Calcio femminile, intervista a Alessandra Nencioni del C.F. Florentia

Cronaca
12/06/2019

"Le donne giocano un calcio fatto di tecnica, di grinta, di FairPlay, di passione e sacrifici."

Il mondiale femminile di calcio che si sta svolgendo in Francia in questi giorni è l'occasione per riportare sotto i riflettori questa branchia del calcio spesso sottovalutata. Abbiamo intervistato Alessandra Nencioni, numero 10 della squadra C.F. Florentia, nata nel 2015 e arrivata in Serie A l'anno scorso, dopo aver sbaragliato le contendenti nelle altre categorie. 

 

Come nasce l'amore per il calcio e quando hai iniziato a giocare?


"Ho iniziato a giocare in giardino, con mio fratello e mio nonno. Non so bene come e perché sia diventato amore. Quando mio fratello è entrato a far parte di una squadra, ho deciso di “copiarlo”, all’epoca tutto quello che faceva lui dovevo farlo anche io. A 6 anni tiravo calci ad un pallone nel DLF, la mia prima squadra. E da lì ho continuato, con i maschietti fino ai 15 anni, poi sono passata nel calcio femminile. Mio fratello nel frattempo aveva smesso di giocare, ma per me la passione è rimasta intatta!"

 

Da piccola nessuno ha mai storto la bocca di fronte a questa tua passione?


"I miei genitori e la mia famiglia mi hanno sempre sostenuta, ovviamente lo studio era al primo posto, il calcio veniva dopo i bei voti a scuola! I miei compagni di squadra mi hanno accolto da subito, e i loro genitori si erano molto affezionati a me, so che alcuni mi seguono ancora. Penso di essere stata fortunata, ho trovato da subito ambienti sani dove erano importanti lo sport e il divertimento. Se ci siano mai stati commenti negativi, non posso dirlo, magari a quella età non ero neanche consapevole."

 
Da quanto tempo giochi e quali sono i tuoi obiettivi futuri?


"Gioco da 24 anni, ho girato tante squadre, ho giocato in molti livelli e anche all’estero, negli USA. Ormai comincio ad avere una certa età, calcisticamente parlando, ma sono anche in uno stato di forma fisica ottimale e vorrei poterne approfittare ancora qualche anno per restare ad alti livelli."


Credi che stia nascendo una nuova consapevolezza nella cultura collettiva circa l'equiparazione del calcio femminile e maschile?


"Io penso che ci sia un po’ di confusione nell’usare il termine equiparazione. Automaticamente, sentendo questo termine, le persone tendono a paragonare il calcio femminile a quello maschile, risolvendo che il calcio femminile non è allo stesso livello del maschile. Ma questo non si può fare: anche se lo sport è lo stesso, gli interpreti non lo sono. Come non si fanno paragoni tra uomini e donne in altri sport (tennis, nuoto, pallavolo…), così non si dovrebbero fare nel calcio giocato. Le donne giocano un calcio fatto di tecnica, di grinta, di FairPlay, di passione e sacrifici.
L’equiparazione va fatta in termini di investimenti, di impegno, di professionalità. Ci alleniamo tutti i giorni della settimana, spesso anche due volte al giorno. Rinunciamo ad un sacco di weekend liberi, di vacanze, di impegni con amici e famiglia. Ci comportiamo allo stesso modo dei nostri colleghi maschi, ma il nostro lavoro non è assolutamente equiparabile al loro in termini di stipendi, di visibilità, di indennità.
Nel Nord Europa, negli Stati Uniti, la consapevolezza sta crescendo sensibilmente, in Italia sembra essere più difficile."


Cosa pensi che occorra per arrivare all'uguaglianza in questo settore?
 

"L’ingresso di Club maschili nel calcio femminile è sicuramente un passo importante. Ma ancora una volta bisogna distinguere tra Italia e il resto d’Europa. Purtroppo noi siamo ancora qualche passo indietro.
23 mie colleghe sono in Francia in questo momento e stanno giocando la Coppa del Mondo. Giocano contro altre calciatrici che sono vere professioniste, come quelle dell’Australia che hanno battuto 2-1. Spero che loro possano far aprire gli occhi a tutte le persone che non ci ritengono degne di avere gli stessi diritti degli uomini, in questo sport."

 


Ti sei mai sentita vittima degli stereotipi che girano intorno al calcio femminile?


"Infinite volte. Basti pensare a tutte le interviste che ho fatto e alla domanda riguardante l’orientamento sessuale delle calciatrici, che mai è mancata. Ma questo succede solo in Italia." 

 

Cosa vorresti dire alle bambine che vorranno seguire il tuo esempio?
 

"Se il calcio femminile continua la crescita a questo ritmo, le bambine di adesso avranno molte più opportunità, molti più stimoli e anche molte più di distrazioni. Per questo, l’unica cosa che veramente mi sento di dire loro, è quella di farsi trascinare dalla passione per questo sport, e di non dimenticarsi mai il motivo per cui hanno scelto di giocare questo gioco, in primo luogo."

 

 

Agnese Paternoster
 

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