Prato, sfruttamento del lavoro in un'impresa di stireria: divieto di dimora per due imprenditori
Otto i lavoratori sfruttati. Ritrovate anche strutture fatiscenti nelle quali vivevano
mercoledì 14 ottobre 2026 11:27
Divieto di dimora a Prato per due imprenditori occulti.
Si tratta di un uomo di quarantuno anni e una donna di trentanove anni, entrambi provenienti dallo Zhejiang. I due imprenditori sono stati raggiunti anche da una misura interdittiva del divieto temporaneo di esercitare imprese o uffici direttivi delle persone giuridiche e delle imprese per la durata di dodici mesi, unitamente ad altri tre cittadini sinici sempre provenienti dalla provincia dello Zhejiang, uno dei quali di trentotto anni, amministratore formale e legale rappresentante dell'impresa oggetto d'indagine e gli altri due, un uomo di sessantanove anni e una donna di sessantaquattro anni, collaboratori familiari dei due imprenditori occulti.
I delitti contestati, oggetto della misura cautelare emessa, sono lo sfruttamento del lavoro e l'intermediazione illecita, nonché l'impiego di manodopera clandestina priva di permesso di soggiorno. Le condotte poste in essere dai due imprenditori sinici ai danni di almeno otto lavoratori, sette cinesi e un cittadino pakistano, sono state registrate a partire almeno dal novembre 2023.
Gli esiti delle investigazioni hanno provato che i due imprenditori cinesi, anche mediante l'ausilio di prestanome, gestiscono un'impresa di stireria, nella quale impiegano otto lavoratori, tutti privi di regolari contratti di lavoro e uno anche irregolare sul territorio nazionale, che sono costretti a lavorare in condizioni di sfruttamento, in violazione delle retribuzioni e degli orari previsti dalla contrattazione collettiva, tutti i giorni della settimana, senza giorni di riposo e con brevissime pause – circa 10 minuti – per consumare i pasti sul posto di lavoro.
Gli approfondimenti investigativi e, in particolare, l'analisi della copiosa documentazione extra contabile aziendale, hanno consentito di individuare i gestori occulti: un gruppo familiare, da tempo operante nel medesimo settore economico/imprenditoriale, ormai esperti nell'attuazione di un turn over fittizio che, solo negli ultimi cinque anni, aveva visto susseguirsi, nel medesimo sito, tre imprese individuali. Nel caso in esame, gli indagati erano gli unici a poter vantare un contratto di lavoro. Riguardo alle "intestazioni fittizie", proprio a testimonianza dell'estensione ditale fenomeno, l'indagine ha rivelato che tra gli operai sfruttati vi era anche una cittadina cinese, formalmente titolare di un'altra stireria ma, di fatto, lavorava "in nero" presso l'impresa monitorata, impiegata come gli altri per circa 13 ore al giorno.
L'investigazione ha altresì evidenziato il clima di insicurezza: durante uno dei controlli ispettivi, è stata anche rilevata una pericolosa condizione di promiscuità vita/lavoro. Nascoste da pile di scatoloni, sono state rinvenute strutture fatiscenti, costruite mediante apposizione di cartoni e materiale legnoso (peraltro, facilmente combustibile), adibite a camere da letto. I loculi, del tutto privi dei requisiti minimi di abitabilità, erano anche asserviti da apparecchiature alimentate elettricamente, collegate a prese multiple sovraccariche, con conseguente incremento del rischio di incendio. Le attrezzature di lavoro presentavano carenze manutentive, essendo sprovviste dei necessari elementi di protezione atti a impedire i contatti accidentali tra macchina e operatori.
I lavoratori, invece, sono risultati essere privi della necessaria formazione e pertanto adibiti allo svolgimento della mansione specifica senza essere stati adeguatamente informati e formati in merito ai rischi specifici e alle relative misure preventive e protettive. Come sovente accade nei procedimenti per fatti di reato della stessa specie, è altresì emersa la figura di un consulente per la sicurezza, nei confronti del quale si procede per il reato di concorso in falso in atto pubblico per induzione, destinatario di decreto di perquisizione, che si è prestato per la formazione di falsi attestati di partecipazione dei lavoratori ai corsi di formazione allo scopo di consentire ai datori di lavoro di far apparire adempiute le prescrizioni impartite loro dalla locale ASL e fargli, quindi, ottenere l'estinzione del reato contravvenzionale.
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