Perché si dice "maramaldo"? La risposta è nella storia di Firenze

L'episodio avvenne il 2 agosto 1530 durante la Battaglia di Gavinana e ha lasciato un segno nella lingua italiana che usiamo ancora oggi

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lunedì 03 agosto 2026 11:17

La parola 'maramaldo' la usiamo ancora oggi per indicare chi infierisce su una persona ormai senza possibilità di difendersi. Ma pochi sanno che l'offesa affonda le sue radici in un episodio della storia fiorentina, avvenuto il 2 agosto 1530 durante la Battaglia di Gavinana.


Quel giorno, sulle montagne dell'Appennino pistoiese, l'esercito della Repubblica Fiorentina, guidato dal condottiero Francesco Ferrucci, affrontò le truppe imperiali di Carlo V, alleate dei Medici. Lo scontro fu uno degli ultimi tentativi di salvare la Repubblica di Firenze, assediata ormai da mesi.
 

Ferrucci rimase ferito durante la battaglia e venne catturato. Secondo la tradizione fu il condottiero Fabrizio Maramaldo a ucciderlo quando ormai non era più in grado di difendersi. In quel momento Ferrucci avrebbe pronunciato la celebre frase: "Vile, tu uccidi un uomo morto", entrata nella memoria collettiva.
 

Proprio dal cognome di Maramaldo deriva il termine che ancora oggi utilizziamo per descrivere chi se la prende con una persona già in difficoltà o ormai sconfitta.


La sconfitta di Gavinana segnò anche il destino di Firenze. Pochi giorni dopo, il 12 agosto 1530, la città si arrese e terminò l'ultima esperienza della Repubblica Fiorentina, aprendo la strada al ritorno definitivo dei Medici al potere.


A quasi cinque secoli di distanza, quella battaglia continua a vivere non solo nei libri di storia, ma anche nel linguaggio di tutti i giorni. Ogni volta che diciamo "maramaldo", infatti, richiamiamo inconsapevolmente uno degli episodi più celebri della storia di Firenze.

 

 
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