Stop ai 'finti' artigiani: termine riservato solo agli iscritti all'Albo. Sanzioni a partire da 25mila euro
CNA Firenze: 'Vittoria per la trasparenza". Dalla moda ai gelati, cosa cambia
lunedì 30 marzo 2026 10:08
Una rivoluzione normativa destinata a scuotere il tessuto economico. Con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale della Legge n° 34 dell’11 marzo 2026, lo Stato mette il "lucchetto" alla denominazione "artigianato". Dal prossimo 7 aprile, l’uso di questo termine sarà un diritto esclusivo delle imprese regolarmente iscritte all’Albo.
Una battaglia storica di CNA che diventa realtà, introducendo per la prima volta sanzioni pesanti: chi trasgredisce rischierà una multa pari all’1% del proprio fatturato, con una soglia minima inderogabile di 25.000 euro per singola violazione, spiega l'associazione di categoria.
"La nuova norma corregge le ambiguità della vecchia legge quadro del 1985. Il divieto di definirsi "artigiani" riguarda la ditta, l’insegna, il marchio e persino la promozione dei servizi. Colpisce chi non è iscritto all’Albo o chi, pur essendolo, non produce direttamente i beni", spiega CNA Firenze. "Nel mirino finiscono, tra gli altri, i colossi della moda, dell’arredo e dell’agroalimentare che usano il termine "artigianale" come specchietto per le allodole, ma anche comuni attività commerciali e di somministrazione. Un esempio concreto? Il bar che promuove il proprio gelato come "artigianale": pur producendolo in proprio, trattandosi di attività commerciale e non iscritta all’Albo, dal 7 aprile non potrà più utilizzare la denominazione. Il blocco si estende anche a consorzi e società consortili non registrati nella sezione separata dell’Albo".
"Finalmente viene fatta chiarezza e tutelato il valore del vero lavoro manuale, restituendo dignità e certezza a chi investe sulla qualità reale e non solo sulle etichette", commenta Francesco Amerighi, presidente di CNA Firenze Metropolitana. A questo traguardo si aggiunge un secondo successo politico: il pressing di CNA ha ottenuto che la legge deleghi il Governo a riformare integralmente la legge quadro del 1985 entro il 7 gennaio 2027.
Tra gli aspetti da rivedere figurano per CNA i "limiti dimensionali relativi al numero massimo di dipendenti: paletti ormai anacronistici che, anziché facilitare il superamento della microimprenditorialità, come auspicato dal sistema politico e economico, finiscono per ostacolarne la crescita. Occorre poi includere nuovi mestieri nel comparto, riconoscendo l'evoluzione del settore, e rivedere l'eccessiva autonomia regionale che ha generato disparità e burocrazia a danno di aziende e consumatori. Un caos evidente, ad esempio, per gli impiantisti, costretti a gestire catasti termici diversi per ogni territorio, o per la formazione professionale, dove i corsi per estetica e acconciatura variano incredibilmente in durata da regione a regione".
"Questa doppia vittoria ci permette di guardare al futuro con fiducia – conclude Amerighi - Siamo pronti a confrontarci con le Istituzioni per trasformare questa delega in una legge moderna. La protezione del nome è il punto di partenza, ma la vera sfida è dare all'artigianato regole che semplifichino la vita a chi produce, superando la frammentazione normativa e garantendo finalmente prospettive di crescita certe a tutto il comparto".
