Giorno della Memoria a Firenze, cerimonia con gli studenti e commemorazione dai binari delle deportazioni

La sindaca Funaro: 'Parole che credevamo del passato sono tornate tragicamente attuali, i giovani siano portatori della democrazia non cedendo alle intolleranze'

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martedì 27 gennaio 2026 16:25

Firenze celebra il Giorno della Memoria. “Ottantuno anni fa il mondo intero scoprì l’orrore della Shoah, di Auschwitz e degli altri campi di sterminio, luoghi in cui l’odio xenofobo, l’antisemitismo, il razzismo e ogni forma di intolleranza avevano cancellato ogni traccia di umanità. Il Giorno della Memoria deve essere un momento vivo, capace di rafforzare la consapevolezza del passato, di parlare al nostro presente e al nostro futuro". Così la sindaca di Firenze Sara Funaro nel suo intervento in occasione del Giorno della Memoria.

 

Le celebrazioni sono iniziate questa mattina dal Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio alla presenza di studentesse e studenti della 2^ DL del Russell-Newton di Scandicci, della 2^A dell’IIS Cellini, di una classe seconda e due classi terze dell’Istituto paritario Calamandrei, della 1^LEE e la 3^B Informatica del Meucci, della 3^C della secondaria di primo grado Botticelli e della 1^E del Liceo Artistico, con la partecipazione della Famiglia del Gonfalone. 

 

"Nel 2026, parole che credevamo relegate a un passato lontano – guerra, razzismo, antisemitismo, disumanizzazione – sono tornate tragicamente attuali. Se non stiamo attenti, non solo si sgretola il diritto internazionale, ma rischia di indebolirsi anche quel patrimonio di valori e di princìpi che pensavamo intoccabile, quell’universo etico che credevamo ormai acquisito e condiviso”. 

 

“L’esperienza che più mi ha segnato è stato il viaggio della memoria ad Auschwitz nel 2019 – ha continuato la sindaca Funaro - con il treno della Memoria. Un viaggio lungo e faticoso, vissuto insieme a tanti ragazzi e ragazze, con le sorelle Bucci. Ricordo l’andata, carica di entusiasmo, di voglia di stare insieme. Al ritorno, dopo aver vissuto l’esperienza dei campi, il clima era cambiato: i ragazzi erano pieni di domande, di interrogativi, ma anche di nuove consapevolezze. Non dobbiamo cedere all’odio e all’intolleranza, ma continuare a far sentire la nostra voce in difesa dei diritti, dell’uguaglianza e della dignità di ogni persona, continuando a difendere quanto conquistato grazie al sacrificio di donne e uomini. I ragazzi lo hanno dimostrato molte volte scendendo in piazza, prendendo posizione, facendo sentire la propria voce. Oggi il mondo ha bisogno di voci giuste come queste, esattamente come, nel passato, ci sono stati tanti ‘Giusti’”.

 

Dopo i saluti della sindaca Funaro alle autorità civili e militari intervenute, dell’assessora alla Cultura della Memoria e all’Educazione Benedetta Albanese, del presidente della Regione Toscana Eugenio Giani e l’intervento del Direttore dell’Istituto storico toscano della Resistenza Matteo Mazzoni sono seguite le testimonianze di dieci studenti che, tramite il progetto proposto da Aned ‘La memoria ha un futuro di pace’ inserito all’interno de ‘Le Chiavi della Città’ hanno preso parte lo scorso maggio ai Viaggio della Memoria nei campi di concentramento di Dachau, Ebensee e Mauthausen. Quindi si è tenuta la performance di Letizia Fuochi e Frank Cusumano dal titolo ‘Neve di carta’. 

 

“Quello che abbiamo imparato con i ragazzi e le ragazze delle scuole che hanno partecipato con me al ‘Viaggio della Memoria’ lo scorso anno - ha detto l’assessora alla Cultura della memoria e all’Educazione Benedetta Albanese nel suo intervento - è che nulla accade da un giorno all’altro. Esiste invece un percorso, che nasce dall’individuazione di un nemico, di qualcuno considerato “diverso”, una diversità che diventa motivo di odio, che porta alla disumanizzazione dell’altro e alla normalizzazione del male, una normalizzazione che rende tollerabile, quasi comprensibile, ciò che invece, letto oggi con la lucidità della storia, è inconcepibile. Oggi più che mai la memoria deve farsi futuro, diventare la lente con cui leggere il presente. Perché il male ritorna, nella stessa sostanza, anche se con volti e forme diverse. Che la memoria sia la nostra guida verso un futuro migliore”. 

 

In Sala d’Arme di Palazzo Vecchio, dalle 10, con un simbolico taglio del nastro avvenuto alla presenza della sindaca Sara Funaro, dell’assessora alla Cultura delle memoria Benedetta Albanese, della consigliera della Comunità ebraica di Firenze Barbara Sevi, di Lorenzo Tombelli, presidente della sezione fiorentina di Aned, di Alessandro Mammoli in rappresentanza di Anei, di Matteo Mazzoni presidente dell’Istituto storico toscano della Resistenza e di Vania Bagni, presidente dell’Anpi fiorentina, si è aperta la proiezione a ciclo continuo dei contributi video dell’Istituto Storico Toscano della Resistenza riguardanti l’armistizio dell’8 settembre 1943; la persecuzione degli ebrei; scioperi e deportazione politica. La Comunità ebraica ha portato “La testimonianza di chi ce l’ha fatta”, mentre Aned, “Testimonianza di Mario Piccioli”. 

 

Alla stazione di Santa Maria Novella si è svolta la cerimonia in memoria di tutte le deportazioni, avvenute dal binario 16 e dal binario 6. Qui sono intervenuti la sindaca di Firenze Sara Funaro, l’assessora alla Cultura della Memoria Benedetta Albanese, il rabbino Joseph Levi, la prefetta Francesca Ferrandino, il presidente della Regione Toscana Eugenio Giani, il presidente della sezione Aned di Firenze Lorenzo Tombelli, la presidente dell’Anpi Firenze Vania Bagni, Alessandro Mammoli in rappresentanza dell’Anei, il presidente del Quartiere 1 Mirco Rufilli e le autorità militari cittadine.

 

“Il nostro dovere oggi è ricordare per far sì che, soprattutto ai più giovani, non siano sopraffatti dalla paura e dall’intolleranza – ha detto nel suo intervento la sindaca Sara Funaro -. Oggi più che mai abbiamo il dovere di far sentire la nostra voce di fronte agli atti drammatici che vediamo nel mondo. Non possiamo dimenticare le immagini dei bambini di questi giorni: devono restare accanto a quelle del passato come monito, come richiamo al senso di responsabilità individuale e collettiva. Da Firenze, città che ha sempre difeso i diritti, che ha rispettato l’altro, che ha lavorato come ponte tra comunità e realtà diverse, dobbiamo continuare a ribadire con forza questi valori. Ringraziando chi allora ha resistito e si è impegnato – i partigiani, i civili, tutte le persone che hanno scelto il coraggio – e continuando a fare in modo di essere un faro di principi democratici, di umanità e rispetto”. 

 

L’assessora alla Cultura della Memoria Benedetta Albanese ha poi aggiunto: “La memoria sia una guida per costruire un futuro migliore, raccontando ciò che è accaduto affinché non si ripeta mai più. Non si tratta di un momento che vale solo in un’occasione simbolica come la Giornata della Memoria che ricorda tutte le deportazioni, ma di un impegno che cerchiamo di portare avanti durante tutto l’anno. È un lavoro necessario affinché la difesa dei diritti, delle libertà e della giustizia sia il faro per costruire la democrazia”.

 

 

 

 
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