Simonetta Vespucci, la 'Venere Vivente'

Calenzano
06/11/2018

La musa di Firenze

Simonetta Cattaneo nacque a Genova nel 1453, figlia di Gaspare Cattaneo della Volta e Cattochia Spinola. Della sua infanzia e adolescenza non si hanno notizie, le tracce storiche della “Venere Vivente” ( così arà soprannominata dai coetanei) si riaccendono nell'Aprile del 1469 quando sposa Marco Vespucci (parente lontano dell'omonimo navigatore) nella chiesa di San Torpete. Un matrimonio non dettato dall'amore, ma dal bisogno della famiglia Cattaneo di legarsi ad una famiglia ricca e potente dopo a diminuzione degli affari dovuta alla caduta di Costantinopoli e alla perdita delle colonie orientali.

 

La coppia si trasferì a Firenze e subito venne accolta nella cerchia medica. Simonetta divenne la musa ispiratrice di Botticelli, di Luigi Pulci, Piero di Cosimo e Poliziano e le cronache ci narrano anche di un amore proibito con Giuliano de Medici.

 

Nel 1475 fu eletta “regina del torneo” che si tenne in Piazza Santa Croce e che viene ricordato come il Torneo di Giuliano, che vinse la giostra e un ritratto di Simonetta dipinto dal Botticelli.

 

La vita di Simonetta, per quanto splendente, è stata anche molto breve: muore il 26 Aprile 1475 di tisi.

 

Di lei e della sua bellezza rimangono molte testimonianze: in primis il Ritratto di Simonetta Vesucci d Piero di Cosimo, ove è raffigurata come una novella Cleopatra. Di Simonetta è anche il volto che rappresenta maggiormente Firenze e il Rinascimento Italiano nel mondo: Sandro Botticelli usò il volto della “venere vivente” per La Primavera e la Nascita di Venere, entrambe esposte nella Galleria degli Uffizi di Firenze e nel Venere e Marte.

 

Simonetta vive anche nella prosa: Angelo Poliziano dopo la sua morte rinunciò a completare “Le Stanze”, un poema che narrava in chiave metaforica l'amore fra la donna e Giuliano de Medici.

 

Bernardo Pulci le dedicò l'elegia De obitu divae Simonettae e il sonetto La diva Simonetta a Julian de' Medici; Francesco Nunsio veronese compose il Carmen austerum in funer Simonettae.

 

Anche Lorenzo il Magnifico dedicò dei versi alla bella Vespucci: quattro sonetti che saranno i primi della sua opera Comento

 

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