Il regista dissidente Asgari bloccato in Iran: niente presenza a Firenze per il suo film

Irraggiungibile da diversi giorni, Manetti: 'Grave che gli venga impedito di lasciare il proprio Paese'

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martedì 13 gennaio 2026 13:15

Accolto con entusiasmo all'ultima Mostra di Venezia, arriva al cinema Astra di Firenze, in anteprima toscana domenica 18 gennaio alle ore 16.00, Divine Comedy, il nuovo film di Ali Asgari, tra le voci più apprezzate del cinema iraniano di oggi, che però, data la situazione attuale in Iran, è rimasto bloccato nel suo Paese e non potrà essere presente come previsto alla proiezione.

 

Come spiega la Fondazione Stensen in una nota, Asgari risulta irraggiungibile da diversi giorni. Tramite un messaggio recapitato a uno dei coproduttori, ha fatto sapere che sta bene e in salute. Regista dissidente e fortemente critico con il regime, autore di film girati in patria illegalmente, già per Kafka a Teheran Asgari non poté raggiungere l'Italia per la sospensione del passaporto da parte del governo. Il distributore Teodora Film e Zoe Films, che ha coprodotto il film per l'Italia, hanno espresso “una piena solidarietà ad Ali e al popolo iraniano, che sta pagando un prezzo altissimo in questi giorni di proteste”. Solidarietà a cui si unisce anche la Fondazione Stensen, che ha organizzato la proiezione all’Astra.

 

“È grave che a un regista come Ali Asgari venga impedito di lasciare il proprio Paese e di partecipare liberamente alla presentazione della sua opera. Quanto sta accadendo è l’ennesimo effetto della durissima repressione in atto in Iran”, commenta l’assessora regionale Cristina Manetti. “Noi siamo, senza ambiguità, dalla parte dei diritti e della libertà – prosegue Manetti – e continueremo a mobilitarci, fino a quando servirà, per sostenere chi viene colpito per il solo fatto di esprimersi liberamente. Ogni forma di comunicazione va protetta e il cinema è sicuramente una delle più potenti. Colpire un artista, impedirgli di viaggiare e di incontrare il pubblico significa colpire la libertà di espressione e il diritto fondamentale alla cultura. Esprimo piena solidarietà ad Ali Asgari e al popolo iraniano, che da tempo sta pagando un prezzo altissimo per le proteste e per la richiesta di diritti, libertà e dignità. La comunità internazionale non può restare in silenzio di fronte a tutto questo”.

 

L'assessora ha ricordato che da stamani è di nuovo esposto lo striscione per la protesta iraniana, con i volti delle vittime e dei condannati a morte dal regime. Non solo: lo striscione della libertà accompagnerà la Toscana in tutte le principali fiere del libro in giro per l’Italia. “La Toscana - ha concluso Manetti - rinnova l’impegno a fianco delle donne, degli uomini  e dei giovani iraniani nella loro battaglia per i diritti e la libertà”.

 

Il film Divine Comedy racconta la storia di Bahram, un regista quarantenne i cui film non hanno mai ricevuto il permesso per essere proiettati in Iran. Dopo l’ennesimo rifiuto da parte del Ministero della Cultura, decide di lanciarsi in una sfida: accompagnato in Vespa da Sadaf, la sua produttrice dalla lingua tagliente, intraprende una missione clandestina per presentare finalmente il film al pubblico iraniano, eludendo la censura, l'assurda burocrazia del paese e i suoi stessi dubbi. 

 

“Divine Comedy è un film profondamente realistico, ma che usa la forma cinematografica per evidenziare l'assurdità del mondo che ritrae – aveva detto il regista Asgari - Il suo obiettivo è raccontare la statica e soffocante burocrazia iraniana in cui è intrappolato il protagonista, un regista quarantenne la cui intera filmografia si è vista negare il permesso di proiezione dal Ministero della Cultura. Il pubblico si ritrova così a sperimentare la routine della censura in tempo reale e la staticità delle inquadrature riflette l'immobilità del sistema stesso, che si rifiuta di cambiare e intrappola i cittadini in un ciclo di attesa, suppliche e negoziazioni. L'umorismo del film nasce in gran parte dall'assurdità dell'oppressione stessa. I rigidi e complicati processi di censura e di controllo statale diventano così illogici da crollare sotto le loro stesse contraddizioni. I protagonisti, anziché reagire con un’aperta ribellione, affrontano queste assurdità con un'arguzia e un sarcasmo silenziosi e consapevoli. L'umorismo qui è un meccanismo di sopravvivenza, uno strumento per resistere in un ambiente in cui la sfida aperta comporta conseguenze pericolose”.

 

 
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