La denuncia dei sindacati: 'Focolaio Covid in due centri di smistamento, almeno 50 positivi'

'Positivi tra i magazzinieri impiegati'

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sabato 03 ottobre 2020 20:07

"Focolaio Covid in due centri di smistamento a Campi Bisenzio e Sesto Fiorentino". E' la denuncia dei sindacati Si Cobas e Adl Cobas Firenze e Prato.

 

"Tra i 115 magazzinieri impiegati sono almeno 50 i positivi accertati, a cui se ne potrebbero sommare altri ancora in attesa di esito del tampone", scrivono i sindacati in una nota. "Sono questi i risultati “spaventosi” del tamponamento di tutto il personale eseguito tramite un privato e richiesto con forza dai lavoratori e dalle organizzazioni sindacali Si Cobas e Adl Cobas dopo che nella giornata di lunedì erano emersi tre casi di positività al coronavirus e molti dipendenti mostravano già sintomatologie associabili al virus".

 

I sindacati aggiungono: "Se si fossero seguite le “procedure”, saremmo ancora in attesa dell'intervento dell'ASL, e con cinquanta positivi ancora in magazzino ad infettare i propri colleghi. Il fatto evidente è che il rispetto delle misure contenute nel “Protocollo sulla sicurezza” sottoscritto da governo e parti sociali non è sufficiente a scongiurare l'esplosione di focolai di questo tipo. Dopo i risultati dei tamponi, ai lavoratori negativi è stato richiesto di tornare a lavoro, senza premurarsi di effettuare una indagine epidemiologica per riscontrare eventuali contatti con i positivi sul posto di lavoro. È assurdo che in situazioni di questo tipo l'obbligo di quarantena previsto per chi è stato a contatto con i positivi non venga applicato ai colleghi che con questi lavorano fianco a fianco. Sopratutto dal momento in cui, come in questo caso, è evidente che il luogo di lavoro è il luogo del contagio".

 

Infine: "Come Si Cobas e ADL Cobas appoggiamo la richiesta dei lavoratori di sospendere le attività dei magazzini per il tempo necessario a fermare la diffusione del virus e di procedere alla riapertura dopo un nuovo tampone a tappeto. Troppo spesso la salute di chi lavora viene sacrificata per i profitti delle aziende. Ora più che mai questo non è tollerabile. Il problema riguarda milioni di lavoratori, le loro famiglie e tutta la comunità che si trova ancora a fare conti con questo micidiale virus".

 

 

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