Incendio, danni e tentata estorsione per accaparrarsi un capannone: quattro arresti

Danni all'attività con machete e picconi, incendio di veicoli, minacce e richieste di denaro ai danni di un'imprenditrice

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mercoledì 04 marzo 2026 12:28

Martedì 3 marzo 2026, la Polizia di Stato e l'Arma dei Carabinieri, coordinati dalla Direzione Distrettuale Antimafia della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Firenze, hanno dato esecuzione alla misura cautelare, emessa dal Gip del Tribunale di Firenze, nei confronti di quattro cittadini cinesi, per i reati di incendio e tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso, commessi in danno di un'imprenditrice cinese di Sesto Fiorentino.

 

La misura cautelare, eseguita dagli investigatori della Squadra Mobile della Questura di Firenze e del Ros Carabinieri di Firenze, come si apprende dalla Procura di Firenze, è stata emessa nei confronti quattro persone: una di 39 anni, mandante della reiterata condotta estorsiva, e di tre di 30, 26 e 40 anni, materiali esecutori della condotta delittuosa.  

 

I fatti hanno inizio nel mese di luglio 2024. L'attività investigativa trae origine dall'irruzione eseguita il primo agosto 2024 in un esercizio commerciale a Sesto Fiorentino, dove cinque cittadini di origine orientale, armati di machete e picconi, hanno provocato ingenti danni all'attività. Le investigazioni, condotte dalla Procura della Repubblica D.D.A. di Firenze, hanno consentito al Ros di Firenze di accertare che l'irruzione era stata eseguita poiché il 39enne pretendeva l'utilizzo di un capannone di Sesto Fiorentino - da lui precedentemente locato a nome di una società intestata a terze persone ma di fatto gestita dall'indagato - che stava per acquistare l'attività colpita. L'uomo, in sostanza, pretendeva l'utilizzo di un capannone e quindi dei conseguenti vantaggi economici, come rende noto la Procura fiorentina.

 

Il 23 maggio 2025, dinanzi alla sede dell'attività, un uomo - poi identificato come uno dei destinatari delle misure cautelari - ha appiccato un incendio a un autocarro di proprietà della citata società. Le fiamme si sono poi propagate in direzione di un'altra autovettura, sempre di proprietà della parte offesa, e di un altro veicolo lì parcheggiato. In seguito a tale evento, l'amministratrice della società ha sporto denuncia presso la Questura di Firenze, richiamando quanto avvenuto il primo agosto 2024, e ha riferito le gravi minacce subite sia personalmente sia in danno di familiari; minacce messe in atto sempre dal 3enne. In  seguito alla denuncia, la Squadra Mobile della Questura di Firenze ha avviato, su delega della D.D.A., una serrata attività d'indagine.  

 

Il 17 giugno 2025 due uomini - tra quelli destinatari delle misure - hanno danneggiato un'autovettura della società, parcheggiata dinanzi all'abitazione dell'amministratrice della società, imbrattandola di vernice rossa, arrecando danni alla carrozzeria con l'utilizzo di alcune pietre. Le investigazioni, attraverso una minuziosa analisi degli impianti di videosorveglianza, pubblici e  privati, e la disamina del traffico telefonico e telematica, hanno consentito al personale della Squadra  Mobile di identificare i due materiali autori delle condotte delittuose e di sventare l'ulteriore commissione di un delitto in danno dei locali della parte offesa, fermando Z.H. e Y.X. il 26 luglio  2025, poco prima della materiale condotta illecita.  

 

Nel corso delle indagini, il personale della Polizia di Stato ha eseguito i decreti di perquisizione emessi dalla D.D.A. di Firenze nei confronti di tre dei destinatari delle misure, acquisendo vari elementi utili al prosieguo delle investigazioni, tra cui capi di abbigliamento macchiati della stessa vernice rossa rinvenuta nell'abitacolo dell'autovettura utilizzata la sera in cui si è verificato il danneggiamento del veicolo della parte offesa.  

 

Il 23 gennaio scorso la persona offesa ha denunciato l'ennesima richiesta estorsiva del 39enne che, tramite altro soggetto, pretendeva il pagamento di 2.800.000 euro per evitare l'incendio del negozio, ovvero del capannone conteso, concedendole pochi giorni per decidere.

 

Le immediate e incessanti investigazioni della Squadra Mobile, coordinate dalla D.D.A. di Firenze, hanno consentito di ricostruire gli eventi e di identificare il 40enne come colui che, materialmente, aveva posto in essere l'ennesima richiesta estorsiva.  

 

Il Gip del Tribunale di Firenze ha accolto in pieno le richieste della D.D.A. di Firenze e ha emesso un'ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti delle persone di 39, 30 e 36 anni, nonché di custodia in regime di arresti domiciliari per il 40enne, riconoscendo l'aggravante del metodo mafioso: si è ritenuto che le reiterate minacce, poste in essere in un arco temporale di circa un anno e mezzo, unitamente agli atti di violenza e devastazione, presentano un livello di pressione intimidatoria che trascende la mera minaccia ordinaria, assumendo una connotazione sistematica, organizzata e idonea a generare un clima di perdurante soggezione. Peraltro, conclude la Procura, gli investigatori, in più occasioni, si sono trovati di fronte all'evidente stato di soggezione ed omertà provocato dagli indagati, che ha impedito l'assunzione di testimonianze da parte di varie persone, facenti parte della comunità cinese, a conoscenza dell'azione in danno alla società.

 

 

Immagine di repertorio

 

 

 
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