Firenze celebra il 2 giugno, Funaro: 'A Bianca Bianchi il Fiorino d'Oro alla Memoria'. Le cerimonie

Nell’80esimo anniversario della nascita della Repubblica la sindaca ha annunciato il riconoscimento ad na delle 21 Madri Costituenti

1 Visualizzazioni

martedì 02 giugno 2026 13:54

Oggi, 2 giugno, Firenze ha celebrato l’80° anniversario della proclamazione della Repubblica Italiana.

 

Le celebrazioni hanno preso il via alle 10 in piazza della Repubblica con la cerimonia dell’alzabandiera alla presenza delle autorità civili e militari. Poi il corteo ha raggiunto piazza della Signoria dove, sull’Arengario di Palazzo Vecchio, si è tenuta la cerimonia ufficiale con il saluto della sindaca Sara Funaro e la lettura del messaggio del Presidente della Repubblica da parte del prefetto di Firenze Francesca Ferrandino. Nel corso della mattinata sono state anche consegnate le Onorificenze dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana.

Fiorino d’Oro alla Memoria a Bianca Bianchi, per celebrare il suo ruolo e quello di tutte le Madri Costituenti – le 21 donne elette nell’Assemblea Costituente - nell’ottantesimo anniversario della nascita della Repubblica Italiana e nell'ottantesimo anno dal primo voto delle donne italiane. Lo ha annunciato questa mattina la sindaca Sara Funaro dall’Arengario di Palazzo Vecchio. Bianca Bianchi, una delle 21 Madri Costituenti, era nata a Vicchio di Mugello e al momento dell’elezione nell’Assemblea aveva 32 anni. 

 

“Quest’anno la Festa della Repubblica ha un significato ancora più profondo e solenne - ha detto la sindaca Sara Funaro - Oggi celebriamo gli ottant’anni della nascita della Repubblica Italiana: ottant’anni da quel giorno nel quale il popolo italiano, uscito dalle macerie della guerra e della dittatura, scelse attraverso il voto la democrazia, la libertà e la Repubblica. Una scelta che ha cambiato per sempre la storia del nostro Paese. Non fu soltanto una scelta istituzionale o politica, ma fu una scelta morale e civile. La decisione collettiva di costruire un’Italia nuova, fondata sulla dignità della persona, sull’uguaglianza, sulla partecipazione democratica, sulla giustizia sociale e sulla pace”.

 

“Ma il 2026 è anche l’anno in cui celebriamo un’altra conquista fondamentale della nostra storia democratica: gli ottant’anni del primo voto delle donne italiane e del loro pieno ingresso nella vita politica e istituzionale del nostro Paese – ha detto ancora la sindaca Funaro – Se oggi abbiamo una Prefetta, abbiamo le nostre parlamentari, abbiamo la nostra Rettrice, la sindaca di Firenze, la Procuratrice e tante altre rappresentanti istituzionali, è grazie a tutti quelli che hanno reso possibile questo ottanta anni fa. Le donne non arrivano sulla scena pubblica all’improvviso nel 1946. Ci arrivano anche grazie al ruolo straordinario che hanno svolto, in forme diverse e spesso rischiosissime, negli anni più difficili della guerra: nella lotta di Liberazione dal fascismo e dall’occupazione nazista, nelle città colpite dai bombardamenti, nei luoghi di lavoro, nella ricostruzione materiale e morale dell’Italia. Il 1° febbraio 1945, a guerra ancora in corso, viene adottata la prima norma che estende il diritto di voto alle donne: si tratta di un primo passo che riconosce alle italiane il ‘diritto di eleggere’. L’ulteriore passo verso la conquista del ‘diritto ad essere elette’ verrà riconosciuto dal decreto del gennaio del 1946 in vista delle elezioni amministrative che si tengono nella primavera e poi nell’autunno dello stesso anno. Per la prima volta le donne italiane non soltanto poterono partecipare al voto, ma poterono candidarsi, essere scelte dalle cittadine e dai cittadini, entrare pienamente nelle istituzioni democratiche della Repubblica che stava nascendo. Nelle elezioni amministrative del 1946 furono elette le prime sindache della storia d’Italia”.

 

“Il 2 giugno 1946, il voto delle donne contribuì in modo decisivo alla nascita della Repubblica e all'elezione dell'Assemblea Costituente – ha ricordato la sindaca - Su 556 deputati eletti, le donne furono 21. Molto diverse tra loro per età, cultura ed esperienza politica, le Madri Costituenti, pur in numero esiguo, seppero rappresentare e portare avanti le istanze delle donne italiane, trovando al tempo stesso punti di incontro e una visione comune nell’elaborazione della nostra Carta costituzionale. Lasciarono un segno profondo nella costruzione dei principi di uguaglianza, nella tutela della dignità della persona, nel riconoscimento dei diritti sociali, nella parità tra uomini e donne e nella possibilità di accesso agli uffici pubblici e alle cariche elettive. Tra quelle 21 donne c’era anche una giovane donna toscana, della nostra Città Metropolitana. Si chiamava Bianca Bianchi. Nata a Vicchio di Mugello nel 1914, insegnante, partigiana, scrittrice, amministratrice pubblica, Bianca Bianchi è una figura straordinaria della nostra storia civile e democratica, che merita di essere ricordata e conosciuta molto più di quanto accada oggi. Partecipò alla Resistenza come staffetta partigiana, trasportando armi e aiutando soldati alleati e partigiani nei territori occupati dai nazifascisti. Scelse da che parte stare quando farlo significava mettere a rischio la propria libertà e la propria vita. Quando nel 1946 le donne italiane poterono finalmente votare ed essere elette, Bianca Bianchi aveva appena 32 anni, era una giovanissima donna. Ottenne un risultato straordinario che oggi voglio ricordare, con 15.384 voti di preferenza, diventando una delle 21 Madri Costituenti e l'unica rappresentante del nostro territorio nell'Assemblea che avrebbe scritto la Costituzione della Repubblica. Ma il suo percorso non fu semplice. Anche dopo l’elezione all’Assemblea Costituente, Bianca Bianchi dovette confrontarsi con pregiudizi e resistenze che molte donne della sua generazione conoscevano bene. Lei stessa raccontò quanto coraggio e quanta determinazione le furono necessari per intervenire per la prima volta nell’Aula parlamentare, quando il suo diritto a prendere la parola venne messo in discussione da regole non scritte e da una cultura politica ancora largamente dominata dagli uomini. Ma di fronte a quelle difficoltà non arretrò. Al contrario, trovò la forza di andare avanti ricordando il significato del mandato che aveva ricevuto dalle elettrici e dagli elettori. Dissa: ‘Non siamo i rappresentanti di coloro che ci hanno dato il voto? E per loro parlerò’. Fu in quella occasione che si ricordò di una frase che il nonno Angiolo, socialista e antifascista, le aveva rivolto. Dopo la morte del padre, era stato lui ad incoraggiarla a sostenere gli studi, a trasmetterle la passione per la libertà e la giustizia sociale, a insegnarle il valore del pensiero critico e dell’impegno civile, spronandola a discutere, a ragionare con la propria testa e a non piegarsi alle ingiustizie. Eppure, era stato sempre lui, proprio perché conosceva bene la società del suo tempo, ad avvertirla, con una sincerità disarmante, delle difficoltà che avrebbe incontrato nell’intraprendere la strada dell’impegno politico, ‘Tu sei donna’, le disse. In quelle parole c'era la consapevolezza degli ostacoli che avrebbe dovuto affrontare in un mondo nel quale alle donne veniva ancora spesso contestato il diritto di prendere la parola, di assumere ruoli di responsabilità, di decidere. Eppure Bianca Bianchi non arretrò mai. Portò nell'Assemblea Costituente una visione alta della democrazia fondata sulla scuola, sul lavoro, sulla dignità della persona e sull'emancipazione femminile. Per tutta la sua vita continuò a battersi perché nessuno fosse lasciato indietro: per una scuola pubblica capace di formare cittadini liberi e consapevoli, quella scuola che difendiamo ancora oggi, per i diritti dell'infanzia, per la tutela delle ragazze madri e dei figli nati fuori dal matrimonio, contro discriminazioni che allora apparivano normali e che lei ebbe il coraggio di denunciare e combattere. Molte delle sue battaglie furono considerate troppo avanzate per il loro tempo. Ma proprio per questo la sua voce continua a parlarci ancora oggi. L'insegnamento e la politica furono i due fili conduttori della sua vita. Fu parlamentare della Repubblica, fondò la Scuola d'Europa a Montesenario, fu consigliera comunale, vicesindaca della città di Firenze, continuando sempre a mettere al centro educazione, giustizia sociale e libertà.

 

"In occasione di un 8 marzo, chiamata a intervenire dall'allora sindaco Mario Primicerio, di cui abbiamo ricordato un anno dalla sua scomparsa, pronunciò una frase semplice e potentissima che ancora oggi conserva tutta la sua forza: 'L'intelligenza non è né maschile né femminile'. In quelle parole c'è forse l'essenza più profonda della sua eredità civile e politica e il senso più profondo di questo anniversario così importante. Per questo, proprio quest’anno e scusatemi se mi sono dilungata sulla sua storia ma per noi ha un significato particolare, proprio nell'anno in cui celebriamo gli ottant'anni della nostra Repubblica e del primo voto alle donne italiane, del diritto di essere elette, la città di Firenze ha deciso di conferire a Bianca Bianchi il Fiorino d'Oro alla Memoria, che verrà consegnato il 24 di giugno. Un riconoscimento che vuole rendere omaggio non soltanto alla sua storia personale, ma anche a tutte quelle donne che contribuirono a costruire la nostra democrazia e a rendere l'Italia un Paese più libero, più giusto e più uguale. Ma questa è una delle eredità più alte della nascita della Repubblica: la capacità di unire differenze, anche profonde, attorno a valori fondamentali e condivisi. La libertà. La dignità della persona. La giustizia sociale. La pace. La democrazia costituzionale. Da quella stagione straordinaria nacque la nostra Costituzione, che ancora oggi rappresenta la bussola della vita democratica del nostro Paese. Una Costituzione che continua a parlarci con forza ancora nel nostro presente. In un mondo che è attraversato da guerre, da crisi umanitarie, da tensioni internazionali, da disuguaglianze che sono sempre più crescenti, i principi costituzionali continuano a indicarci una direzione chiara: la tutela della dignità umana, la solidarietà, il rispetto delle istituzioni democratiche, il ripudio della guerra e la responsabilità collettiva. La democrazia, infatti, bisogna ricordarselo sempre, non è mai una conquista definitiva. Richiede partecipazione, senso civico, rispetto reciproco e impegno quotidiano. Ed è proprio in questo spirito che oggi celebriamo anche coloro che ricevono l’onorificenza dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana. Ogni storia è una storia a sé, è una storia unica e speciale.A ciascuna e ciascuno di voi desidero rivolgere, a nome della città di Firenze, la nostra gratitudine più sincera".

 

"Tutte le vostre storie testimoniano che la nostra Repubblica vive e si rinnova ogni giorno grazie all’opera silenziosa e tenace di cittadine e cittadini che, con senso del dovere, competenza, impegno civile, contribuiscono al bene comune. In un tempo nel quale spesso prevalgono divisioni, paure e disillusione, l’esempio di ognuno di voi ci ricorda invece il valore della responsabilità, della partecipazione e della cura della comunità. Firenze è orgogliosa di poter celebrare oggi questo spirito di servizio. Una Firenze che ha conosciuto il valore della libertà, della partecipazione democratica, e della cultura del dialogo, e che continua a riconoscersi pienamente nei principi fondativi della Repubblica e della Costituzione. Celebrare oggi gli ottant’anni della Repubblica significa allora non soltanto ricordare il passato, ma assumersi una responsabilità verso il presente e verso il futuro. Significa continuare a difendere la nostra democrazia, a contrastare le disuguaglianze, a promuovere la pace e continuare a farlo sempre, rafforzare la coesione sociale e custodire ogni giorno quei valori costituzionali che tengono insieme la nostra comunità nazionale. E con questo spirito rinnovo alle insignite e agli insigniti il ringraziamento della città di Firenze e rivolgo a tutte e a tutti voi gli auguri per questa Festa della Repubblica. Viva la Repubblica, viva la Costituzione, viva l’Italia”, conclude Funaro.

 

Nel pomeriggio, alle 18, piazza della Signoria la proiezione del film C'è ancora domani di Paola Cortellesi. Dalle 20.45 la piazza accoglierà invece la diretta Rai dal Quirinale dello spettacolo “I volti della Repubblica, 80 anni dal Referendum”, introdotta dal saluto dell’assessora alla Cultura della memoria Benedetta Albanese.

 

Da oggi è visitabile gratuitamente nel Cortile di Michelozzo di Palazzo Vecchio la mostra “Marianne d’Italia”, curata dal fotografo e regista Riccardo Bagnoli. L’esposizione resterà aperta fino al 12 giugno, dalle 9 alle 19.

 

 

 

LEGGI ANCHE

Firenze, le celebrazioni per la Festa della Repubblica: cerimonia sull'Arengario

 

 
logo-055 firenze

C & C Media s.r.l.
p.iva 06282890489

powered by Genetrix s.c.r.l. - web agency, applicativi web, siti internet, grafica

055firenze.it
Quotidiano online
registrato presso il tribunale di Firenze
nr. 5937 del 18/10/2013.