e disagio sociale. Questo progetto vuole quindi garantire un ambiente di crescita più idoneo e, grazie alla sinergia tra i diversi soggetti istituzionali, i servizi sociali e il terzo settore, uno strumento di protezione sociale con il sostegno e l’accompagnamento alla relazione genitoriale".

 

“Si tratta di un progetto sperimentale in collaborazione con la Regione - ha detto l’assessore al Welfare del Comune di Firenze Sara Funaro - che permette di dare una risposta ulteriore al tema della genitorialità in carcere. I bambini hanno il diritto di crescere in un ambiente idoneo alla loro età e non di reclusione. Noi vogliamo tutelarli e garantire loro un futuro sereno ed equilibrato. La sperimentazione durerà qualche anno e durante questo periodo cercheremo di capire le varie esigenze per poi vedere come procedere”.


La progettualità proposta da Regione Toscana si configura come un’azione di sistema, connessa e collegata con i percorsi di prevenzione, promozione e protezione dei diritti dei minori e delle famiglie sviluppati in tutti gli Ambiti territoriali.


Il progetto coinvolge il Comune di Firenze, che ospita la sezione femminile del complesso penitenziario di Sollicciano, e questo favorirà la possibilità di sperimentare questi percorsi. Ma accanto a questa collaborazione istituzionale numerosi saranno i soggetti che prenderanno parte al progetto: i servizi sociosanitari territoriali, le Autorità giudiziarie, l’U.E.P.E (Ufficio di Esecuzione Penale Esterna), il coordinamento regionale di enti del Terzo Settore gestori di strutture di accoglienza per minori e genitori con figli denominato “Pollicino”, i Garanti dei diritti dei detenuti.


In particolare, il progetto prevede da subito la costituzione gruppo di lavoro integrato coordinato a livello territoriale dal Comune di Firenze; poi l'individuazione di strutture aderenti alla sperimentazione dell’area vasta Toscana Centro, la mappatura delle strutture di tutto il territorio regionale con richiesta di disponibilità all’accoglienza attraverso manifestazione di interesse emessa da Comune di Firenze; l'avvio dell'attività formativa multidisciplinare per professionisti coinvolti nell’accoglienza ed il sostegno alle diadi madre/padre-bambino realizzata da Comune di Firenze in collaborazione con Centro regionale di documentazione Infanzia e adolescenza. Obiettivo da sviluppare nel corso del progetto sperimentale: l’elaborazione di una proposta di linee guida regionali per l’accoglienza di genitori detenuti con figli.

 

 

 
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