Firenze, nel Salone dei Cinquecento ora c'è Il Quarto Stato: via all'esposizione

Il grande quadro di Pellizza da Volpedo visibile nel Salone dei Cinquecento fino al 30 giugno

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sabato 30 aprile 2022 12:30

Sotto il celebre soffitto a cassettoni del Salone dei Cinquecento da oggi vive un capolavoro in più. "Il Quarto Stato" di Giuseppe Pellizza da Volpedo ha trovato casa proprio qui, nel grande salone nel cuore di Palazzo Vecchio.


Si tratta di un trasloco temporaneo per il dipinto, arrivato in prestito dal Museo Novecento di Milano, e che resterà a Firenze dal primo maggio al 30 giugno.


L'opera di Pellizza da Volpedo (1868 - 1907) arriva a Firenze grazie ad un progetto del comune di Firenze e del Museo Novecento, e grazie alla collaborazione con il comune di Milano, collaborazione già avviata in occasione della mostra delle Tre Pietà michelangiolesche in corso al Museo dell'Opera del Duomo.


L'imponente quadro, alto più di due metri e lungo oltre cinque, campeggia in fondo alla Sala, issata su un grande pannello blu. Lo svelamento si è tenuto questa mattina, alla presenza dei sindaci Firenze Dario Nardella, e di Milano Beppe Sala e del ministro del lavoro Andrea Orlando.

 

L'esposizione aprirà al pubblico proprio il primo maggio, giorno dedicato al lavoro. Lavoratori e lavoratrici sono i protagonisti del quadro, dipinto tra il 1898 e 1902, e frutto di un lungo percorso creativo dell'artista, che soggiornò anche a Firenze, dove frequentò l'Accademia di Belle Arti (dal 1893 al 1895) sotto l'insegnamento di Giovanni Fattori.

 

Il primo bozzetto dell’opera sul tema dello sciopero (Ambasciatori della fame) risale al 1891 ed era già ambientato nella piazza della natia Volpedo. In seguito, attraverso numerosi studi e variazioni, l’artista giunse tra il 1895 e il 1896 a una tormentata versione intermedia (Fiumana), oggi alla Pinacoteca di Brera. Il Quarto Stato viene presentato al pubblico per la prima volta nel 1902 all’Esposizione internazionale di arte decorativa moderna di Torino. Le speranze dell’artista, che pensava a un’acquisizione regia, vennero ben presto disilluse: l’opera infatti non verrà compresa.

 

Il dipinto rappresenta una risposta ai sanguinosi eventi milanesi del 1898 (quando, durante i moti popolari, il generale Bava Beccaris fece sparare sulla folla provocando una strage) e risente profondamente del socialismo umanitario ed evoluzionistico maturato nel tempo dall’artista. Il “quarto stato”, cui fa riferimento il titolo, è la classe lavoratrice che viene rappresentata attraverso lo scenografico realismo. 

 

Successivamente al debutto del 1902, l’opera torna a far parlare di sé in varie occasioni: la prima durante gli scioperi operai dopo la vittoria dei socialisti radicali alle elezioni politiche del novembre 1919 di Milano, un anno prima dell’acquisto dell’opera da parte del comune di Milano. Tra gli omaggi resi a questa tela, si può ricordare il lungo piano-sequenza posto a sfondo dei titoli di testa di Novecento di Bernardo Bertolucci (1974).

 

"Il Quarto Stato, che sarà a Firenze in prestito da Milano fino a fine giugno, porta nel cuore del Governo cittadino un’opera che è innanzitutto un simbolo potente della storia della lotta dei lavoratori per l’affermazione dei propri diritti. La marcia dei braccianti di Pellizza da Volpedo che chiedono pane e dignità porta con sé non solo il valore culturale ma diventa un evento, una performance che avrà una risonanza che va al di là dei valori artistici ed espressivi propriamente detti contenuti nella tela: il Quarto Stato diventa così un messaggio che commistiona l’arte con gli ambiti sociali, economici e lavorativi e che sarà corredato da altri appuntamenti di approfondimento su questi temi", ha detto il sindaco Dario Nardella.

 

"Questa mostra, altresì - spiega il sindaco di Firenze - crea un inedito asse tra il museo Novecento fiorentino e il museo del Novecento milanese, istituzioni che da sempre non si limitano a meri allestimenti ma attuano un solido lavoro di ricerca e studio per proporre esposizioni che mirino alla riflessione, all’educazione, alla divulgazione e alla valorizzazione. Non ultimo, questo prezioso prestito pone le basi per una duratura e significativa collaborazione tra le città di Firenze e Milano, già iniziata con la mostra Le tre pietà che possiamo ammirare al museo dell’Opera del Duomo, e che adesso proseguirà anche con altre esposizioni e unione di sinergie nel segno dell’arte, della cultura, della bellezza. Io credo molto nell'amicizia tra le città Giorgio La Pira disse 'i regni passano le città restano'. E con la guerra in Ucraina ci siamo resi conto che sono entrati nel nostro quotidiano proprio inbomi delle città, che non conoscevamo. Le città sono le prime a subire le guerre".

 

"Il Quarto stato siamo noi. Ci rendiamo conto di come l'arte abbia una grande potenza comunicativa e di come sia politica. L'arte non è fine a se stessa nn ci invita a esercizio di auto contemplazione. L'arte è un racconto ed è un racconto politico. Penso che questa iniziativa ci inviti anche a riflettere sul fatto che il nostro compito non è solo quello di conservare l'arte ma anche di promuoverla. Fare circolare le opere è un grande e doveroso esercizio di promozione a differenza di chi pensa che la cultura sia solo appannaggio dei vestali del patrimonio storico artistico, e che le opere non si possano muovere. A che serve conservare le opere se poi non le viviamo, se i giovani non li possono vedere?", conclude Nardella.

 

"Mi fa effetto vedere il quadro qui a Firenze perché Il Quarto Stato è il simbolo di Milano. Ma sono contento che sia qui. Perché è il simbolo di Milano, perché ogni città è unica per qualcosa, Milano è unica nel fatto che  aggrega le genti che arrivano da ogni dove attraverso una specie di religione del lavoro. Ama il lavoro, dimostra voglia di lavorare e sei milanese. Se cammini per Milano e chiedi chi è milanese di origine sono pochi, tra i residenti ci sarà il 10 percento. Il nostro essere accoglienti nasce dal fatto che abbiamo un animo solidaristico, chiamiamo ad essere partecipi di un progetto di crescita che si basa sul lavoro. Il segreto di Milano è che non importa da dove vieni e chi sei, ama il lavoro e sei dei nostri", ha detto Giuseppe Sala.

 

"La marcia silenziosa e compatta dei braccianti del Quarto Stato è più contemporanea e attuale che mai. In un periodo di grande incertezza e difficoltà come quello che stiamo vivendo, il capolavoro di Pellizza da Volpedo ci ricorda che il lavoro è motore sociale insostituibile, strumento di libertà e indipendenza non solo economica, ma anche identitaria e personale di ogni individuo. A Milano siamo molto legati a questa opera, perché mette al centro il popolo, il lavoro e i diritti. Acquistato dai cittadini nel 1920, grazie a una raccolta fondi promossa dal sindaco socialista Emilio Caldara, il quadro è stato esposto a Palazzo Marino, alla Galleria di Arte Moderna e dal 2010 è al Museo del Novecento. La collaborazione avviata con la mostra sulle “Tre Pietà” continua proficua grazie a questa opera iconica, che chiude l’Ottocento e apre l’arte del secolo breve. E proseguirà nel corso dei prossimi anni con progetti incentrati sul prestito reciproco di opere d’arte e iniziative culturali congiunte, dal profondo valore simbolico", conclude Sala.

 

Domenica 1° maggio, in occasione della Domenica Metropolitana, per tutti i residenti della Città Metropolitana di Firenze sarà possibile visitare l’opera di Giuseppe Pellizza da Volpedo a Palazzo Vecchio gratuitamente (ingressi disponibili fino ad esaurimento posti). 

 

 

Irene Grossi

 

 

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