Alluvione di Firenze, la cerimonia del 60esimo anniversario con il presidente Mattarella

La cerimonia istituzionale nel Salone dei Cinquecento. Presente anche il Ministro della Cultura Alessandro Giuli

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mercoledì 04 novembre 2026 17:42

A Firenze il 4 novembre non sarà mai una giornata come un'altra, e quest'anno ancora di più: oggi ricorre il 60esimo anniversario dell’alluvione del 4 novembre 1966

 

Una ricorrenza che la città di Firenze ricorda con un calendario di commemorazioni, mostre, incontri, concerti e iniziative dedicate alle scuole. Momento centrale delle celebrazioni la cerimonia istituzionale nel Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio, questo pomeriggio, alla presenza del presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

 

Accolto da un lungo applauso, Mattarella ha fatto ingresso nel Salone intorno alle 16.30. L'evento si è aperto con un video che ha ripercorso i drammatici momenti di quel novembre di sessant'anni fa. In sala, oltre al Presidente della Repubblica, il Ministro della Cultura Alessandro Giuli, autorità locali e numerosi sindaci della Città Metropolitana. 

 

Ad aprire gli interventi la sindaca Sara Funaro, seguita dal presidente della Regione Eugenio Giani. Sul palco anche le testimonianze di alcuni Angeli del Fango, tra i molti presenti in platea.

 

L'intervento della sindaca Sara Funaro. "Signor Presidente, grazie per essere ancora una volta al nostro fianco, come dieci anni fa, nel cinquantesimo anniversario dell’alluvione. La Sua presenza rinnova una vicinanza e un’attenzione costanti, che Firenze sente e apprezza profondamente, in questa giornata di memoria che unisce la nostra città con l’Italia e quanti, nel mondo, sessant’anni fa ne condivisero il dolore e scelsero di aiutarla. All’alba del 4 novembre, dopo giorni di pioggia, l’Arno superò le spallette e invase case, botteghe, chiese, biblioteche, musei. Come abbiamo visto nelle immagini, in via dei Neri, qui dietro, l’acqua raggiunse 4 metri e 92 centimetri. Una targa ne indica ancora l’altezza. Dietro quel segno ci sono le richieste d’aiuto, le persone alle finestre, l’angoscia di vedere la strada scomparire senza sapere quando il fiume avrebbe smesso di salire. Il mio primo pensiero va alle 35 persone che persero la vita quel giorno – 17 a Firenze e 18 negli altri comuni del nostro territorio metropolitano - e a quelle che morirono successivamente per le conseguenze dell’alluvione. Le voglio ricordare insieme alle sindache e ai sindaci presenti, che ringrazio per essere qui. La memoria dell’alluvione comincia da quelle vite spezzate, che nessun racconto della rinascita può farci dimenticare".

 

"Quando l’acqua si ritirò, lasciò una città sepolta nel fango. Nelle case e nei luoghi di lavoro si erano perduti mobili, vestiti, strumenti del mestiere, fotografie, ricordi: ciò che serve per vivere e ciò che custodisce la storia di una famiglia e gli affetti. A Santa Croce il Crocifisso di Cimabue, sfigurato, divenne l’emblema della devastazione, simbolo della nostra città. Agli Uffizi si lottava per mettere in salvo i capolavori, mentre alla Biblioteca Nazionale 1 milione e trecentomila tra volumi, manoscritti e giornali erano stati sommersi. Pagine custodite per secoli rischiavano di scomparire per sempre. Firenze era ferita nella sua storia universale e nella vita più intima dei suoi abitanti. Eppure, dentro quella desolazione, Firenze cominciò a reagire e, appena l’acqua iniziò a ritirarsi, i fiorentini tutti scesero in strada. La Firenze che il mondo venne ad aiutare era già al lavoro, a partire dai propri cittadini. Molti avevano perso tutto. Eppure, spalavano, liberavano ingressi, raggiungevano i vicini. Si passavano gli attrezzi, portavano all’asciutto i libri, mettevano in salvo le opere. Ogni gesto restituiva alla città una possibilità di ricominciare. In questo sforzo collettivo, l’amministrazione comunale guidò la città e ne sostenne la reazione con il proprio sindaco, la giunta e tutti i consiglieri comunali".

 

"Prima ancora di sapere come avrebbero ricostruito la propria vita, i fiorentini, stavano già aiutando a ricostruire quella degli altri. A queste donne e a questi uomini Firenze deve una gratitudine immensa. Ma davanti a una tale devastazione servivano mezzi, competenze, risorse. Serviva che la voce di Firenze arrivasse lontano. E il mondo, tutto il mondo rispose. Arrivarono ragazze e ragazzi dall’Italia e dall’estero, pronti a lavorare nelle strade, nelle case, nelle biblioteche. Li ricordiamo come gli Angeli del fango. Dietro quel bellissimo nome ci sono il freddo, le ore trascorse a spalare, il peso dei libri bagnati.  Intorno a quelle braccia poi si mobilitò il mondo. 81 Paesi contribuirono con fondi, materiali, attrezzature e competenze. Si attivarono governi, università, associazioni, comunità religiose e singoli cittadini. Dagli Stati Uniti arrivarono risorse ingenti, dalla Germania aiuti per il recupero degli affreschi, dalla Somalia una nave carica di banane. Il “Miracolo di Firenze” fu anche questo: trasformare la commozione in un impegno capace di durare nel tempo. Tra le tante storie, una commuove ancora profondamente. Il 21 ottobre 1966, ad Aberfan, nel Galles, una frana travolse una scuola e le abitazioni vicine: morirono 144 persone, tra cui 116 bambini. Appena due settimane dopo, le famiglie di quella comunità raccolsero coperte, vestiti e giocattoli per i bambini di Firenze. Da una perdita e da un dolore immensi seppero trarre la forza di prendersi cura degli altri".

 

"Anche il Senegal, duramente colpito dalla siccità, inviò un aiuto economico. Il presidente Léopold Sédar Senghor richiamò nel suo messaggio le parole pronunciate qui, a Palazzo Vecchio: “La voce di Firenze risponde alla tradizione negro-africana di pace (…) per questo in nome dell’Africa io mi rivolgo al mondo da questa piazza di Palazzo Vecchio, cuore di Firenze la pacifica”. La tragedia di Firenze colpì così profondamente popoli tanto lontani: questo è un interrogativo che ci poniamo ancora oggi. La bellezza fu un richiamo straordinario, ma le testimonianze raccontano un legame con Firenze che andava oltre. Il segretario generale delle Nazioni Unite U Thant scrisse: “Firenze è ben più di una raccolta di gioielli artistici. Essa ha veduto la storia forgiarsi entro i suoi confini e ciò che è accaduto qui in molte occasioni ha avuto ripercussioni non solo in Italia ma in tutto il mondo”. Il segretario generale dell’associazione Buddisti d’Oltremare, Võ Văn Ái, mentre la guerra sconvolgeva il suo Paese, rivolse alla città queste parole: “O Firenze, vorrei abbracciarti perché l’Occidente e l’Oriente siano una cosa sola”. “Il mondo per Firenze”, dunque, perché in quella città ferita tanti popoli riconoscevano una parte della propria storia e una speranza comune: la possibilità di incontrarsi, di comprendersi, di costruire la pace. In Firenze riconoscevano un luogo capace di avvicinare popoli, culture e religioni. Una vocazione che ha radici profondamente lontane. Dal Concilio del 1439, che riunì i rappresentanti delle Chiese d’Oriente e d’Occidente, fino all’impegno di Giorgio La Pira, Firenze ha saputo da sempre essere un luogo di incontro e di dialogo. Nel mondo diviso dalla Guerra fredda, La Pira promosse i Colloqui Mediterranei, cercando il confronto tra popoli e religioni. Salvare Firenze significava custodire una voce capace di superare i confini e aprire strade di pace. Jacqueline Kennedy espresse la profondità di questo legame in una lettera al sindaco Piero Bargellini: “È davvero incredibile la rinascita che la Sua città ha saputo compiere. Ispirati dal coraggio dei suoi abitanti, so che tutti continueranno a offrire il proprio sostegno, ogni volta e per tutto il tempo in cui ce ne sarà bisogno, perché il mondo intero sarà per sempre in debito verso Firenze”.

 

"Signor Presidente, una città che ha ricevuto un riconoscimento così grande deve chiedersi ogni giorno come esserne all’altezza. Sessant’anni fa Firenze ebbe bisogno del mondo. Oggi essere “Firenze per il mondo” significa continuare a mettere al suo servizio la cultura, la conoscenza, la capacità di avvicinare i popoli e aprire spazi di dialogo e di pace. È questa la responsabilità che sento di raccogliere da Sindaca. La nostra storia ci chiede di prendere posizione per la dignità umana, di difendere i diritti, di praticare l’accoglienza e il rispetto delle differenze. Ci chiede di dare sostanza alla parola “Pace”. Il Mediterraneo nel quale La Pira cercava le strade del dialogo ci chiede oggi di proseguire quell’impegno, affrontando insieme, anche i temi, oltre alla pace, anche della crisi climatica. Le nostre città devono proteggere le persone, prepararsi ai rischi, condividere conoscenze e soluzioni. Con questa consapevolezza abbiamo lanciato i Dialoghi Mediterranei per il clima, per riunire 100 sindaci intorno a una responsabilità comune. Per Firenze, nel sessantesimo anniversario dell’alluvione, questo impegno ha un significato preciso: trasformare la memoria della propria vulnerabilità in una responsabilità verso il futuro. E quel futuro, tra poco, sarà qui davanti a noi. Sessant’anni fa, i bambini del mondo scrivevano ai bambini di Firenze, mandavano doni e messaggi di solidarietà, anche simbolici. Tra poco saranno qui bambine e bambini fiorentini. Guardandoli, vedremo quanto il mondo sia diventato parte di Firenze. Portano con sé storie e origini diverse, condividono scuole, piazze e amicizie: sono già la città che stiamo costruendo. Queste bambine e questi bambini si meritano un mondo nel quale possano crescere al sicuro, liberi di riconoscersi nelle proprie differenze e in ciò che li unisce. “Firenze per il mondo, il mondo per Firenze”: questo legame attraversa la nostra storia e ci chiede di guardare avanti. Sessant’anni fa, il mondo venne qui per impedire che una parte della propria storia andasse perduta. Oggi Firenze vuole continuare a fare la propria parte perché nessuno senta perduto il proprio futuro, soprattutto le nostre bambine e i nostri bambini. Grazie di cuore”, conclude Funaro.

 

Una giornata ricca di momenti quella di oggi, giornata principale delle celebrazioni, aperte alle 9 con la celebrazione eucaristica nella Basilica di Santa Croce, presieduta dal cardinale Gualtiero Bassetti, seguita dal corteo verso Ponte alle Grazie, dove alle 10.30 è stata deposta una corona in Arno. Nelle prime ore di oggi il flashmob ideato dalla Croce Rossa Italiana – Comitato di Firenze e patrocinato dal Comune: un corteo di mezzi di soccorso ha attraversato le strade del centro storico per rendere omaggio a quanti contribuirono ai soccorsi e alla rinascita della città.

 

 

IL CALENDARIO DI EVENTI PER IL 60ESIMO DELL'ALLUVIONE

 

 

foto di Francesco Ammendola - Ufficio per la Stampa e la Comunicazione della Presidenza della Repubblica

 

 

 
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