Firenze, il sabato sera 'alternativo' di 11 adolescenti: con la Misericordia per aiutare chi vive in strada

La volontaria: 'I ragazzi sono stati strepitosi, attenti e partecipi. Non si sono tirati indietro davanti a nulla'

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martedì 03 marzo 2026 18:51

Sono undici i ragazzi tra i 14 e i 16 anni che hanno scelto di non restare a casa o andare a divertirsi con gli amici il sabato sera, ma di partire da Barberino di Mugello per attraversare Firenze e incontrare chi una casa non ce l’ha.


Erano in 19, undici studenti tra la prima e la seconda superiore, quattro accompagnatori adulti e quattro volontari della Misericordia di Barberino di Mugello. Insieme hanno partecipato alle uscite serali organizzate dal Coordinamento delle Misericordie dell’area fiorentina nell’ambito del progetto di accoglienza invernale promosso dal Comune di Firenze e dedicato alle persone senza fissa dimora.

 

Le squadre hanno attraversato diverse zone della città portando coperte, vestiti pesanti e tè caldo, fermandosi a parlare, ascoltare, capire.

 

“Spesso si dice che i ragazzi sono lontani dal mondo del volontariato – afferma Andrea Ceccherini, presidente del Coordinamento –. La verità è che hanno bisogno di occasioni vere. Quando capiscono il senso di quello che fanno, ci mettono il cuore. Sabato sera lo hanno dimostrato”.

 

A raccontare la serata è anche Elisabetta Tredici, volontaria della Misericordia di Barberino di Mugello, che ha accompagnato il gruppo. “Le squadre hanno attraversato diverse zone della città portando coperte, vestiti pesanti e bevande calde a chi vive in strada, incontrando situazioni di fragilità e marginalità che hanno colpito profondamente i più giovani. I ragazzi sono stati strepitosi, attenti e partecipi. Non si sono tirati indietro davanti a nulla, hanno ascoltato, hanno osservato, hanno capito. È la dimostrazione che i giovani, se coinvolti e responsabilizzati, rispondono con grande sensibilità”.


Per molti di loro è stata la prima esperienza diretta a contatto con la realtà delle persone senza fissa dimora. “Non è stata una lezione teorica – conclude Tredici – ma un incontro concreto, fatto di sguardi, parole scambiate, mani che porgono una coperta o un bicchiere di tè caldo. E quando torni a casa, qualcosa dentro di te è cambiato”.

 

 

 
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