L'esperienza Shelter City arriva a Palazzo Vecchio: la storia dell'attivista gazawi Reema Saleh
L'esperienza delle Shelter Cities è stata illustrata in Commissione consiliare
mercoledì 22 luglio 2026 18:04
L’esperienza Shelter City, il programma internazionale di protezione temporanea per difensori dei diritti umani a rischio, è stato al centro della seduta odierna della Commissione Pari opportunità, pace, diritti umani, relazioni internazionali, immigrazione del Comune di Firenze.
La dottoressa Tiziana Biolghini, assessora della Città Metropolitana di Roma Capitale, ha illustrato l’esperienza in atto a Roma delle Shelter Cities, la dottoressa Reema Saleh, attivista gazawi esperta di diritti umani per l’educazione e l’infanzia, la dottoressa Anna Meli, presidente COSPE e la dottoressa Giulia Torrini, presidente di “Un Ponte per”.
“Oggi abbiamo ascoltato la testimonianza della dottoressa Reema Saleh e della consigliera della Città Metropolitana di Roma Tiziana Bioghini. Siamo solidali con Gaza, non dobbiamo dimenticarci di quello che sta succedendo. Siamo dalla parte degli attivisti dei diritti umani. Roma ci ha presentato il suo progetto di Shelter City. Anche il Consiglio comunale di Firenze – ha spiegato la presidente della Commissione Pari opportunità, pace, diritti umani, relazioni internazionali, immigrazione Stefania Collesei – ha approvato un atto di indirizzo per l’adesione alla rete delle Shelter City, città rifugio, a livello europeo. In un momento nel quale gli spazi di democrazia si stanno comprimendo è giusto, ed opportuno, dare la possibilità agli attivisti dei diritti umani di portare le loro esperienze dirette. Diritti civili, sindacali, politici, ambientali, umani, sono ancora calpestati in tante parti del mondo”.
“Anche nella Città metropolitana di Roma Capitale – ha aggiunto l’assessora Tiziana Biolghini – abbiamo investito molto su questo progetto. Siamo un territorio vasto con 680 mila concittadini stranieri che vivono nei nostri 121 comuni. E lì fuori sono circa 950 i difensori dei diritti uccisi nel 2025. Ecco perché è importante essere ‘città rifiugio’. Il difensore è poi una figura che svolge un lavoro straordinario anche sui nostri territori, perché crea momenti di confronto che non fanno altro che accrescere il nostro bagaglio culturale. Momenti di straordinaria partecipazione rivolti soprattutto alle nuove generazioni: con Un Ponte Per a Roma abbiamo infatti realizzato tante iniziative che hanno saputo accogliere tra i giovani uno spirito diverso di partecipazione, facendoli sentire parte della storia della nostra società che è anche e soprattutto la loro. Abbiamo messo in campo strumenti efficaci come il concorso Scuole Contro il Razzismo, coinvolgendo 32 istituti dove ragazze e ragazzi, dopo una serie di incontri con i difensori ed esperti, hanno realizzato dei corti verticali sul razzismo. Ad oggi è più che mai importante mantenere alta l’attenzione su questi Paesi dove sono in atto, come a Gaza, veri e propri genocidi, con le nuove generazioni che vivono in questi territori, affette da danni psicosociali enormi. E sta qui l’importanza delle Shelter Cities, promosse non solo da associazioni come un Ponte Per e COSPE ma anche e soprattutto da amministrazioni sensibili a questi temi, come Roma e Firenze”.
“Ringraziamo la Commissione Pari opportunità, pace e diritti umani del Comune di Firenze per questo incontro e per aver ospitato la testimonianza di Reema Saleh, attivista di Gaza arrivata in Italia grazie al progetto delle città rifugio promosso dalla rete In Difesa Di, di cui anche COSPE fa parte. In un momento in cui gli spazi civici si restringono e chi difende i diritti umani è sempre più esposto a rischi, anche nei Paesi democratici – ha continuato la presidente di COSPE Anna Meli – crediamo che Firenze possa e debba riaffermare la propria vocazione di città di pace, dialogo e accoglienza. La realtà che il genocidio di Gaza ci mette di fronte, inoltre, impone risposte ancora più forti e le città possono fare molto nel silenzio complice degli stati nazionali. Auspichiamo dunque che da questo incontro possa dunque nascere anche un’azione politica e concreta e che il progetto Città rifugio possa prendere piede anche a Firenze o nella città metropolitana: sostenere attiviste e attivisti minacciati non è solo un gesto umanitario, ma una scelta politica e collettiva che riattiva il tessuto sociale della comunità ospitante, soprattutto giovani. Gli attivisti e le attiviste ospitate sono infatti portatori di competenze culturali e tecniche di alto livello che mettono a disposizione della comunità attraverso eventi, visite nelle scuole, formazione. E tutto questo rappresenterebbe soltanto una continuità con la tradizione di Firenze città di pace e dialogo”.
L’ attivista gazawi esperta di diritti umani per l’educazione e l’infanzia Reema Saleh ha sottolineato come sia “veramente impossibile capire da qui l’entità del dolore di quello che stanno passando queste persone, soprattutto quando a dare queste testimonianze drammatiche sono dei bambini. Siamo riusciti a portare finalmente delle matite, dei fogli di carta e questo nello stupore di alcuni bambini e, proprio quando hanno visto queste matite, c’era tanta curiosità nei bambini perché stavano tenendo in mano, per la prima volta nella sua vita, una matita. Quindi immaginiamoci questo, un bambino che riesce solamente adesso dopo più di due anni di guerra e di genocidio – ha detto Reema Saleh – ad avere la possibilità di prendere in mano una matita, una penna. L’insegnante ci ha raccontato che questi bambini, che vivono in queste tende, in questi spazi per l’istruzione temporanea arrivano già stanchi, arrivano assetati perché magari non sono riusciti a trovare dell’acqua potabile prima di di venire lì. Alcuni di loro sono scalzi e per alcuni non c’è nemmeno una sedia o un posto a sedere in questo spazio. Vedo ancora bambini che hanno subito amputazioni, bambini che sono disidratati, che sono scalzi, che non riescono ad avere veramente accesso all’istruzione. Anche gli insegnanti hanno perso casa, famiglia, la normalità delle proprie vite, eppure ogni giorno continuano a svolgere il proprio ruolo e ad insegnare. In realtà sono diventati qualcosa di più, sono diventate delle persone che veramente proteggono anche questi bambini, sono diventati come dei consulenti, quindi al di là del loro trauma, si occupano anche di sostenere i propri studenti nell’affrontare i loro traumi. Non si tratta solamente di andare in classe o di avere un libro scolastico, si tratta veramente di difendere l’infanzia, la dignità e anche la speranza per il futuro. Firenze è una città che, per lunghissimo tempo, per decenni, è stato un simbolo di cultura, di apprendimento, anche di dignità e di diritti umani. Quindi quello che vi chiedo è non solo di ascoltare queste parole, ma di tenerle con voi, di farle vostre perché è grazie a questo che potremo prova a guardare, appunto, la sicurezza, l’istruzione e i sogni di questi bambini”.
Infine Giulia Torrini, presidente di “Un Ponte per”, che ha ricordato “con quanto amore viene fatto questo lavoro di tessere relazioni e cercare il possibile dove sembra impossibile, alimentare la speranza con iniziative di solidarietà in zone del mondo come Gaza perché le persone che ospitiamo in questo progetto, in questo percorso che la città metropolitana di Roma ha accolto con questo entusiasmo e di cui l’assessora spiegava i risultati sul territorio, vengono da luoghi del mondo in cui ci sono altrettante sofferenze e difficoltà. A noi piacerebbe, e lo dico da fiorentina, che anche Firenze riuscisse ad attivare questi progetti in maniera concreta, trovando accoglienza nei luoghi che potrebbero essere adatti ad accogliere queste persone, come veniva ricordato alla Fondazione Kennedy, ma trovando anche tessuto culturale tra di voi, tutte e tutti voi”.
