Buchette del vino, oltre 400 censite in Toscana: il lavoro dell'associazione nata per salvarle
Matteo Faglia racconta la riscoperta di una tradizione che oggi viene imitata anche all'estero: 'Non vogliamo che la sua storia venga banalizzata'
mercoledì 09 settembre 2026 12:46
Quando arrivò a Firenze da Milano, nel 1973, Matteo Faglia non immaginava che una piccola apertura nel muro del palazzo dove abitava sarebbe diventata una passione destinata a durare tanti anni.
"C'era una buchetta proprio nel mio edificio. Fu la mia amica e socia Diletta Corsini a spiegarmi a cosa serviva. Me ne innamorai subito", racconta il presidente dell'Associazione Buchette del Vino.
Oggi le buchette sono conosciute in tutto il mondo, compaiono nelle guide turistiche e attirano ogni giorno la curiosità dei visitatori. Ma fino a pochi anni fa erano un elemento quasi dimenticato del paesaggio urbano fiorentino.
"I fiorentini avevano dimenticato questa tradizione", afferma Faglia.
Proprio per studiare, censire e valorizzare questo patrimonio nel 2015 è nata l'Associazione Buchette del Vino. All'epoca esisteva già un libro dedicato all'argomento che ne indicava circa settanta. Da allora il lavoro di ricerca portato avanti dall'associazione ha permesso di censire oltre 400 buchette tra quelle ancora esistenti e quelle documentate negli archivi.
Secondo il censimento aggiornato dall'associazione, circa 190 si trovano nel comune di Firenze e oltre 120 nel resto della Toscana. A queste si aggiungono più di cento buchette scomparse nel corso del tempo ma ricostruite grazie alle ricerche archivistiche.
Un lavoro che ha portato anche a risultati inattesi.
"Grazie agli studi svolti dalle nostre socie architette Chiara Martelli e Anna Claudia Palmieri abbiamo ritrovato alcune buchette che erano state nascoste sotto l'intonaco durante lavori di restauro", spiega Faglia. "In altri casi al loro posto erano stati installati dei contatori".
Le buchette del vino sono una peculiarità toscana. Non ne risultano esempi storici in altre regioni italiane o all'estero. La prima testimonianza documentaria conosciuta risale al 1589 e riguarda Palazzo Rucellai, dove viene registrata una spesa per sostituire i cardini in legno di una buchetta già esistente.
Non è invece noto dove sia nata la prima o chi abbia avuto l'idea di realizzarla.
Secondo la ricostruzione storica più accreditata, fu Cosimo I de' Medici a concedere alle famiglie proprietarie di vigne la possibilità di vendere direttamente il vino prodotto nelle loro tenute. I clienti si presentavano con il proprio fiasco e lo facevano riempire attraverso queste piccole aperture ricavate nei muri dei palazzi.
Negli ultimi anni le buchette sono tornate al centro dell'attenzione grazie alla loro riapertura da parte di alcuni esercizi commerciali, soprattutto dopo il periodo della pandemia.
"Il fatto che siano state riaperte è bellissimo. Ci sentiamo in parte responsabili di questa riscoperta e siamo contenti che abbiano creato anche opportunità di lavoro. Ma non vogliamo che la loro storia venga banalizzata".
Per questo l'associazione continua a svolgere attività di divulgazione attraverso conferenze, visite guidate, pubblicazioni e mostre. Dopo l'esposizione organizzata nel 2023 al Palagio di Parte Guelfa, una nuova mostra è stata ospitata nel marzo 2026 a Palazzo Medici Riccardi.
Tra i temi seguiti dall'associazione c'è anche quello delle nuove aperture realizzate negli ultimi anni. Secondo Faglia, negli ultimi dodici mesi sono state individuate dodici "false buchette", costruite ex novo e prive di un legame storico con la tradizione fiorentina.
"Noi cerchiamo di parlare con i proprietari e spiegare la differenza tra una buchetta storica e una realizzata oggi. In un paio di casi ci sono venuti incontro e hanno deciso di chiuderle".
Parallelamente l'associazione sta lavorando con l'Amministrazione Comunale per favorire una regolamentazione condivisa sul tema delle buchette storiche. A Firenze è infatti in vigore dal 2023 una normativa che vieta la somministrazione diretta di cibo e bevande sulla pubblica via, con alcune eccezioni per attività che già svolgevano questo servizio in precedenza.
Intanto il fenomeno continua a crescere anche fuori dalla Toscana. L'associazione ha individuato circa quaranta buchette ispirate al modello fiorentino in diversi Paesi del mondo.
"Siamo contenti che questa tradizione venga conosciuta e apprezzata. Chiediamo soltanto che venga ricordata la sua origine fiorentina, magari attraverso una piccola targa che ne racconti la storia".
Una storia che, da dettaglio quasi invisibile sui muri della città, è diventata negli anni uno dei simboli più riconoscibili della Firenze meno nota, quella fatta di tradizioni, curiosità e piccoli segni del passato ancora presenti nel tessuto urbano.
Immagini dei social dell'Associazione Buchette del Vino
