Sfruttamento del lavoro nella filiera della moda, amministrazione giudiziaria per due aziende nel fiorentino
Coinvolti 18 lavoratori vittime di sfruttamento
venerdì 06 novembre 2026 10:59
Due società del settore della moda, con sedi legali a Signa e Campi Bisenzio, sono state sottoposte ad amministrazione giudiziaria per la durata di un anno. Il provvedimento è stato disposto dal Tribunale di prevenzione di Firenze su richiesta della Procura di Prato, nell'ambito di un'indagine sullo sfruttamento del lavoro nella filiera produttiva dell'abbigliamento.
Le due aziende, una società a responsabilità limitata e una società per azioni, sono marchi conosciuti sul mercato italiano e internazionale, con una clientela prevalentemente di fascia medio-alta. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, entrambe avrebbero esternalizzato negli anni una parte della produzione, affidandosi a un'organizzazione imprenditoriale gestita da cittadini albanesi, indagati per intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro ai danni di maestranze albanesi e bengalesi.
Il Tribunale ha riconosciuto una colpevole agevolazione dello sfruttamento lavorativo da parte delle due società, contestando una mancata vigilanza sulle imprese terziste alle quali venivano affidate le commesse. In particolare, secondo quanto emerso dalle indagini, le aziende non avrebbero verificato adeguatamente la reale capacità imprenditoriale dei fornitori, alcuni dei quali avrebbero impiegato lavoratori in nero e persone in condizioni di irregolarità sul territorio nazionale.
Le maestranze sarebbero state costrette a lavorare in condizioni di sfruttamento, con orari e ritmi estenuanti, retribuzioni inadeguate, ferie e riposi negati e scarse condizioni di sicurezza. Gli accertamenti avrebbero inoltre evidenziato situazioni alloggiative degradanti, contratti collettivi inadeguati, buste paga artefatte e la presenza di società schermo. Sarebbero emersi anche episodi di vessazioni, offese, violenze e controllo fisico costante sui lavoratori, oltre ad anomalie nelle procedure di audit aziendale.
I controlli e le perquisizioni hanno documentato i rapporti economici tra le società destinatarie del provvedimento e le imprese riconducibili ai due imprenditori albanesi. Tra il materiale acquisito figurano etichette, capi di abbigliamento, fatture, documenti di trasporto, packing list, conversazioni in chat e corrispondenza e-mail. Dagli atti risulterebbe che i rapporti commerciali tra una delle due aziende, la società per azioni, e l'organizzazione coinvolta nello sfruttamento avrebbero garantito a quest'ultima introiti per circa 500mila euro.
Il sistema avrebbe consentito alle aziende committenti di ottenere prodotti a costi inferiori e ridurre i tempi di fabbricazione, accelerando l'immissione degli articoli sul mercato. Un meccanismo che, secondo la ricostruzione investigativa, avrebbe favorito la competitività delle imprese e contaminato l'intera filiera produttiva.
Nel corso dell'attività investigativa hanno collaborato 18 lavoratori individuati come vittime di sfruttamento. Per loro è stato richiesto il rilascio del permesso di soggiorno per motivi di giustizia, ai sensi dell'articolo 18-ter del decreto legislativo 286/1998.
Il provvedimento rappresenta il primo caso in cui due amministrazioni giudiziarie vengono fondate su un'attività di sfruttamento lavorativo riconducibile a imprenditori albanesi, ai danni di lavoratori stranieri di nazionalità diversa da quella cinese. Si tratta inoltre della seconda amministrazione giudiziaria disposta in Toscana e della seconda nata da un'iniziativa di una Procura circondariale.
La Procura di Prato considera questo strumento un mezzo importante per contrastare lo sfruttamento lavorativo, intervenendo non soltanto nei confronti di chi gestisce direttamente le attività illecite, ma anche sulle imprese committenti che ne traggono vantaggio. L'obiettivo è risanare la filiera produttiva, intervenendo sia sulle aziende responsabili dello sfruttamento sia sui livelli più alti della catena commerciale, attraverso le misure previste dall'articolo 34 del decreto legislativo 159/2011.
Secondo la Procura, il fenomeno dello sfruttamento lavorativo presenta caratteristiche sistematiche nella provincia pratese e coinvolge lavoratori di diverse nazionalità, tra cui albanesi, cinesi, pakistani, bangladesi e africani, con conseguenze sulla dignità dei lavoratori e sulla concorrenza nei confronti delle imprese che operano nel rispetto delle regole.
Le indagini sono state condotte con il supporto del Gruppo Anti Sfruttamento dell'Asl Toscana Centro e del Nucleo di Polizia economico-finanziaria della Guardia di Finanza. La Procura ha inoltre evidenziato la necessità di maggiori risorse umane per le attività investigative e per gli uffici giudiziari, sottolineando la complessità degli accertamenti necessari a contrastare il fenomeno.
L'amministrazione giudiziaria avrà una durata di un anno e non comporterà l'interruzione dell'attività delle imprese. La misura ha una funzione di risanamento e punta a correggere le criticità riscontrate, in particolare nei rapporti con le aziende terziste, attraverso il controllo giudiziario e il ripristino delle condizioni di legalità.
La Procura precisa infine che le responsabilità degli imprenditori indagati dovranno essere accertate nelle successive fasi dei procedimenti. In applicazione del principio di presunzione di non colpevolezza, gli indagati potranno essere considerati colpevoli soltanto in presenza di una sentenza definitiva.
