Scoperto il primo monodontide del Mediterraneo: il ritrovamento grazie anche al Gamps di Scandicci

Scandicci
31/08/2019

Rinvenuto il cranio di 'Casatia thermophila' risalente a 5 milioni di anni fa

Sono stati ritrovati i resti del primo monodontide fossile del Mediterraneo, un antico cetaceo. Il gruppo geopalentologico Gamps di Scandicci ha collaborato alla scoperta, partecipando ad una campagna di scavi che ha portato al rinvenimento di un cranio di Casatia thermophila risalente a 5 milioni di anni fa.

 

Il gruppo Gamps di Scandicci ha partecipato alle ricerche nella cava di Arcille, in provincia di Grosseto, assieme alla Soprintendenza per i beni archeologici della Toscana e al Museo di Storia Naturale dell’Università di Pisa. Il ritrovamento, risalente al 2013, è stato seguito da sei anni di studio da parte dei paleontologi del Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Pisa. La ricerca è stata pubblicata dalla rivista internazionale Journal of Vertebrate Paleontology (che in considerazione del valore della scoperta ha scelto di lasciare libero accesso alla consultazione dei risultati), raccontata dal Quotidiano Nazionale, e descritta nei particolari dall’edizione online di National Geographic Italia.

 

Il cranio del monodontide si trova adesso al Museo di Storia Naturale dell’Università di Pisa, nella Certosa di Calci, mentre un calco in resina fedele all’originale è esposto presso la mostra permanente del Gamps nella sede di Badia a Settimo (Centro Civico Ofelia Mangini, piazza Vittorio Veneto 1), messa a disposizione del gruppo geopaleontologico dal Comune di Scandicci.

 

“Il cranio di Casatia thermophila, rinvenuto vicino a Grosseto e risalente a 5 milioni di anni fa”, si legge nell’articolo del National Geoghaphic Italia, “conferma che gli antenati degli attuali monodontidi, come il beluga e il narvalo, oggi confinati nell’Artico, nel Pliocene nuotavano nei nostri mari, con temperature quasi tropicali”. 

Una curiosità: i ricercatori hanno battezzato il monodontide fossile Casatia thermophila in onore del Presidente del Gamps Scandicci Simone Casati, che ha partecipato a numerose campagne di scavi soprattutto in Toscana.

 

"Non occorre essere particolarmente amanti della natura per conoscere e simpatizzare per il beluga (Delphinapterus leucas) e il narvalo (Monodon monoceros), parenti più celebri dei tursiopi e delle stenelle che frequentano le nostre coste", si legge sulla pagina Facebook del Gamps, riferendosi ai due esemplari della famiglia dei delfini. "Mentre i monodontidi attuali sono oggetto di incessanti ricerche da parte di biologi di tutto il mondo, la loro traiettoria evolutiva è di difficile ricostruzione in virtù di testimonianze fossili particolarmente limitate. Se passeggiando tra le colline della Toscana che si estendono dall'Appennino alle pianure costiere potessimo viaggiare a ritroso nel tempo sino all'epoca che i geologi chiamano Pliocene (da circa 5,3 a circa 2,6 milioni di anni fa), osserveremmo un paesaggio assai diverso da quello odierno, nettamente dominato dall’acqua. Infatti, durante il Pliocene, buona parte del territorio toscano era sommerso da un mare popolato da una grande varietà di organismi. I profondi mutamenti geologici e climatici intercorsi da allora hanno rimodellato il territorio, rendendolo una “miniera a cielo aperto” ricca di indizi che, se debitamente interpretati, possono svelare le antiche origini dell'ambiente attuale. Buona parte delle colline toscane, costituite prevalentemente da sabbie e argille depositatesi su antichi fondali marini, ancora oggi custodiscono resti delle faune marine plioceniche. Reperti fossili di balene, delfini, dugonghi e squali - insieme a resti di molluschi, crostacei ed altri invertebrati - offrono la possibilità ai paleontologi di ricostruire i panorami sottomarini del passato e, in alcuni casi, sulla base di nuovi ritrovamenti, ampliano sensibilmente le conoscenze al riguardo aggiungendo elementi faunistici a un puzzle paleoambientale in continua evoluzione".


"Nel 2013, è stato rinvenuto il cranio fossile di un delfino ad opera dei cavatori intenti alle attività estrattive presso la cava di Arcille. Tale reperto è stato affidato ai paleontologi del Dipartimento di Scienze della Terra dell'Università di Pisa che, con grande sorpresa, hanno potuto determinarne l'appartenenza ai monodontidi sulla base di inequivocabili caratteri osteologici. Il cranio fossile di Arcille è dunque l'unico rappresentante della famiglia Monodontidae noto dal Mar Mediterraneo. Ma c'è di più: grazie al buono stato di conservazione del reperto, i paleontologi dell'Università di Pisa hanno potuto effettuare uno studio morfoanatomico di dettaglio che è risultato nel riconoscimento del cranio di Arcille come rappresentativo di un nuovo genere e di una nuova specie monodontidi fossili, battezzata col nome bionomiale di Casatia thermophila", aggiunge il Gamps.

 

 

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