Firenze, scritte contro Israele al Memoriale delle Deportazioni. La condanna di Funaro: 'Non c’è spazio per l’odio'

'Un gesto gravissimo anche perché colpisce un luogo della memoria'

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sabato 15 agosto 2026 14:21

Scritte contro Israele al Memoriale delle Deportazioni. 

 

Sul fatto è intervenuta la sindaca Sara Funaro, che su X ha pubblicato alcune foto delle scritte condannando l'accaduto con fermezza. "Sono comparse scritte vergognose al Memoriale delle Deportazioni. Un gesto gravissimo anche perché colpisce un luogo della memoria, dedicato alle vittime della deportazione e dello sterminio. La condanna è ferma: a Firenze non c’è spazio per l’odio, per l’antisemitismo e per chi cerca di infangare la memoria".

 

"Firenze è e resterà una città di pace, rispetto e convivenza e continuerà a combattere ogni forma di discriminazione e antisemitismo. Grazie agli Angeli del Bello, che sono già intervenuti per ripulire il Memoriale, e alle Forze dell’Ordine per l’attenzione e il presidio", conclude la sindaca.

 

"Le scritte comparse oggi al Memoriale delle Deportazioni di Firenze sono un’offesa alla memoria di tutti i deportati nei lager nazisti - ha detto Lorenzo Tombelli, presidente ANED sez. Firenze - È proprio il significato di questo luogo a rendere quanto accaduto particolarmente grave. Il Memoriale racconta dove può condurre una società quando l’odio diventa ideologia, quando l’altro viene trasformato in un nemico, quando la discriminazione diventa sistema e la violenza viene assunta come strumento politico. Per questo non possiamo limitarci a condannare le scritte. A oltre ottant’anni dalla Liberazione, abbiamo ancora la responsabilità di respingere ogni forma di odio e di impedire che si aprano spazi, anche piccoli e apparentemente marginali, nei quali possano riemergere sentimenti e culture che la storia del nostro Paese ha già mostrato essere portatori di discriminazione, violenza e negazione dei diritti".

 

"Firenze ha una storia profondamente antifascista e una cultura legata alla pace. Non sono soltanto elementi della sua identità, ma valori che chiedono di essere difesi e praticati. Oggi più che mai, mentre l’odio viene nuovamente utilizzato per dividere, contrapporre e legittimare la violenza, abbiamo il dovere di non considerarlo un linguaggio normale della vita pubblica. L’odio non resta confinato alle parole. Quando entra nel linguaggio pubblico, alimenta la contrapposizione e rende più facile accettare la violenza come risposta al conflitto. È così che si perde progressivamente la capacità di riconoscere nell’altro una persona, con la sua dignità e i suoi diritti. Ed è proprio questa deriva che una società democratica deve saper fermare, prima che la violenza venga considerata una risposta possibile e legittima. Per questo l’ANED difenderà il Memoriale e continuerà a custodire la memoria di tutti i deportati. Non come un esercizio rivolto soltanto al passato, ma come una scelta politica nel presente. Ricordare ciò che è accaduto significa riaffermare i valori che hanno reso possibile la nascita della Repubblica e assumersi la responsabilità di difenderli ancora oggi", conclude Tombelli.

 

 

 
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